6 marzo 2026 13:03
Performance positiva per il turismo internazionale in Nuova Zelanda, che continua a registrare una forte ripresa, con una crescita del numero di visitatori e della spesa che rafforza il ruolo del settore turismo nell’economia nazionale.
I dati del governo mostrano che la spesa turistica internazionale ha raggiunto i 12,5 miliardi di dollari neozelandesi nell’anno chiuso a dicembre 2025, pari ad un aumento del 3% rispetto all’anno precedente.
Le cifre, basate sull’ultima indagine sui visitatori internazionali, indicano che i visitatori internazionali stanno tornando in modo costante grazie alla stabilizzazione della domanda globale di viaggi dopo la pandemia.
Le statistiche ufficiali indicano che nel 2025 gli arrivi di visitatori internazionali in Nuova Zelanda hanno raggiunto circa 3,51 milioni, pari ad un incremento di circa 196.000 turisti rispetto all’anno precedente. E’ la prima volta, dall’inizio della pandemia di Covid, che il totale visitatori supera quota 3,5 milioni, anche se il dato corrisponde ‘solo’ al 90% dei livelli del 2019.
L’Australia rimane il più grande mercato turistico in entrata per la Nuova Zelanda, seguita dagli Stati Uniti e dalla Cina. La crescita degli arrivi da questi paesi ha sostenuto la ripresa delle compagnie aeree, degli hotel e delle imprese turistiche regionali.
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[post_content] => Si allunga l'elenco delle compagnie aeree che intervengono con tagli di rotte sui propri operativi, per compensare almeno in minima parte all'escalation del prezzo del carburante, innescato dal conflitto in Iran.
E, di pari passo, si allungherà a breve l'elenco dei vettori che si troveranno a fare i conti con i bilanci in rosso: a metà maggio l’intero utile previsto per il 2026 per il trasporto aereo (41 miliardi di dollari) verrà infatti annullato proprio a causa della guerra in Medio Oriente.
I dati sono quelli dell'analisi pubblicata da Il Corriere.it, che spiega come nel 2025 il cherosene abbia pesato per il 26,8% dei costi totali delle compagnie aeree, con un prezzo medio di 90 dollari al barile. Sulla base delle proiezioni della Iata per la redditività del settore nel 2026 (pari al 3,9%), gli analisti calcolano che ogni aumento di un dollaro al barile di jet fuel - che era stato stimato per quest’anno a 88 dollari, prima del conflitto - porta la spesa per il jet fuel a salire di 2,86 miliardi di dollari.
Nella settimana terminata il 10 aprile la Iata comunica che il barile di cherosene ha toccato, su scala mondiale, i 197,83 dollari (sopra i 200 in Europa, Asia, Oceania e Africa), quindi più del doppio di quegli 88 dollari stimati a dicembre. In altre parole le compagnie stanno pagando circa 400 milioni di dollari in più, al giorno, soltanto per il cherosene, secondo gli esperti, tenendo conto anche del fuel hedging.
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Il Business travel trend a cura di Uvet GBT e del Centro Studi Promotor, vede un calo sia per numero che per spesa media, che porta una diminuzione del Btt del valore globale da 111 a 105. In particolare sofferenza, come atteso, il comparto dei voli intercontinentali, che, in termini di valore globale, nel mese di marzo e' calato del 10,5% rispetto a febbraio.
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La compagnia aerea low-cost irlandese, più protetta rispetto alla maggior parte dei suoi concorrenti grazie al fatto che l'80% del suo carburante per aerei è coperto da contratti di hedging a 67 dollari al barile, ha annunciato il lancio di una promozione di 48 ore con biglietti a partire da 16,99 euro per viaggi a maggio e giugno.
Questa offerta a tempo limitato sarà disponibile dalle prime ore del mattino di martedì 21 aprile fino alla mezzanotte di mercoledì 22 aprile.
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[post_content] => Il numero di visitatori giunti negli Stati Uniti nel 2025 è inferiore del 5,5% rispetto al dato 2024: l'ultimo report firmato dal Wttc evidenzia quindi come sempre meno persone scelgano di visitare gli Usa che si confermano sì come il più grande mercato dei viaggi e del turismo al mondo, ma anche la spesa dei visitatori internazionali è scesa del 4,6% a 176 miliardi di dollari.
Inoltre, mentre alcuni mercati d'oltreoceano hanno registrato un aumento di 1,7 milioni di visite, questo dato è stato compensato da un calo di 5,7 milioni di arrivi da altri paesi, portando a un calo complessivo di circa quattro milioni.
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La Germania è stata il secondo principale fattore di calo, con 225.000 visite in meno. Altri cali significativi sono stati registrati in India (in calo di 130.000) e in Francia (in calo di 116.000).
La nota critica messa in luce dal Wttc è che a livello globale il 2025 è stato un anno eccezionale per i viaggi, con 80 milioni di persone in più che hanno viaggiato all’estero: ciò significa che i turisti hanno privilegiato altre destinazioni al di fuori dagli Usa.
Il Wttc sottolinea che gli Stati Uniti «si trovano ora a un bivio nel loro sviluppo turistico» poiché hanno un'immagine compromessa come destinazione e potrebbero perdere la loro posizione di leadership a favore della Cina, il secondo mercato più grande al mondo e in rapida ascesa.
Nel 2025 sono stati circa 150 milioni i visitatori in entrata in Cina, contro i 68 milioni negli Stati Uniti.
«Per evitare di perdere la propria posizione di leadership, gli Stati Uniti devono investire nella promozione della propria attrattività, sia sui mercati internazionali che in vista dei Mondiali di calcio, che si stima porteranno 1,24 milioni di visitatori internazionali - ha dichiarato Gloria Guevara, presidente e ceo del Wttc -; cambiare la percezione e posizionare gli Stati Uniti come una destinazione accogliente; e aumentare la spesa dei visitatori internazionali, incoraggiando gli scali e le nuove esperienze».
Nel 2025, il settore dei viaggi e del turismo negli Stati Uniti ha generato 20,4 milioni di posti di lavoro, con un aumento di 242.000 unità, pari all’1,2%, rispetto all’anno precedente. Si tratta di un segnale positivo per il settore, ha sottolineato il Wttc, e la Coppa del Mondo rappresenta un’occasione per sfruttare questa base e trasformare i visitatori in promotori del turismo statunitense.
Jason Wynn, ceo di Chase Travel, che ha condotto la ricerca, ha dichiarato: «Con gli Stati Uniti pronti ad ospitare una serie di eventi globali fino al 2028, abbiamo una straordinaria opportunità di accogliere nuovi visitatori e avvicinare i viaggiatori di tutto il mondo, favorendo legami significativi tra paesi e comunità».
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[post_content] => Venezia supera i livelli pre-pandemia nel Tax Free Shopping e consolida la propria posizione tra le principali destinazioni italiane, ma evidenzia una crescita più contenuta rispetto ad altre città chiave del lusso. È quanto emerge dall’analisi di Global Blue, secondo cui nel 2025 la città registra un incremento del +19% della spesa rispetto al 2019, mantenendo la quarta posizione in Italia per contributo complessivo (4%).
Eppure, sotto la superficie, il ritmo è meno sostenuto rispetto ad altre piazze chiave del lusso. A pesare è un mix di nazionalità ancora fortemente esposto ai mercati asiatici e una trasformazione dello shopper internazionale, oggi meno altospendente e più “aspirazionale”.
Dai dati 2025 emerge che il 20% della spesa veneziana proviene da Cina, Hong Kong e Taiwan, mercati che non hanno ancora recuperato i livelli del 2019. Parallelamente, tra il 2019 e il 2025 cresce del +46% la platea degli shopper aspirazionali, mentre si contrae quella degli UHNWI (-4%), segnando un cambio di paradigma nella composizione della domanda.
Rallentamento
Il rallentamento si riflette anche nell’ultimo anno: Venezia registra un -9% rispetto al 2024, frenata sia da una minore spesa media per individuo (-9%) sia da una sostanziale stagnazione nei flussi internazionali. Un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale, dove l’Italia chiude il 2025 con un +3%, sostenuto da un ampliamento del +10% della base di shopper.
Il mercato statunitense si conferma il primo driver, con il 34% della spesa totale. In un contesto di flessione generalizzata, il turista USA (-2%) mostra una maggiore tenuta, insieme a quello proveniente dal mondo arabo (-1%). Ma è ancora il segmento alto spendente a segnare la contrazione più evidente: gli UHNWI calano del -17%.
In questo scenario si inserisce con forza la Generazione Z, che cresce sia per numero di shopper (+32%) sia per valore della spesa (+12%). Oggi rappresenta ancora una quota limitata (8%), ma si configura come il vero asset strategico per il futuro del retail veneziano, con una propensione marcata verso il turismo culturale e lo shopping rispetto ad altre esperienze.
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« In una Venezia che fatica ad attrarre nuovi flussi, l’esplosione della Gen Z rappresenta il perno su cui puntare per il consolidamento del presente e la più grande opportunità per il retail in chiave prospettica - osserva Stefano Rizzi, managing director Italy di Global Blue. Per intercettare e convertire l’interesse dei consumatori di domani, è necessario attivare nuovi linguaggi e canali, investendo nella formazione e nello sviluppo di competenze relazionali, culturali e digitali».
Sul fronte merceologico, Venezia conferma una forte esposizione al lusso, che concentra l’81% della spesa Tax Free, ben sopra la media nazionale (71%). Infine, emerge una doppia anima nei comportamenti di viaggio: il 47% degli shopper sceglie Venezia come destinazione unica di acquisto, mentre il 53% la inserisce in itinerari più ampi, spesso combinati con Firenze (30%), Milano (29%) e Roma (27%). Ed è proprio questo secondo segmento a distinguersi per capacità di spesa, con una media di 6.000 euro contro i 1.200 euro di chi resta esclusivamente in Laguna.
Una polarizzazione che, ancora una volta, restituisce l’immagine di una destinazione iconica, ma chiamata a ripensare strumenti e strategie per restare competitiva nel nuovo atlante globale dello shopping tourism.
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[post_content] => Tagli anche in casa Air Canada per i costi elevati del fuel: la compagnia aerea interrompe temporaneamente i voli da Toronto e Montreal verso New York Jfk, in un momento di crescente preoccupazione a causa del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che all’inizio di aprile è entrato in una fragile fase di cessate il fuoco.
Le notizie altalenanti sulla riapertura dello stretto di Hormuz da una parte hanno contribuito ad alleggerire i prezzi del petrolio, ma dall'altra i costi del carburante rimangono significativamente elevati dopo settimane di stop dei rifornimenti.
«I prezzi del carburante per aerei sono raddoppiati dall’inizio del conflitto in Iran, con ripercussioni su alcune rotte a bassa redditività e su voli che ora non sono più economicamente sostenibili», ha spiegato Air Canada in un comunicato. «In risposta a questa situazione, stiamo apportando modifiche agli orari, tra cui alcune riduzioni della frequenza dei voli».
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Tra le altre sospensioni temporanee decise dalla compagnia aerea figurano la rotta Salt Lake City-Toronto, che verrà interrotta dal prossimo 30 giugno con l'intenzione di riprenderla nel 2027, nonché un rinvio del lancio del collegamento da Guadalajara (Messico) a Montreal.
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In relazione all'articolo di ieri riguardante AdvUnite e i prezzi bassi di Assoutenti, la stessa Assoutenti risponde. Pubblichiamo qui la nota.
"Assoutenti diffida l'associazione delle agenzie di viaggio AdvUnite, che sul tema dei prezzi dei biglietti aerei per mete esotiche come Seychelles o Maldive ha rilasciato negli ultimi giorni una serie di dichiarazioni palesemente diffamatorie, con lo scopo di danneggiare l'associazione dei consumatori.
Al centro della vicenda la ricerca di Assoutenti diffusa nei giorni scorsi che rilevava per alcune mete turistiche tariffe aeree particolarmente convenienti per chi decideva di partire nei mesi di maggio o giugno. In particolare l'associazione segnalava come un volo di sola andata da Roma Fiumicino per l'aeroporto internazionale delle Seychelles o per quello delle Maldive partisse da prezzi attorno ai 250 euro per il biglietto base, a seconda del giorno prescelto per la partenza.
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[post_content] => Il World Travel & Tourism Council (WTTC) ha presentato oggi il suo ultimo rapporto, "Cruising for Impact", che evidenzia l'impatto positivo del turismo crocieristico sulle comunità e le destinazioni di tutto il mondo.
Il rapporto mostra come il turismo crocieristico agisca da potente motore di opportunità, sostenendo i mezzi di sussistenza locali, rafforzando le comunità e creando valore a lungo termine nelle destinazioni costiere e portuali.
Oltre a questi impatti positivi, il settore ha contribuito con 98,5 miliardi di dollari al Pil globale e ha generato 199 miliardi di dollari di produzione economica totale, sostenendo 1,8 milioni di posti di lavoro e erogando 60,1 miliardi di dollari in salari nel 2024, a testimonianza della sua portata e del suo impatto globale.
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