13 May 2026

Prison Island, a Zanzibar la nuova avventura della famiglia Azzola

Attilio Azzola

L’espansione nel segmento dell’hotellerie messa in atto dalla famiglia Azzola non accenna a rallentare e i progetti messi a terra si susseguono senza soluzione di continuità. Ultimo nato in ordine di tempo quello che privilegia ancora una volta Zanzibar, con la realizzazione di un nuovo resort della collezione Cocoon a Prison Island.

I dettagli della nuova avventura firmata Azzola sono raccontati dal founder & sales director Attilio Azzola. «Ci siamo inseriti nel solco dello sviluppo turistico che Zanzibar sta vivendo in questi ultimi anni. Da qualche tempo la destinazione ha alzato l’asticella sulla qualità dell’offerta, anche sulla scorta dell’ingresso di alcuni gruppi internazionali del calibro di Four Seasons, Park Hyatt o Anantara. La spinta decisiva è stata data dal nuovo aeroporto, che garantisce una connettività ideale dall’Europa: basti ricordare i quattro collegamenti settimanali con Air France, o i voli di Klm, Turkish Airlines, Etihad, flydubai o Qatar Airways, per non parlare dei charter in partenza dall’Europa continentale».

Questa “seconda giovinezza” di Zanzibar ha dato modo alla famiglia Azzola di tornare a scommettere su una destinazione sulla quale aveva già puntato 25 anni fa, all’inizio come tour oeprator e successivamente come investitore alberghiero, quando lo sviluppo turistico era solo agli albori.

«Da allora la strada percorsa è stata lunga e ci ha permesso di stringere relazioni solide con la comunità e le istituzioni locali. Relazioni che ancor oggi ci hanno avvantaggiato nell’avvio della nuova avventura. Zanzibar è infatti una meta particolare, dove è fondamentale scegliere bene la location dove posizionare un resort. Il nostro Gold Zanzibar a Kendwa si trova sul punto spiaggia più bello di tutta l’isola e anche Bawe Island, fedele alla filosofia di “one island, one resort”, si trova in una location d’eccezione. A questo punto, sono state proprio le autorità governative di Zanzibar a indurci ad acquistare anche Prison Island, una vera chicca a 10 minuti di barca da Stone Town, che rappresenta un unicum nel panorama dell’area».

Il progetto

Con un investimento di circa 20 milioni di dollari, la famiglia Azzola intende conservare e valorizzare quanto esiste già, dando vita a un progetto in due fasi. «La prima, già in essere, riguarda la ristrutturazione dell’antica prigione degli schiavi, dove abbiamo creato un museo sulla storia dell’isola aperto a tutti, uno spazio dove gli artigiani locali possono presentare il proprio lavoro e, in futuro, un centro dedicato alla cultura dell’East Africa. Inoltre, data la presenza delle tartarughe giganti, abbiamo predisposto un’area ad hoc e una nursery per i piccoli di tartaruga. La seconda parte del progetto, che partirà a novembre per terminare in tempo per la stagione invernale 2026-27, prevede la realizzazione di 40 ville di 120-200 metri quadrati ognuna nell’area dove attualmente si trovano i bungalow sulla spiaggia di un piccolo hotel creato negli anni Novanta».

Quel che cambia a Prison Island è il concetto di vacanza: «Si tratta di una destinazione dal forte storytelling, dove vivere la natura a 360 gradi, molto facile da vendere in agenzia».

Come per gli altri prodotti a brand Cocoon, anche Prison Island si indirizza a una clientela internazionale: «A Bawe Island, il nostro primo mercato è quello Dac, il secondo è quello italiano e a seguire quelli francese e tedesco. Cominciano ad arrivare anche gli statunitensi, un bacino molto interessante per il target lusso, che intendiamo presidiare con sempre maggiore impegno».

Il futuro

I piani della famiglia Azzola non si fermano qui: già in pipeline lo sviluppo di un nuovo resort alle Maldive: «Un progetto ancora da finalizzare, che richiederà un investimento quasi doppio rispetto a Prison Island». E proprio sul fronte degli investimenti, Azzola tiene a precisare che «non abbiamo alle spalle fondi, ma solo la nostra forza e l’aiuto delle banche». E le Maldive potrebbero non essere l’ultima novità in cantiere, con un possibile futuro sviluppo anche in Europa.

 

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Da allora i tre soci – insieme a Curzi anche Roberto Maccari e Stefania Fusacchia – hanno costruito un piccolo impero nel mondo del turismo organizzato, forte di una squadra di 170 dipendenti e di un giro d’affari 2025 pari a 160 milioni.\r\n\r\nMa il cuore, almeno qualche volta, richiama alle origini. Ed è proprio questa strategia, «non solo basata sul valore del business, ma su una visione forse un po’ romantica» che ha portato l’azienda a «mettere in sicurezza il marchio Cts Viaggi» come commenta a caldo dopo l’acquisizione del brand lo stesso Curzi.\r\n\r\nUn brand che ha fatto la storia del turismo organizzato. «Si tratta di un’operazione differente rispetto a quelle relative all’acquisizione di Marcelletti prima e di Chinasia poi. In questo caso, abbiamo voluto preservare un marchio storico (Curzi ha lavorato in Cts dal 1984 al 1986, ndr) e onorare la memoria di Luigi Vedovato, che ne ha guidato la nascita e il successo. Un progetto geniale, precursore dei tempi, che fin dagli anni Settanta parlava di network di agenzie, di turismo giovanile e di mercato b2c. Un progetto che purtroppo non ha saputo poi adeguarsi a un mercato che ha vissuto cambiamenti profondi».\r\nOperazione nostalgia\r\n“Operazione nostalgia”? «Può darsi – replica Curzi-. Quel che è certo è che per un rilancio futuro del brand non penso tanto al mercato dei giovani quanto a una linea di prodotto che vada a intercettare quanti avevano conosciuto e apprezzato il marchio proprio negli anni Ottanta e Novanta».\r\n\r\nL’intuizione nasce da una constatazione importante: «I viaggi di gruppo vanno molto forte e il turismo organizzato, al di là degli eventi contingenti, sta prendendo quota in maniera decisa. E anche se a oggi registriamo in generale un calo sensibile, sono certo che alla fine verremo premiati con un aumento sul 2025, in particolare proprio nel segmento gruppi».\r\n\r\nGruppi che tuttavia, in base all’analisi dei dati effettuata da Idee per Viaggiare, «non sono omogenei. Dai qui la necessità di clusterizzare il cliente indipendentemente dalla fascia di soggiorno prescelta».\r\n\r\nPer ora si tratta solo di un progetto, che si inserisce però nel solco della tradizione di Idee per Viaggiare: «Siamo una realtà che ha dei valori. L’operazione in questo senso è simile a quelle portate a termine con Marcelletti e Chinasia, due realtà che, come Cts Viaggi, meritavano rispetto».\r\n\r\nCts non ha una storia di operatore destinazione, «ma in futuro potrebbe identificare una linea di prodotto per una determinata fascia di età». 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