29 June 2026

Federalberghi svela le menzogne della #shadoweconomy

Gli albergatori con le t-shirt bianche al convegno di Rapallo

Un pesce che abbocca all’amo e la scritta: «#shadoweconomy: ascolta Federalberghi; la realtà è un’altra». Mentre entra nel vivo in Parlamento la discussione sulla norma della “manovrina”, che obbliga i portali di intermediazione degli affitti brevi a diventare sostituti d’imposta, l’associazione degli albergatori italiani chiarisce anche visivamente il proprio punto di vista sul tema della cosiddetta economia della condivisione (sharing economy). Ma le t-shirt bianche indossate con orgoglio dalla platea del sessantasettesimo congresso Federalberghi di Rapallo erano pure supportate da uno studio ad hoc. Un’attività di monitoraggio condotta su Airbnb dalla società Incipit Consulting ad aprile 2017 metterebbe infatti a nudo le quattro menzogne propagandate dagli “evangelist” della sharing economy: la maggior parte degli annunci (il 76,3%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi all’anno (non è vero che si tratta di attività occasionali). Oltre la metà delle proposte rilevate (il 56,77%) sono state pubblicate da persone che amministrano più alloggi, con i casi limite di pseudonimi di comodo quali «Guido», con le sue 507 soluzioni di soggiorno, e «Simona», a quota 347 (non è vero che si parla sempre di piccoli redditi). Una quota consistente di annunci (il 70,6%) ha a che fare con l’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno (non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare). Gli alloggi, infine, sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali (non è vero che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta).
«Al fisco oggi risultano qualcosa come 33 mila contribuenti che gestiscono locazioni brevi – ha quindi rincarato il presidente Federalberghi, Bernabò Bocca. – Solo su Airbnb, durante la settimana di Pasqua (caduta quest’anno in aprile, ndr), c’erano 214 mila annunci. Sia chiaro: noi albergatori non siamo contro la concorrenza. Se qualcuno vuole entrare nel nostro settore sotto qualsiasi forma, con qualsiasi tipo di offerta, deve essere libero di farlo. Ma chi entra nell’arena competitiva deve rispettare un principio: stesso mercato, stesse regole!». Bocche cucite in casa Airbnb, che interpellati dall’Ansa hanno rilasciato il più laconico dei «no comment». Pronta invece la reazione di Confedilizia, che ha definito folkloristici i dati di Federalberghi, attaccando soprattutto un punto dell’analisi ma senza approfondire l’impianto generale della stessa. Peraltro ancora Bocca si è detto pronto «a mettere gli elenchi nominativi (raccolti nella ricerca, ndr) a disposizione delle autorità investigative competenti e delle amministrazioni nazionali e territoriali». Perché «le buone regole servono a poco se non sono accompagnate dagli opportuni controlli».

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