25 June 2026

Rigotti, Meridiana: nessun futuro senza l’accordo con il Qatar

«Se non ci sarà l’accordo con Qatar Airways, l’Aga Khan non continuerà a finanziare la vita di Meridiana»: è Marco Rigotti, presidente di Meridiana, a parlare in una lettera inviata ieri ai 1600 dipendenti della compagnia aerea. Come ripreso da La Nuova Sardegna, il messaggio principale contenuto nelle tre pagine è che «per dare un futuro all’azienda non ci sono alternative a un piano che, grazie allo sforzo straordinario del Governo», aprirà la porta a Qatar Airways solo e se saranno soddisfatte le sue due richieste: uscita degli esuberi di Meridiana (428, teoricamente) e un nuovo contratto di lavoro. Il progetto di rilancio viene però «osteggiato dai concorrenti nazionali e internazionali della compagnia» sostiene Rigotti. I dipendenti devono inoltre riflettere sul fatto che se l’accordo con Qatar Airways ci sarà, saranno richiesti loro «cambiamenti radicali» e un «lavoro molto intenso». Ma sapendo anche che – per citare le parole del presidente di Meridiana – c’è «un’opportunità irripetibile»: uscire volontariamente dall’azienda entro il 30 giugno per assicurarsi il massimo degli ammortizzatori sociali. Per i lavoratori che si dimetteranno entro il 30 giugno, scatterà infatti la mobilità (da uno a due anni per il Sud) più due anni del fondo volo, con retribuzioni pari all’80% dello stipendio per tutto il periodo. Tra le righe del presidente spiccano quelle in cui, nero su bianco, viene ripetuto che «l’Aga Khan è persuaso che senza Qatar Airways non vi siano prospettive e dunque alcuna utilità nel continuare a finanziare la prosecuzione di un’attività in perdita».

 

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I costi non legati al carburante infine aumenteranno del 4%, raggiungendo i 767 miliardi di dollari, principalmente a causa delle spese per il lavoro, dei costi di manutenzione per le flotte obsolete e dei maggiori costi di leasing degli aeromobili dovuti alla limitata disponibilità di velivoli.\r\n\r\n \r\n\r\n ","post_title":"Iata: «Nel 2026 redditività dei vettori aerei in forte calo»","post_date":"2026-06-08T12:17:13+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":[]},"sort":[1780921033000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"515916","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"La recente interpretazione secondo cui il viaggiatore che si ammala poco prima della partenza avrebbe diritto alla restituzione delle somme versate apre interrogativi profondi sul delicato equilibrio tra tutela del consumatore e sostenibilità economica delle imprese turistiche.\r\nNessuno mette in discussione la difficoltà personale di chi, a causa di una malattia improvvisa, è costretto a rinunciare a una vacanza programmata e spesso attesa per mesi. Tuttavia, trasformare questa circostanza soggettiva in un costo da addossare integralmente all'agenzia di viaggio rischia di creare un precedente estremamente problematico.\r\nL'elemento centrale della questione è semplice: la malattia del cliente non dipende dall'agenzia, non deriva da un suo comportamento, non è conseguenza di un'inadempienza contrattuale e non rientra nella sua sfera di controllo. Eppure, secondo questa impostazione, sarebbe proprio l'agenzia a dover sopportare il danno economico derivante dalla mancata partenza.\r\nSi tratta di una logica che appare difficilmente conciliabile con i principi fondamentali dell'equilibrio contrattuale. Se il consumatore non può partire per ragioni esclusivamente personali, perché dovrebbe essere il professionista a sostenere integralmente le conseguenze economiche dell'evento?\r\n\r\nLe adv non sono compagnie di assicurazione\r\nLe agenzie di viaggio non sono compagnie assicurative. Esse organizzano servizi, prenotano strutture alberghiere, acquistano posti aerei, coordinano fornitori e assumono obbligazioni economiche molto prima della partenza del cliente. Quando un viaggio viene annullato all'ultimo momento, spesso i costi sono già stati sostenuti e risultano in tutto o in parte irrecuperabili.\r\nIn questo contesto, imporre la restituzione delle somme significa trasferire il rischio individuale del viaggiatore su un soggetto economico che non ha alcuna responsabilità nella vicenda. Il risultato è una penalizzazione di un comparto già sottoposto a margini ridotti, forte concorrenza internazionale e crescente pressione normativa.\r\nVi è inoltre un ulteriore aspetto che merita attenzione. Se il principio dovesse consolidarsi, le agenzie sarebbero inevitabilmente costrette a incorporare questo rischio nei prezzi dei pacchetti turistici. In altre parole, il costo delle rinunce individuali finirebbe per essere distribuito sull'intera clientela attraverso aumenti tariffari, con l'effetto paradossale di penalizzare anche chi non annulla mai i propri viaggi.\r\nDa anni il mercato offre strumenti specifici per affrontare eventi di questo tipo: le polizze assicurative contro l'annullamento. Tali prodotti esistono proprio per coprire il rischio di malattia, infortunio o altri impedimenti personali. Spostare questo rischio dall'assicurazione all'agenzia significa alterare la funzione stessa di tali strumenti e creare un sistema nel quale il soggetto economicamente più esposto diventa il bersaglio naturale di ogni evento sfavorevole.\r\n\r\nPrincipio sbilanciato\r\nIl rischio è che si affermi un principio sbilanciato: il consumatore mantiene i benefici del contratto quando può partire, mentre le conseguenze economiche degli eventi personali vengono trasferite all'operatore quando non può farlo. 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