17 May 2026

Fabio Lazzerini: «Il mio futuro in Alitalia»

«In Alitalia sono felice»: Fabio Lazzerini, chief commercial officer della compagnia da poco meno di due anni, risponde in esclusiva a Travel Quotidiano in merito al suo futuro all’interno di Alitalia, dopo che nei giorni scorsi il suo nome era circolato tra quelli dei potenziali nuovi ad.

«Ora per me è importante continuare a fare bene questo lavoro e far sì che Alitalia continui a crescere. Personalmente non sono a caccia di titoli o posizioni. Sicuramente sono orgoglioso di quello che stiamo facendo e in Alitalia sono estremamente felice: non ho mai rimpianto la scelta di venire qui, nemmeno nei vari giorni complicati che abbiamo avuto. Il mio futuro lo vedo in Alitalia perché il lavoro che stiamo portando avanti è bello e continua a interessarmi. Poi, sicuramente, le decisioni non spettano a me… si vedrà!».

 

Ovviamente Lazzerini non può commentare la procedura ancora in corso che porterà alla definizione finale del piano industriale, ma operativamente i passi sono chiari:

«Il nostro obiettivo è sempre stato continuare a fare business, indipendentemente da quello che succede a fianco. Questo è il segreto che ha consentito ad Alitalia in questi 19-20 mesi di crescere a livello di fatturato, cosa che non capitava dagli anni Ottanta quando la compagnia aveva ben altra flotta. Noi quest’anno cresciamo con una flotta che ha cinque aeromobili in meno rispetto all’anno scorso, e nel 2018 siamo cresciuti con tre velivoli in meno rispetto al 2017».

Sotto quell’ultima riga in fondo, però, ci sono sempre perdite..

«Se il fatturato non fosse cresciuto sotto la riga ci sarebbero disastri ben peggiori. E d’altra parte in queste condizioni (il commissariamento, ndr) ci sono tante situazioni e operazioni che Alitalia non può fare, a cominciare dal rinnovo della flotta. Inoltre stiamo investendo molto poco: da inizio anno abbiamo riservato alle spese pubblicitarie sul nostro mercato tra un decimo e un quinto rispetto ad altre sette compagnie (vettori stranieri) –. Questo in Italia… all’estero praticamente nulla».

Ma qualcosa è cambiato, comunque…

«Esiste una strategia più bilanciata: se prima prendevano qualsiasi tipo di passeggero, oggi il focus è principalmente sul cliente corporate, poi sul leisure individuale, poi i gruppi e tutto il resto. E questo crea crescita. Il segmento corporate da inizio anno è cresciuto dell’8%, i passeggeri del 7%».

Quali sono adesso le priorità?

«Continuare a lavorare così. Fino al primo giorno della newco il nostro compito è quello di continuare a lavorare come se il resto non esistesse. Ovvio, sappiamo che esiste, interloquiamo con gli investitori attraverso i loro consulenti e diamo tutte le informazioni possibili per indirizzare nel migliore dei modi il percorso di Alitalia».

Un’ultima battuta sulla Milano-Roma: come sarà la concorrenza con l’Alta Velocità, in considerazione del partner Fs?

«Il travaso di clienti fra treno e aereo è ormai ben consolidato. Anzi, focalizzandoci sul corporate e migliorando la strategia commerciale e strategica dell’azienda, sulla Milano-Roma negli ultimi 6 mesi abbiamo aumentato il traffico di circa il 9%: un dato in controtendenza, è la prima volta che Alitalia cresce su questa rotta negli ultimi 15 anni… L’Alta Velocità come qualsiasi altra concorrenza se usata bene è comunque uno stimolo a migliorare, a pensare meglio i servizi, a concentrarsi sui clienti a maggiore valore aggiunto, a cercare insomma di andare oltre».

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Le destinazioni più attrattive per investimenti luxury sono le principali città - Roma, Milano, Firenze e Venezia - ma è interessante vedere che, dopo le mete balneari, lacustri e montane, oggi attraggono gli investitori anche le città secondarie. Riguardo ai limiti allo sviluppo nel segmento Luxury in Italia la maggior parte degli investitori e operatori ha segnalato la mancanza di asset in linea con la propria strategia di sviluppo e investimento».\r\n\r\nIl primo fattore che influenza la scelta di investire nel riposizionamento è la crescita della domanda nel segmento luxury, con un aumento della ricchezza privata - nonostante la complessità geopolitica - che sta guidando la domanda di viaggi dei consumatori alto spendenti. Si segnala inoltre il rendimento più elevato nel segmento luxury, dove gli italiani hanno posizione di leadership anche in termini di marginalità, con un gop medio del 40%, ovvero “molto attrattivo” a livello europeo. «Le strutture oggetto di una strategia di riposizionamento sono gli hotel esistenti, quindi gli edifici storici, poi gli uffici e le residenze convertiti. Secondo gli interpellati i fattori strategici da considerare in una strategia di riposizionamento sono la dimensione delle camere - sacrificandone fino al 25% del numero totale -, il segmento food & beverage - anch’esso considerato oggi un importante motore di profitto e dove investirà il 70% degli intervistati, utilizzando fino al 24% della spesa prevista - e l'incremento dei servizi. Il forum “Luxury Hospitality Reloaded” di Deloitte lancia quindi la sfida per comprendere se il patrimonio di quasi 33mila hotel in Italia possa riposizionarsi in maniera strutturata nelle fasce superiori».\r\n(Chiara Ambrosioni)","post_title":"Deloitte e la sfida italiana: come riposizionare gli hotel sul segmento lusso","post_date":"2026-05-14T10:54:31+00:00","category":["alberghi"],"category_name":["Alberghi"],"post_tag":[]},"sort":[1778756071000]}]}}