25 September 2021

“Commerciali turismo”: la protesta dei promotori prova ad organizzarsi

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Bruno Normanno

«Gli agenti e rappresentanti di commercio del turismo organizzato, definiti “commerciali turismo” sono circa un migliaio in Italia e rappresentano l’anello di congiunzione fondamentale tra la produzione e la distribuzione. L’attività di “commerciale turismo” viene normalmente svolta da un agente o rappresentante di commercio (in limitati casi, anche da un procacciatore), che opera attraverso un’autonoma figura giuridica, sia sotto forma di ditta individuale, che di società di persone o di capitali, in forza di un mandato di agenzia (o di procacciamento), per un determinato territorio assegnato, finalizzato alla promozione e commercializzazione di prodotti e servizi turistici, sottoscritto con aziende mandanti produttrici del turismo organizzato (tour operator, catene alberghiere, vettori, Ota, etc.) verso la distribuzione (le agenzie di viaggio)».

A parlare e farsi “parte diligente” è Bruno Normanno, con un’esperienza pluridecennale che ha particolarmente a cuore la situazione sua e dei colleghi.

I ricavi dei “commerciali turismo” si basano esclusivamente sulle provvigioni maturate sulla intermediazione di pacchetti e servizi turistici commercializzati tramite le agenzie di viaggi. Tali ricavi sono stati fortemente compromessi e talvolta azzerati, dalle restrizioni nell’effettuare viaggi all’estero ed in Italia a causa della pandemia.
«Ad oggi la situazione è drammatica – spiega Normanno – Ci troviamo praticamente occupati, ma senza lavoro dall’inizio della pandemia e non ci sono certezze sulla ripartenza: le aziende produttive mandanti e le agenzie di viaggi della distribuzione  hanno il personale in cassa integrazione e sono di fatto chiuse non avendo nulla da vendere fino a quando non saranno riaperti i corridoi turistici».
Da mesi senza ricavi, la situazione dei commerciali e delle loro famiglie si fa ogni giorno più difficile con le risorse che si stanno rapidamente esaurendo: le ditte mandanti non pagano più gli anticipi provigionali ed in tanti hanno differito il pagamento di tasse e contributi per avere la liquidità necessaria alla pura sussistenza. Senza contare che la perdita del fatturato in questo 2020 causerà la futura mancanza di importanti indennità che altrimenti sarebbero maturate e le disdette inviate dalle ditte mandanti.
«A questo punto urge che ci muoviamo, come hanno fatto altre categorie – prosegue Normanno – e vorremmo fare una proposta. Con il “Decreto Ristori” sono stati stanziati importanti aiuti sia per gli operatori della produzione, sia per gli operatori della distribuzione; mentre i “commerciali turismo”, sono stati completamente dimenticati.
Per tutti loro, a nulla sono valse le misure messe in atto ad oggi per il sostegno di imprese: infatti sono state “ristorate” pochissime attività legate a codici “ateco”, quasi mai rispondenti alla categoria dei commerciali turismo che sono privi di un preciso codice di riferimento.
Un’ulteriore criticità è determinata dalla valutazione del calo di fatturato basata soltanto sul mese di aprile 2020 (confrontata su aprile 2019). La nostra categoria emette fatture in date successive alla effettiva maturazione delle provvigioni e spesso a cadenze bimestrali, trimestrali».
Con queste premesse la proposta si concretizza nella richiesta di una misura ad hoc per la categoria, che possa ristorare parte del profitto perso dall’inizio della pandemia (marzo 2020), sino a fine anno 2020 e comunque sino a quando ci saranno le condizioni per una ripresa del turismo nazionale ed internazionale.
«La misura della quale sarebbero beneficiari i “commerciali turismo” – conclude Normanno –  dovrebbe prevedere un ristoro, basato sul calo di fatturato subito nel periodo dal I maggio al 31 dicembre 2020, confrontato con lo stesso periodo del precedente anno, detraendo il valore di eventuali ristori precedentemente percepiti e/o tasse e contributi non versati nel periodo della pandemia. Con precedenza assoluta per i commerciali turismo rimasti senza mandato».
Per attestare l’appartenenza alla categoria dei commerciali turismo, non si farà riferimento a specifici codici “ateco”, bensì ad autocertificazione che confermi la natura dell’attività svolta, eventualmente allegando copia del mandato o lettera di incarico o copia fatture che confermi l’attività esercitata per conto di aziende preponenti del settore turismo.

Pare così assurdo al Governo?

 

Massimo Terracina




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