27 June 2026

Risposte Turismo: Milano meta preferita dello shopping tourism insieme a Londra, Parigi e New York

Riparte il turismo e, con esso, la voglia di shopping tourism in Italia, con Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito tra i principali mercati internazionali per l’incoming del nostro Paese e una spesa media pro-capite giornaliera di 100 euro. È la fotografia scattata da Risposte Turismo e presentata oggi a Venezia nell’ambito della tappa inaugurale di Shopping Tourismil forum italiano, appuntamento dedicato agli operatori dello shopping ideato dalla stessa Risposte Turismo e organizzato quest’anno in partnership con il sistema Confcommercio e con Mastercard e Land of Fashion Villages main sponsor.

La nuova edizione di Shopping Tourism Italian Monitor contiene quindi un’inedita indagine su un campione rappresentativo di 300 turisti stranieri (provenienti da Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito), di cui la metà viaggiatori che hanno nello shopping la motivazione prevalente del viaggio. E tra i fattori che influenzano maggiormente la scelta della destinazione spiccano, dopo sconti, saldi e promozioni (60%), l’offerta commerciale della destinazione (34%), i servizi a disposizione (trasporti ma anche app dedicate e mappe, 32%), la vicinanza ad attrazione / luoghi da visitare (29%) e la presenza di produzioni tipiche/prodotti particolari o unici (27%). Tra le prime città menzionate quali mete in cui si sono realizzati i viaggi per shopping figura poi Milano assieme a Londra, New York e Parigi, mentre nelle città top of mind si inseriscono, oltre alle appena citate, anche Los Angeles, Barcellona, Madrid e Roma. Della parte del campione di intervistati riferita a chi dichiara di non aver mai viaggiato con lo shopping quale motivazione principale, il 14% ha indicato nel fare acquisti una delle attività prevalenti nel corso del soggiorno, dimostrando dunque la forza generale del binomio turismo e shopping tra la domanda.

Focus Venezia

Da un’ulteriore indagine effettuata su oltre 80 negozi a Venezia, tre clienti su quattro sono turisti e i livelli di vendita a fine anno saranno molto simili a quelli del 2019. Tra i viaggiatori stranieri maggiormente presenti nei negozi in città prevalgono gli statunitensi (32%), seguiti da francesi (25%), tedeschi (22%) e inglesi (8%). Inoltre, circa un terzo dei negozi intervistati sottolinea come, rispetto al 2019, le abitudini del turista siano cambiate: oggi si richiedono prodotti originali o personalizzati creati da artigiani locali e si vuole vivere nuove esperienze come quella di incontrare i produttori, così come si cerca l’ottimizzazione delle spedizioni di acquisti nei luoghi di vendita, sebbene una parte della clientela turistica esprima oggi un minore potere d’acquisto. Per quanto riguarda quindi le vendite ai turisti, nove negozianti su dieci sottolineano ottime prospettive per il 2023. Pur con un 64% di negozi che dispone di servizio e-commerce (prevalentemente tramite proprio sito), oltre sei su dieci puntano ancora sulla vendita in negozio.

«Lo shopping tourism in Italia beneficia della ripresa dei viaggi, anche internazionali, con vantaggi per l’offerta commerciale delle destinazioni così come per altre componenti dei sistemi economici locali – ha sottolineato Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo -. Per sfruttare questa opportunità, gli operatori dovranno dimostrare di essere aggiornati e sensibili rispetto alle richieste e preferenze dei turisti, in particolare di quelli che si muovono proprio per fare acquisti nelle destinazioni visitate, e si aspettano di poter acquisire valore, in termini di conoscenza, informazioni, intrattenimento, dall’esperienza che vivranno. I primi risultati dello Shopping Tourism Italian Monitor hanno evidenziato come, in particolare nelle città meta di consistenti flussi turistici, i titolari di punti vendita, non solo quelli appartenenti a catene e grandi marchi, si stiano attrezzando al meglio per rispondere a queste richieste. Serve però uno sforzo in più, come sistema-destinazione, per inquadrare meglio questo fenomeno, comprenderne le potenzialità e adattare l’intera offerta ricettiva a questo segmento di domanda in crescita».

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