17 March 2026

Le polemiche investono la riapertura di Linate (e Alitalia)

Sono giorni infuocati per la Sea, società di gestione degli aeroporti milanesi, dopo che il governo ha sostanzialmente autorizzato la riapertura di Linate. Un ritorno all’attività che Sea aveva invece previsto non prima della fine dell’estate, al termine del mese di settembre. Decisione dettata da motivi legati alla sicurezza che si intrecciano a quelli per i lavori di ristrutturazione dello scalo che limitano la disponibilità degli spazi e di conseguenza la possibilità di mantenere il corretto distanziamento tra le persone. Ciò si traduce in una ridotta capacità disponibile sull’aeroporto da una parte e, dall’altra, in costi di gestione sensibilmente più elevati qualora dovessero riprendere i voli ma, appunto, in quantità limitata rispetto al passato.

A spingere per la riapertura nelle ultime settimane è stata certamente Alitalia, considerato che i progetti pre Covid-19 contavano parecchio sullo scalo cittadino a sfavore di Malpensa: a Linate il vettore controlla circa il 70% degli slot e si tratta di voli il cui prezzo medio  è certamente più elevato, considerata la concorrenza limitata. Proprio su questa linea si aggancia la querelle sui voli messi in vendita dalla compagnia per il mese di agosto con decollo da Linate nei giorni scorsi (a scalo ancora chiuso), che ha scatenato il malumore dei consumatori.

Oggi però non ci sarebbe solo Alitalia a fare il tifo per la riapertura di Linate: Lufthansa, British Airways, Air France e Klm chiedono la riattivazione dei propri slot, tenendo conto che la capacità dell’aeroporto sarà inevitabilmente ridotta. 

Governo ed Enac sostengono la riapertura di Linate perché – come riportato da Il Sole 24 Ore – la chiusura crea difficoltà di accesso ai voli per aree territoriali importanti, e rende più scomodo il trasferimento da Milano città a Malpensa. Nella decisione si è tenuto conto del fatto che la Sea è concessionaria di un servizio pubblico e quindi non devono essere valutati solo i conti della società di gestione aeroportuale.

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Insieme, Egitto e Marocco rappresentano oltre il 45% del totale delle camere in pipeline, ed entrambi i mercati continuano ad attrarre una quota significativa di nuove acquisizioni.\r\n\r\nL'Egitto ha registrato 39 nuovi accordi di sviluppo nell'ultimo anno e prevede l'apertura di 33 nuovi hotel nel corso del 2026, rafforzando la sua posizione di mercato di sviluppo alberghiero più attivo del continente.\r\n\r\nTrevor Ward , amministratore delegato di W Hospitality Group, ha affermato: «I dati mostrano chiaramente che lo sviluppo alberghiero in Africa è trainato da una manciata di mercati ad alte prestazioni, con l'Egitto saldamente in prima linea sia per quanto riguarda le acquisizioni che per le aperture previste».\r\n\r\nIl rapporto evidenzia  inoltre un forte slancio costruttivo nell'Africa orientale, guidato da Etiopia e Kenya, seguiti dalla Tanzania.\r\n\r\nQuesti dati contrastano con i tassi di costruzione più bassi in mercati come Nigeria e Capo Verde. \r\n\r\nWard ha aggiunto: «Quest'anno, ciò che risalta è la forza dell'Africa orientale in termini di progetti in corso. 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