16 October 2021

Horwath: ecco la top ten dei primi dieci gruppi alberghieri italiani

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Horwath

Un fatturato totale di 864 milioni di euro che salirà oltre quota 1 miliardo di euro nel 2020: questo in estrema sintesi il dato finale del primo studio che raccoglie le performance per fatturato dei primi 10 gruppi alberghieri italiani. L10 Cluster, come è stato definito lo studio che porta la firma di Horwath hTL, con la collaborazione delle singole aziende, di Confindustria Alberghi e Cdp. «Non è stato semplice condurre un’analisi che ha preso in considerazione per ciascuna catena il perimetro societario, lo storico delle camere disponibili, la struttura dei ricavi, e lo storico dei ricavi (2013-2017) – spiega Giorgio Rebaudo, project manager Horwath HTL -. La classifica relativa ai risultati 2017 è stilata in base al solo fatturato (ricavi vendite) prodotto in Italia, escluso il franchising. Le previsioni invece sono costruite sull’effettivo passo di crescita storico e ricavi medi per ogni gruppo».

Ecco allora la top ten che include, in ordine, dal primo al decimo posto: Starhotels, Gruppo Una, Aeroviaggi, Iti Hotels, TH Resorts, Delphina Hotels & Resorts, Blu Hotels, Blueserena, JSH Hotels Collection, Parc Hotels Italia.

Nel 2018 questo cluster rappresentava il 31% sul totale camere appartenenti a catene italiane nel nostro paese; il 20% di tutte le catene presenti in Italia «il 4% circa dell’intero portfolio camere italiano». La distribuzione geografica mostra una netta prevalenza delle destinazioni cosiddette “sun & beach” (44%), seguite dalle città d’arte e aree business (30%). «Per questo motivo le strutture del cluster sono mediamente più grandi rispetto allo standard tipicamente italiano: 163 camere rispetto alle 110 (media catene presenti in Italia)». L’87% delle camere dei 10 gruppi appartengono al segmento 4 stelle; il 6% ai 5 stelle e un altro 6% ai 3 stelle.

Le previsioni per il 2019-2020 «che considerano la pipeline per i prossimi anni e l’uscita già anticipata di alcune proprietà così come un tasso medio di crescita ben definito» indicano un totale di 36.600 camere nel 2020, cioè una crescita di 2.500 camere rispetto al portfolio attuale. In altre parole l’aggiunta di circa 250 camere per catena o, ancora, un nuovo hotel da 125 camere per ogni gruppo per ciascuno dei prossimi due anni. «Una stima che potrebbe rivelarsi addirittura prudente considerando che la gran parte delle catene del cluster è cresciuta con tassi più elevati tra il 2016 e il 2018».

In termini di TrevPar (ricavi globali generati dalla singola camere nell’arco di un anno fiscale) il cluster è passato dai 97 euro del 2013 ai 119 del 2017, con una crescita del 22%; le stime 2018-2020 indicano un’ulteriore tasso di crescita del 2% anno su anno.

Tornando al dato iniziale: come si posiziona il totale di oltre 1 miliardo di euro di fatturato previsto nel 2020 nello scenario europeo? Si tratta di un dato ancora modesto, se si considera ad esempio che la sola Costa Crociere raggiunge i 3,6 miliardi di euro. «Se poi si considerano soli 5 gruppi tra Spagna, Francia, Regno Unito e Croazia, insieme totalizzano 4,1 miliardi di euro di fatturato (2017). Chiaramente si tratta di gruppi a forte impronta internazionale e il dato include i ricavi generati all’estero (che sono stati invece esclusi nel cluster italiano per Starhotels, JSH e ITI) quindi le due situazioni non sono omogenee. Sicuramente però i dati evidenziano come ad esempio le dimensioni raggiunte dalle catene spagnole abbiano beneficiato dello sviluppo oltre i confini nazionali. Dimensioni che non sarebbe stato possibile raggiungere fermandosi al solo mercato domestico».

Per le catene italiane, quindi, ci sono decisamente ancora molte potenzialità di crescita.




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