24 April 2026

Solimeno (Ibar) contro le tasse aeroportuali: non siamo un bancomat

«Cosa c’entra l’Inps con il trasporto aereo? Nulla, ma il legame lo ha trovato il governo Renzi, che durante lo scorso periodo natalizio ha introdotto di soppiatto un’addizionale municipale a carico delle compagnie aeree da destinare proprio all’istituto di previdenza: ma noi ricorreremo contro questo vergognoso provvedimento in tutte le sedi possibili, anche a livello europeo, perché siamo stufi di essere trattati come un bancomat e per di più senza mai essere consultati». Lo ha dichiarato ieri a Milano Umberto Solimeno (nella foto), presidente di Ibar, l’associazione che raggruppa le 55 compagnie aeree italiane e straniere operanti in Italia, presentando alla stampa il rapporto trimestrale che fotografa l’andamento delle vendite dei biglietti aerei nelle agenzie Iata del nostro Paese. A questa nuova tassa, che comporta un rincaro di 2 euro e 50 centesimi a passeggero, si aggiunge poi quella sul rumore, la Iresa Lazio, «i cui proventi confluiscono nella fiscalità generale senza alcun investimento destinato a ridurre il rumore nelle aree adiacenti agli scali aeroportuali, con addebiti in ritardo superiore ai due anni e importi cinque volte superiori ai parametri massimi identificati dalla Corte Costituzionale» ha aggiunto il presidente. «Negli ultimi 15 anni le tasse aeroportuali in Italia sono aumentate del 222% e pertanto l’utente finale non ha percepito che in realtà le tariffe sono scese in media del 3% all’anno. Su ogni biglietto aereo nazionale il 42,2% dell’importo è dovuto alle tasse, che ammontano invece al 25% nel caso dei biglietti verso destinazioni europee e al 20-21% per i voli intercontinentali». Intanto l’Unione Europea ha acceso un faro sulla situazione, «avviando una procedura di infrazione sui contratti di programma in deroga, quelli che riguardano gli aeroporti di Milano, Roma e Venezia, che continuano a finanziare i loro piani di crescita con i nostri soldi e a rischio zero: anche gli scali minori si sono accorti di questa fantastica opportunità, aumentando gli oneri a carico dei vettori anche se hanno pochissimi passeggeri».
Secondo un’analisi Iata citata da Solimeno, l’addizionale di 2,50 euro a passeggero – che ha fatto salire a 10 euro il carico complessivo per chi parte ad esempio da Roma Fiumicino – si traduce in una perdita annua di 750 mila passeggeri, 2.300 posti di lavoro tra diretti e indotto, e di 149 milioni di Pil in meno per l’Italia.

 

 

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