27 June 2026

Assohotel: la deregulation degli affitti brevi cancella i piccoli alberghi a conduzione familiare

In dieci anni, sono scomparsi 2.790 hotel a 1 e 2 stelle, sempre più schiacciati dalle aggressive politiche tariffarie delle strutture di categoria superiore e al tempo stesso sopraffatti dall’aumento delle proposte di appartamenti in affitto. Sulle principali piattaforme di locazioni turistiche brevi si contano infatti ormai circa 500 mila proposte. Un boom che sta avendo un grave impatto sul mondo dell’accoglienza alberghiera in Italia. In particolare, su alberghi e pensioni a gestione familiare, che un tempo rappresentavano un punto di forza del sistema ricettivo nazionale, ma che ora faticano a restare sul mercato. È quanto emerge da un’analisi sul sistema ricettivo italiano condotto da Cst per Assohotel, l’associazione che riunisce le imprese della ricettività turistica alberghiera Confesercenti.

I piccoli alberghi non riescono più a competere non solo con le strutture medio/grandi, che hanno una maggiore capacità finanziaria ed economica, ma anche con il fenomeno degli appartamenti, che hanno costi di gestione del tutto marginali rispetto a quelli delle imprese ricettive e sono privi di obblighi sul livello minimo dei servizi. Le difficoltà gestionali dei piccoli hotel derivano anche dalla necessità di assicurare lo standard delle dotazioni e dei servizi quotidiani previsti dalle rispettive normative regionali, oltre che dalla necessità di presidiare le principali piattaforme online le quali, come è noto, chiedono commissioni elevate. Insomma, un sistema fin troppo competitivo e difficile da governare per un numero sempre maggiore di piccole imprese.

Nel 2011 in Italia c’erano 10.266 hotel a 1 e 2 stelle che offrivano il 13,3% dei posti letto del settore alberghiero. Oggi ne restano 7.476 e garantiscono il 9,6% dei posti letto del comparto. Il loro ridimensionamento non è legato alle difficoltà del periodo pandemico, visto che dal 2011 il calo medio annuo è stato del 3%. Dieci anni fa gli hotel a 1 stella in Italia erano 3.612 e nel 2022 sono scesi a 2.385. Stesso trend per i 2 stelle che nel 2011 contavano 6.654 imprese e nel 2022 si sono ridotti a 5.091. In termini percentuali il calo dei primi è stato del 34% e la diminuzione dei secondi si ferma al 23,5%. Una situazione particolare, dalla quale non sfuggono nemmeno i 3 stelle che in dieci anni hanno registrato una diminuzione del -2,5%.

Nel 2022 il maggior numero di hotel a 1 e 2 stelle era concentrato nelle regioni del Nord Est (43,7%), mentre nelle regioni del Sud e isole erano distribuite solo il 13,5% del totale. Proprio in queste aree negli ultimi dieci anni si è registrata la diminuzione percentuale più elevata, a differenza delle regioni del Centro dove la diminuzione si è fermata al -20%.

La deregulation di fatto in cui si è sviluppato il mercato degli affitti brevi in Italia sta portando a gravi squilibri nel comparto ricettivo – commenta Vittorio Messina, presidente di Assohotel Confesercenti -. Stiamo favorendo le non-imprese a tutto svantaggio delle attività imprenditoriali, che sono sottoposte a un prelievo fiscale più oneroso e sostengono costi maggiori per essere in regola con la normativa, per esempio per le questioni di sicurezza. Condividiamo dunque pienamente l’obiettivo principale della proposta di legge sulle locazioni brevi del Governo, ossia quello di regolamentare il fenomeno, auspicando che vada effettivamente nella direzione di eliminare ogni incertezza normativa e ogni forma di concorrenza sleale”.

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