Japan Airlines resta in bilico tra oneworld e SkyTeam
1 febbraio 2010 13:13
Dopo la richiesta di bancarotta avanzata quasi due settimane fa, Japan Airlines non ha ancora deciso se restare nell’alleanza oneworld insieme al vettore partner American Airlines o sostituire entrambi con Delta Air Lines e SkyTeam. «Siamo ancora neutrali» ha dichiarato il nuovo ceo Masaru Onishi. Le due compagnie stanno da tempo allettando Jal con diverse offerte di aiuto finanziario.
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[post_content] => Il caro energia torna a rappresentare un fattore di vulnerabilità per l’economia italiana. Secondo l’analisi realizzata da Confcommercio con il Cer, a settembre 2026 il Prezzo unico nazionale dell’elettricità è aumentato del 73,3% rispetto alla media del 2025 e del 271,1% rispetto al periodo pre-pandemico. Il divario con gli altri principali Paesi dell’eurozona resta significativo: l’Italia paga l’elettricità 65,3 euro/MWh in più della Germania, 67,2 euro in più della Spagna e 69,4 euro in più della Francia.
Particolarmente esposte sono commercio, turismo e ristorazione. Nel secondo semestre 2026 il maggior consumo elettrico, legato anche alla climatizzazione estiva, e i prezzi più elevati potrebbero generare oltre un miliardo di euro di costi aggiuntivi per le bollette: 494 milioni per i negozi, 207 milioni per i ristoranti, 164 milioni per gli alberghi, 111 milioni per i bar e 50 milioni per la grande distribuzione.
Dipendenza dal gas
Alla base dello svantaggio pesa la forte dipendenza dal gas: nel 2025 il 43,7% dell’elettricità italiana è stato prodotto da impianti a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e il 3,2% della Francia.
Nonostante le rinnovabili abbiano raggiunto il 50% della produzione nazionale, Italia, Spagna e Germania presentano quote differenti. Il meccanismo marginale di formazione dei prezzi fa inoltre sì che il costo del gas continui a incidere fortemente sul prezzo finale dell'elettricità.
[post_title] => L'Italia nella morsa del caro energia. Il turismo fra i settori più colpiti
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[post_content] => Eva Air incentiva i voli da Milano Malpensa per il Giappone, via Taipei, in collaborazione con l’Ente Nazionale del Turismo Giapponese.
Tra il 19 settembre e il 20 dicembre 2026, nel corso di tutti i weekend compresi in questo periodo, è possibile prenotare i voli per il Giappone – verso una delle dieci destinazioni servite dai voli di Eva Air – tra il 1°gennaio e il 15 dicembre 2027, data entro la quale deve essere effettuato il ritorno.
Il codice per ottenere lo sconto come i “Termini e condizioni” per l’acquisto dei voli sono reperibili su: EVA Air X JNTO
Tokyo, Osaka, Fukuoka, Sendai, Sapporo, Okinawa, Komatsu, Kobe, Matsuyama e Aomori sono le dieci destinazioni che la compagnia aerea opera con i voli da Milano via Taipei offrendo un ponte privilegiato verso una delle destinazioni più ambite per scambi culturali e turistici.
“Con questa nuova promozione verso il Giappone – commenta Eric Hsueh, direttore generale della compagnia in Italia - Eva Air rafforza il proprio impegno verso il mercato italiano offrendo voli quotidiani, comodi collegamenti con Taipei, con il resto dell’Asia e, in particolare, con un paese cresciuto nelle scelte turistiche fino a diventare una destinazione top".
“Questa prima collaborazione digitale con un partner importante come Eva Air ci permette di accompagnare i visitatori verso alcuni degli hub più significativi del Giappone -. ha aggiunto Ken Toyoda, direttore esecutivo per l'Italia di Jnto -. Le mete servite da Eva Air presentano al viaggiatore alcune delle destinazioni più iconiche, ma anche le bellezze meno conosciute del Paese: Aomori e Sapporo, splendide nel periodo invernale, quando il territorio si veste della magia della neve, e Fukuoka, dove le temperature più miti invitano a mescolarsi con i locali e a scoprire la cucina di stagione.
La collaborazione con il vettore resta per noi fondamentale per promuovere la destinazione lungo tutto l'arco dell'anno, agevolando le prenotazioni con incentivi e scontistiche dedicati in particolare alla stagione invernale."
[post_title] => Eva Air e Jnto: spinta ai viaggi verso il Giappone con un'offerta per l'intero 2027
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Aggiornamento della Farnesina sulla situazione sicurezza di potenziali viaggi in Arabia Saudita: "Alla luce degli ultimi sviluppi in Arabia Saudita - si legge dalla pagina web Viaggiare Sicuri - si invitano i connazionali presenti o che intendano viaggiare nel Regno a mantenere alta l'attenzione e ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni di sicurezza delle Autorità locali.
Non si possono escludere ripercussioni sul traffico aereo e sull’operatività dei voli da e verso l’Arabia Saudita nei principali scali aeroportuali del Regno.
Controllo voli
"Ai connazionali con viaggi programmati per l’Arabia Saudita, si consiglia pertanto di controllare puntualmente le condizioni operative dei voli, verificando sempre con la compagnia di riferimento eventuali riprogrammazioni.
Si raccomanda ai connazionali presenti nel Paese di: esercitare la massima cautela in tutto il Paese, evitando in particolare di avvicinarsi ad installazioni militari e di sicurezza e ad infrastrutture energetiche; di esercitare la massima cautela nella capitale alla luce dei più recenti sviluppi;
Non recarsi nelle province di Jazan, Najran e Aseer e, in particolare, nella zona di confine tra Arabia Saudita e Yemen.
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tenersi informati attraverso fonti ufficiali delle Autorità saudite, questo sito web e il sito istituzionale e canali social media dell'Ambasciata d'Italia Riad; non avvicinarsi e non filmare luoghi interessati/danneggiati da eventuali attività militari".
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[post_content] => Singapore Airlines ha conquistato il titolo di migliore compagnia aerea del mondo per il 2026. Il vettore - premiato a Londra, dove si è svolta la cerimonia di assegnazione degli Skytrax World Airline Awards 2026 - ha scalzato dal primo gradino del podio Qatar Airways, scesa in seconda posizione dopo aver dominato per ben nove edizioni negli ultimi 15 anni. Per Singapore si tratta invece del sesto trionfo in 25 anni di storia del premio.
Al terzo posto si è classificata Cathay Pacific, al quarto All Nippon Airways e, al quinto, Turkish Airlines che diventa così la compagnia europea meglio classificata.
Di fatto sono soltanto sei le compagnie europee entrate nella top 20: Air France, Lufthansa, Iberia, Virgin Atlantic e Swiss, oltre a Turkish Airlines. Una conferma del netto predominio dei vettori asiatici e mediorientali nella top ten.
Seguono infatti: Emirates, Air France (al settimo posto) Hainan Airlines, Japan Airlines e Korean Air.
Considerati "gli Oscar dell'industria aeronautica", i premi vengono assegnati dal 1999 e, secondo l'amministratore delegato di Skytrax Edward Plaisted, "mettono in evidenza il livello di eccellenza dei prodotti e dei servizi offerti ai clienti".
Oltre 300 compagnie aeree sono state valutate nella classifica e, sebbene i vettori europei non abbiano sbaragliato la concorrenza nella categoria principale, hanno ottenuto risultati discreti in altre sezioni.
Air France si è distinta in modo particolare, conquistando i riconoscimenti per la migliore prima classe al mondo, il miglior servizio di ristorazione in lounge di prima classe e i migliori comfort di prima classe, oltre al titolo di migliore compagnia aerea dell'Europa occidentale.
La spagnola Vueling ha ottenuto il premio come migliore compagnia aerea low cost in Europa, una categoria in cui figurano anche la tedesca Eurowings, le spagnole Iberia Express e Volotea e l'olandese Transavia.
Nel frattempo Turkish Airlines ha portato a casa tre premi: migliore compagnia aerea in Europa, migliore ristorazione di business class al mondo e migliore compagnia nell'Europa meridionale.
In altre categorie, Iberia ha vinto il premio per il miglior servizio del personale di una compagnia aerea in Europa, mentre Lot Polish Airlines è stata designata migliore compagnia aerea dell'Europa centrale.
Nessuna compagnia europea compare nella categoria delle migliori assistenti di volo al mondo, guidata da Cathay Pacific Airways, e solo la greca Aegean è entrata nella top 10 delle migliori compagnie regionali, piazzandosi al quarto posto.
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[post_content] => Nuovo allarme sul fronte del prezzo carburante da parte di Joerg Eberhart, amministratore delegato di Ita Airways: «Se il prezzo del jet fuel aumenta del 50%, per Ita significa un aggravio di circa 500 milioni di euro all'anno» ha dichiarato il manager a La Stampa a margine dell'evento Portofino talks.
Una parte dell'esposizione è coperta attraverso operazioni di hedging, ma solo in misura limitata. «Per la quota restante siamo esposti alle oscillazioni del mercato e non resta che adeguare le tariffe».
Eberhart stima possibili rincari delle tariffe a partire da gennaio 2027, sottolineando come il problema riguardi l'intero settore. Ecco quindi l'appello alle istituzioni europee: «Non siamo di fronte a uno scenario simile a quello del Covid, ma una crisi non può essere esclusa», afferma. L'incognita principale riguarda la tenuta della domanda. «Speriamo che i passeggeri continuino a viaggiare, perché aumentare i prezzi ha comunque un limite», spiega Eberhart.
Tra i diversi temi toccati dall'amministratore delegato nell'intervista, quello della "solidità" raggiunta da Ita dopo la chiusura di Alitalia. Un risultato che attribuisce sia all'integrazione nel gruppo Lufthansa sia al modello operativo della compagnia, e un nuovo interesse nei confronti dell'aeroporto di Malpensa, ricordando però che lo scalo lombardo non dispone oggi di un vettore di riferimento in grado di svolgere il ruolo di hub carrier.
Un eventuale sviluppo dipenderà "dagli investimenti che verranno realizzati sull'aeroporto". Eberhart è critico sull'ipotesi di ampliare le concessioni di quinta libertà ai vettori extraeuropei, una misura che, a suo giudizio, rischierebbe di aumentare la concorrenza sulle rotte internazionali rendendo più difficile l'espansione delle compagnie europee.
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[post_content] => Glamour lancia Fast Track by Glamour, un nuovo strumento costruito a partire dai feedback raccolti nel corso del confronto diretto con il mercato agenziale e sviluppato attraverso una selezione di voli, strutture e servizi pensati per offrire maggiore semplicità, competitività e sicurezza nella vendita.
Il progetto nasce dall’esperienza maturata sul territorio attraverso i 30 roadshow Connect, che hanno portato Glamour a incontrare direttamente le agenzie di viaggio. Da questo confronto prende forma una proposta pensata per rendere più semplice e sicura la vendita dei viaggi, soprattutto in una stagione, quella invernale, caratterizzata da una forte domanda verso le grandi destinazioni internazionali. La formula è semplice: pacchetti già costruiti, prezzi controllati e servizi opzionabili.
A questa forza contrattuale si aggiunge un ulteriore elemento di valore per il mercato agenziale: il blocca prezzo sempre incluso e senza supplemento. Il prezzo del pacchetto resta così protetto da eventuali aumenti di costo dei servizi e da qualsiasi adeguamento fino alla scadenza dell’opzione, offrendo all’agenzia maggiore certezza nella fase di proposta e di vendita al cliente.
Fast Track amplia inoltre l’offerta tradizionalmente concentrata sulle date pregiate di Natale e Capodanno, estendendo la programmazione a tutta la stagione invernale, con partenze a date fisse da dicembre 2026 fino alla fine di marzo 2027.
La programmazione
La programmazione guarda alle destinazioni più richieste dal pubblico italiano, riproponendo grandi classici come New York, Maldive, Mauritius, Kenya, Zanzibar, Sudafrica e Thailandia, e affiancandoli a nuove proposte nei Caraibi, con Antigua, Barbados e Giamaica, oltre al rilancio di Dubai e Abu Dhabi, destinazioni sulle quali Glamour torna a investire con una proposta dedicata. La nuova programmazione amplia anche la tipologia dei soggiorni. Accanto ai tradizionali pacchetti di 7 notti, Fast Track introduce proposte da 9 e 10 notti, pensate per rispondere a esigenze di viaggio differenti e valorizzare maggiormente l’esperienza della vacanza. Particolare attenzione è dedicata inoltre alle combinazioni tra esperienze diverse, con itinerari già confezionati che permettono di unire, ad esempio, safari e soggiorno balneare, come nel caso delle proposte che abbinano Kenya e Zanzibar.
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Al Boker Tov Roma il Ministero del Turismo israeliano incontra il trade italiano. Izhakov guarda al medio-lungo periodo, mentre Avital Kotzer Adari annuncia oltre 120 voli per la stagione invernale e un roadshow in Italia a novembre
Il mercato italiano continua a rappresentare una componente importante della strategia turistica di Israele. È quanto è emerso oggi a Roma, nel corso di Boker Tov, l'incontro organizzato dall'Israel Ministry of Tourism con gli operatori del trade italiano.
A sottolinearlo è stato Michael Izhakov, direttore generale dell'Israel Ministry of Tourism, che ha evidenziato il particolare legame con l'Italia, anche sul fronte del turismo religioso.
«L'Italia ha un'importanza particolare per Israele. È il centro del mondo cristiano e Roma, in particolare, rappresenta un punto di riferimento. Per questo il rapporto con il mercato italiano è per noi così importante».
I numeri e lo sguardo al futuro
Secondo i dati indicati da Izhakov, gli arrivi dall'Italia sono attualmente inferiori alle 15.000 unità, un livello distante da quello raggiunto in passato. «Nel 2019 avevamo raggiunto circa 200.000 visitatori».
Il ritorno a quei livelli viene collocato dal direttore generale in una prospettiva di medio e lungo periodo, insieme a un obiettivo di ulteriore crescita.
«Guardiamo al futuro. Nel 2019 avevamo circa 200.000 visitatori dall'Italia e il nostro obiettivo è tornare a quei livelli e, più avanti, arrivare a 200-300 mila visitatori italiani».
Una prospettiva che passa anche dal rapporto con gli operatori: «Dobbiamo continuare a costruire relazioni con il trade italiano e lavorare sulle prospettive del mercato nel medio e lungo periodo».
Turismo religioso e prodotto
Tra i segmenti sui quali Israele intende continuare a lavorare c'è quello religioso, particolarmente rilevante per il pubblico italiano.
«Il turismo religioso rappresenta una componente importante. Il Giubileo ha contribuito a rafforzare l'attenzione verso Gerusalemme e i luoghi santi e vogliamo continuare a lavorare su questo segmento».
La proposta della destinazione, sottolinea Izhakov, non si limita tuttavia alla dimensione religiosa.
«Israele permette di combinare esperienze molto diverse nello stesso viaggio: le città, la cultura, il mare, la natura e i luoghi santi. È proprio questa varietà che vogliamo continuare a presentare al mercato italiano».
Avital Kotzer Adari: «Il trade italiano vuole tornare»
Sul fronte operativo è intervenuta anche Avital Kotzer Adari, direttrice dell'ufficio del turismo israeliano in Italia, da circa due mesi nel nuovo incarico.
«Siamo qui a Roma per incontrare il trade locale e parlare di Israele, di una destinazione che è mancata a tanti. Stiamo lavorando con i DMC, le compagnie aeree e i tour operator per rilanciare la destinazione sul mercato italiano».
Un'attività che guarda anche alla prossima stagione invernale.
«Abbiamo oltre 120 voli dall'Italia, da Milano, Verona e Venezia fino a Roma, Napoli, Catania e Palermo, con novità sia da parte delle compagnie israeliane sia di quelle straniere».
Kotzer Adari ha inoltre sottolineato come il movimento turistico italiano non si sia completamente fermato. «Fino al 15 settembre abbiamo registrato 14.560 italiani. So che non sono i numeri che conoscevamo in passato, ma significa che il movimento c'è».
Anche i prossimi mesi mostrano segnali di continuità, in particolare sul fronte del turismo religioso. «Gli operatori religiosi ci confermano gruppi anche per il periodo di Natale».
Il lavoro sul mercato italiano proseguirà anche direttamente sul territorio. «Durante novembre saremo impegnati in un roadshow lungo tutta l'Italia, dal Nord al Sud, per incontrare gli agenti di viaggio e i tour operator locali, in collaborazione con gli aeroporti e le compagnie aeree delle diverse aree».
«Sono contenta di vedere che c'è richiesta da parte del trade italiano. Gli operatori aspettano e vogliono tornare. Noi guardiamo sempre avanti, al futuro».
(Quirino Falessi)
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Dubai guarda alla seconda parte del 2026 con una domanda in ripresa e una strategia che punta sempre più sulla capacità di leggere i singoli mercati. Nei primi otto mesi dell’anno la destinazione ha accolto 6,97 milioni di visitatori internazionali, di cui circa 869 mila nel solo agosto, il dato mensile più alto da febbraio. Sul fronte alberghiero, da gennaio ad agosto sono state registrate 21,61 milioni di room nights occupate, mentre l’occupazione ad agosto ha raggiunto il 66%.
A raccontare numeri e strategie è stata Hoor Al Khaja, senior vice president international operations di Dubai Corporation for Tourism and Commerce Marketing (Dctcm), intervenuta all’Arabian Travel Market 2026.
Uno degli elementi sottolineati da Al Khaja è la diversificazione della domanda. Dubai continua infatti a lavorare su oltre 80 mercati internazionali, sostenuta dalla connettività di Emirates e degli altri vettori. Nei primi otto mesi l’Europa occidentale rappresenta il 20% degli arrivi internazionali, confermandosi il principale bacino regionale.
«Abbiamo sempre avuto un approccio diversificato ai mercati», ha spiegato Al Khaja, sottolineando come rispetto al 2025 il market mix sia rimasto sostanzialmente stabile, senza spostamenti significativi della domanda da un mercato all’altro.
Italia, avanti con il trade
In questo quadro, l’Italia resta uno dei mercati sui quali Dubai continua a investire. «L’Italia è uno dei mercati nei quali siamo molto attivi», ha sottolineato Al Khaja, citando il lavoro con la distribuzione e il programma sviluppato insieme a Emirates per coinvolgere e premiare gli agenti che vendono Dubai.
La strategia cambia in funzione dei singoli mercati. «Non abbiamo una strategia uguale per tutti», ha spiegato. Le attività vengono calibrate sulla situazione dei diversi Paesi, sulla connettività e sulle condizioni che determinano il momento più opportuno per tornare a promuovere pienamente la destinazione.
Il lavoro comprende workshop, roadshow, eventi e campagne, riattivati progressivamente nei diversi mercati.
La connettività resta decisiva
In questo scenario l’aviazione continua a rappresentare un elemento centrale. Il 97% della rete globale di Emirates è tornato operativo, con 138 destinazioni in 72 Paesi e oltre 1.600 voli settimanali.
Per Dubai, la rete aerea consente di mantenere attivi numerosi mercati contemporaneamente. Al Khaja ha inoltre sottolineato come l’allentamento degli avvisi di viaggio in diversi mercati stia contribuendo alla progressiva ripresa.
Non solo numeri
La strategia di lungo periodo guarda alla città nel suo complesso. L’obiettivo, ha spiegato Al Khaja, è fare di Dubai una delle migliori città al mondo non soltanto da visitare, ma anche in cui vivere, investire e lavorare.
È questa la cornice nella quale si inseriscono gli investimenti in infrastrutture, accessibilità, sostenibilità e qualità dell’esperienza. Il viaggiatore di oggi, secondo Al Khaja, è infatti più informato e selettivo e valuta una destinazione sulla base di elementi che vanno oltre prezzo, budget e posizione.
Dubai continua quindi a lavorare sull’evoluzione dell’offerta, puntando su segmenti differenti, dal leisure al luxury, dallo sport agli stopover, fino ai comparti emergenti del wellness e della longevity.
Lo stopover, in particolare, rappresenta una componente importante: può ridurre la durata media del soggiorno, ma consente di intercettare viaggiatori internazionali che scelgono Dubai anche come tappa del proprio itinerario.
Mice, il quarto trimestre si annuncia intenso
Anche il business travel e il Mice continuano a rappresentare una componente importante della domanda.
Al Khaja ha spiegato che alcuni eventi fortemente legati alla presenza internazionale sono stati rinviati, ma non cancellati. In alcuni casi gli appuntamenti sono stati semplicemente spostati più avanti nel calendario o al 2027.
Il quarto trimestre si presenta quindi con un calendario particolarmente intenso, che affianca agli appuntamenti business anche quelli leisure e sportivi.
I residenti diventano ambasciatori
Tra le iniziative raccontate da Al Khaja c’è A Dubai Invite, il programma che ha coinvolto direttamente i residenti, invitandoli a portare in città amici e familiari dall’estero.
L’iniziativa ha raccolto oltre 90 mila candidature. Il progetto nasce dalla volontà di coinvolgere direttamente i residenti nella promozione della destinazione, facendo leva sul segmento dei viaggi per visitare amici e familiari.
Dubai ospita persone provenienti da oltre 200 nazionalità, una dimensione multiculturale che, secondo Al Khaja, rappresenta una delle caratteristiche distintive della città.
Una strategia costruita sui singoli mercati
È questo uno degli elementi centrali dell’intervento di Al Khaja: Dubai non applica una formula unica alla propria promozione internazionale, ma adatta tempi e strumenti alle caratteristiche dei singoli mercati.
Un approccio che assume particolare rilevanza anche alla luce dell’attuale contesto internazionale. Al Khaja ha spiegato che i team di Dubai monitorano le condizioni dei singoli mercati e decidono quando tornare a investire nelle attività promozionali sulla base di elementi concreti, dalla disponibilità dei voli agli eventuali avvisi di viaggio e alla propensione delle persone a viaggiare.
«Non andiamo a promuovere Dubai in un mercato dove non ci sono voli o dove esiste ancora un travel advisory e le persone sono preoccupate», ha spiegato la manager. L’obiettivo è quindi riattivare progressivamente le attività quando le condizioni dei singoli mercati lo consentono, senza applicare lo stesso calendario a tutti.
Questo si traduce in workshop, roadshow, eventi e campagne, già ripartiti in diversi Paesi.
Per l’Italia il quadro è quindi quello di un mercato nel quale le attività sono già ripartite e il lavoro con la distribuzione prosegue, all’interno di una strategia che punta a mantenere diversificata la domanda e a intercettare segmenti e occasioni di viaggio differenti.
I 6,97 milioni di visitatori dei primi otto mesi raccontano una fase di ripresa della domanda. Dietro il dato ci sono il progressivo ripristino della connettività, un’offerta che continua a evolversi e un lavoro sempre più calibrato sulle caratteristiche dei singoli mercati.
(Quirino Falessi)
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Nel settore crocieristico gli investimenti in direzione della sostenibilità sono in aumento. A confermarlo è l'Environmental Technologies and Practices 2026 di Clia, rapporto annuale che monitora l’adozione di tecnologie e pratiche ambientali sulle navi da crociera. Le navi predisposte per collegarsi alla rete elettrica di terra sono più che triplicate dal 2018, passando da 55 a 193, pari al 65% della flotta. Purtroppo, nel mondo solo 41 porti , meno del 3%, dispongono di almeno una banchina elettrificata.
Contemporaneamente le navi dotate di motori multi-fuel, in grado di utilizzare combustibili convenzionali e carburanti a basse o zero emissioni, sono passate da una nel 2018 a 30 nel 2026, con la previsione di arrivare a 56 nel 2030 e 69 nel 2039. Infine, le emissioni medie di CO₂ per nave da crociera nel mondo sono diminuite dell’11% e il consumo medio di carburante del 10,6%. In Europa, secondo l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, tra il 2018 e il 2025 il consumo medio di carburante per nave è diminuito del 18,5% e le emissioni medie di CO₂ del 19,4%.
«Da anni le compagnie stanno investendo in nuovi combustibili, motori multi-fuel e tante altre tecnologie e innovazioni che hanno già reso e renderanno in futuro la flotta crocieristica sempre più efficiente e sostenibile - ha dichiarato il presidente di Clia Bud Darr -. Le compagnie stanno facendo la loro parte nel perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, nella riduzione delle emissioni e nell’utilizzo di nuove fonti energetiche, ma perché quegli investimenti siano efficaci occorre collaborazione tra governi, porti e tutti i soggetti del comparto energetico affinché nuovi combustibili rinnovabili e puliti siano disponibili su larga scala, in sicurezza e a prezzi competitivi, sostenuti da adeguate infrastrutture».
I numeri
L’attuale flotta crocieristica delle 45 compagnie aderenti a Clia è di 327 navi e circa 692mila posti letto, oltre il 95% della capacità mondiale. Il 72% è costituito da navi di piccola o media dimensione (meno di 3mila posti letto) e la ripartizione resta relativamente equilibrata fino al 2039, ultimo anno di riferimento dell’attuale portafoglio ordini.
In questo scenario, le navi dotate di motori in grado di passare dai combustibili convenzionali a quelli a zero e quasi zero emissioni sono cresciute da una sola nel 2018 alle 30 di oggi. Secondo il portafoglio ordini saranno 56 entro il 2030 e 69 entro il 2039, ossia le 30 attuali più le 39 già programmate per la consegna.
Secondo i dati Imo, le emissioni medie di CO₂ per nave da crociera sono diminuite dell’11% e il consumo medio di carburante del 10,6%. In Europa, per l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, tra il 2018 e il 2025 il consumo medio di carburante per nave è diminuito del 18,5% e le emissioni medie di CO₂ del 19,4%
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In Europa, secondo l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, tra il 2018 e il 2025 il consumo medio di carburante per nave è diminuito del 18,5% e le emissioni medie di CO₂ del 19,4%.\r\n«Da anni le compagnie stanno investendo in nuovi combustibili, motori multi-fuel e tante altre tecnologie e innovazioni che hanno già reso e renderanno in futuro la flotta crocieristica sempre più efficiente e sostenibile - ha dichiarato il presidente di Clia Bud Darr -. Le compagnie stanno facendo la loro parte nel perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, nella riduzione delle emissioni e nell’utilizzo di nuove fonti energetiche, ma perché quegli investimenti siano efficaci occorre collaborazione tra governi, porti e tutti i soggetti del comparto energetico affinché nuovi combustibili rinnovabili e puliti siano disponibili su larga scala, in sicurezza e a prezzi competitivi, sostenuti da adeguate infrastrutture».\r\n\r\nI numeri\r\nL’attuale flotta crocieristica delle 45 compagnie aderenti a Clia è di 327 navi e circa 692mila posti letto, oltre il 95% della capacità mondiale. Il 72% è costituito da navi di piccola o media dimensione (meno di 3mila posti letto) e la ripartizione resta relativamente equilibrata fino al 2039, ultimo anno di riferimento dell’attuale portafoglio ordini.\r\nIn questo scenario, le navi dotate di motori in grado di passare dai combustibili convenzionali a quelli a zero e quasi zero emissioni sono cresciute da una sola nel 2018 alle 30 di oggi. Secondo il portafoglio ordini saranno 56 entro il 2030 e 69 entro il 2039, ossia le 30 attuali più le 39 già programmate per la consegna.\r\nSecondo i dati Imo, le emissioni medie di CO₂ per nave da crociera sono diminuite dell’11% e il consumo medio di carburante del 10,6%. In Europa, per l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, tra il 2018 e il 2025 il consumo medio di carburante per nave è diminuito del 18,5% e le emissioni medie di CO₂ del 19,4%\r\nLe navi in grado di spegnere i motori in porto e collegarsi alla rete elettrica di terra sono più che triplicate dal 2018, passando da 55 a 193 unità (il 65% delle navi e il 72,5% della capacità). Tale cifra arriverà a 279 unità nel 2039 (74% delle navi e 82% della capacità). Attualmente solo 41 porti nel mondo, meno del 3%, dispongono di almeno una banchina elettrificata, mentre il pacchetto europeo \"Fit for 55\" impone l’Ops ai principali porti del Continente entro il 2030.","post_title":"Clia: crociere più sostenibili, ma mancano i porti adatti","post_date":"2026-09-16T13:19:41+00:00","category":["enti_istituzioni_e_territorio"],"category_name":["Enti, istituzioni e territorio"],"post_tag":[]},"sort":[1789564781000]}]}}
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