17 March 2026

Per il ministro Franceschini il turismo organizzato non esiste

«La digitalizzazione è una delle richieste fondamentali del turista che va in qualsiasi parte del mondo». Questo in sintesi il pensiero di Dario Franceschini sul turismo e sui turisti. Poi ha proseguito: «Il turista vuole il WiFi, la banda larga, dei servizi di accoglienza turistica online – ha detto Franchescini -. Per questo abbiamo previsto negli anni scorsi un tax credit per aiutare la digitalizzazione delle strutture ricettive. Dobbiamo andare avanti e insistere su questo, con una gamma di prodotti infinita, digitale, che può aiutare i turisti nell’organizzare il viaggio, nel visitare un museo o nello scegliere un albergo».

Bastano queste quattro frasi per capire definitivamente che il buon Dario di turismo non capisce niente. Non sa cosa sia la struttura di fondo del turismo, nazionale e internazionale, non vede gli scenari di background, non considera il sistema del turismo organizzato. Per lui i turisti arrivano perché hanno voglia di arrivare e tanto basta. E quando arrivano vogliono il wifi. Gli è sufficiente questo. Il resto è zero.

Ora comprendiamo in modo più chiaro i motivi per cui il turismo organizzato, cioè agenzie di viaggio e tour operator, organizzazioni che portano i turisti in giro per il mondo, e quindi anche in Italia, non ha avuto pressocchè nulla dal Decreto rilancio. E’ evidente: se per Franceschini il sistema del turismo organizzato non esiste perché prevedere dei fondi o degli strumenti fiscali, o altro? Ciò che non esiste non c’è e se non c’è è inutile prenderlo in considerazione. Con buona pace di Burgio, di Astoi, della Jelinic, di Serra, dei network, di Gattinoni eccetera eccetera eccetera. Rassegnatevi: voi non esistete. 

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Qualche problema si sta rilevando con gli Usa: il 75% delle agenzie segnala incertezze, ma attenzione alle diverse motivazioni: gli italiani esitano a prenotare perché temono cambiamenti di procedure di ingresso (visto, ESTA,  controlli rigidi) il 15%, invece,  è preoccupato per l’instabilità sociale, e il 40% dei clienti è in fase di attesa, non annulla e non conferma il viaggio negli Stati Uniti.\r\nGrave la situazione riguardante i rimborsi per le agenzie di viaggio italiane. Le compagnie assicurative stanno negando il rimborso nell'85% dei casi appellandosi alle clausole sugli \"atti bellici\". Solo il 10% accoglie richieste di rimborso in casi specifici, e il 5% è in fase di valutazione. Si lasciano così le agenzie di viaggi  abbandonate a sé stesse a dover gestire l'onere economico e la relazione con il cliente insoddisfatto.\r\n\r\nBiglietteria aerea\r\nPer l’estate si temono ripercussioni anche sui costi della biglietteria aerea  per l’aumento del prezzo del greggio. 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