25 August 2026

Subito! Servono altri 500 mln di sostegni. E poi c’è la bomba voucher

C’è la “S” di sostegni, ma anche la “U” di urgenza, seguita dalla “B” di battaglia e quindi dalla “I” di internazionalizzazione, nonché dalla “T” di turismo e dalla “O” di organizzato. Ci sono proprio tutti i protagonisti dell’industria dei viaggi organizzati nell’acronimo Subito. E sono sul palco del Ttg di Rimini a chiedere al governo con fermezza , e con un pizzico di fantasia, l’attenzione dovuta .

“Il nostro è il settore che ha subito il danno maggiore dalla pandemia. Il contributo complessivo del comparto al pil nazionale è crollato dagli oltre 13,4 miliardi di euro del 2019 ai 3 miliardi del 2020 ed è destinato a scendere ancora a 2,5 miliardi quest’anno   – afferma in particolare il presidente di Assoviaggi, Gianni Rebecchi -. Eppure, se guardiamo al 2020, i sostegni messi in campo dal governo sono stati di circa 600 milioni di euro, alcuni dei quali si fanno ancora attendere. E per il 2021 fino a oggi ne sono stati aggiunti appena 32 milioni. Ne servono, almeno, altri 500 milioni”.

Ma non è solo una questione di sostegni: “Le nostre federazioni – prosegue Rebecchi – hanno firmato insieme a Cgil, Cisl e Uil un documento per chiedere il prolungamento fino a giugno 2022 degli ammortizzatori sociali, di cui si discute proprio in questi giorni la riforma. Non è possibile che la cosiddetta cassa Covid per molti si sia tradotta in contributi più bassi rispetto a quelli previsti dal reddito di cittadinanza. Servono anche più incentivi fiscali, compensazioni sugli investimenti e agevolazioni simili a quelle introdotte fino a luglio 2021, quali i crediti d’imposta sugli affitti e sugli investimenti tecnologici. E poi c’è il tema della moratoria sui debiti bancari (debiti che nel 2020 si sono notevolmente incrementati), destinata a terminare alla fine dell’anno. Senza una proroga per molti diventa difficile pensare di tornare a pagare quanto pattuito. Senza contare che il rating bancario si deteriorerà al punto da rendere pressoché impossibile in futuro ricorrere a ulteriore finanza”.

Servivano interventi tempestivi che non sono mai arrivati o che quando ci sono stati sono risultati in ritardo e limitati: “Ci siamo scontrati con una burocrazia complessa e farraginosa, con procedure complicate, difficili e soprattutto non compatibili con la fase di emergenza che stiamo vivendo”, rincara la presidente Fiavet, Ivana Jelinic. Ecco allora che se battaglia deve essere, “noi saremo pronti – aggiunge la presidente Maavi, Enrica Montanucci -. A noi non appartiene il mondo di chi fa irruzione nella sede della Cgil. Noi non siamo abituati ad alzare i toni, siamo persone cortesi. Ma non vorrei che tutto ciò fosse scambiato per debolezza”.

E poi c’è l’atavica questione dell’immagine di chi fa outgoing. Come se l’industria del turismo si potesse dividere in attori “buoni”, quelli che portano gli stranieri nel nostro Paese, e in attori “cattivi”, quelli che mandano gli italiani all’estero. Una sorta di visione da mercantilismo settecentesco applicata al mondo globale di oggi. “Chiunque mastichi appena di economia sa però benissimo che non esiste esportazione senza importazione – sottolinea il presidente Aidit, Domenico Pellegrino -. Certo, sono arrivati i corridoi. Ma sono piccoli, stretti, in ritardo, onerosi da sostenere. Senza contare la bomba a orologeria voucher: si parla di 500 milioni di euro che a breve dovrebbero uscire dalle nostre aziende. Chi ce li darà? Dove andremo a prenderli?”.

“Non possiamo più pensare di essere speciali in un’Europa che usiamo solo quando ci fa comodo – aggiunge il presidente di Fto, Franco Gattinoni -. Dobbiamo viaggiare. Bisogna andare oltre i corridoi. Mi auguro che presto ci si possa spostare in maniera semplice: green pass, nonché tampone all’andata e al rientro… Magari, certo, con qualche Paese in black list per le situazioni più a rischio. Troppi operatori poggiano il proprio core business su destinazioni del tutto inaccessibili”.

Il tempo è davvero scaduto. “Oggi, salendo sul palco con queste magliette, ci siamo esposti al ridicolo – conclude il presidente Astoi, Pier Ezhaya -. Lo abbiamo fatto perché siamo arrivati alla frutta, anzi all’ammazzacaffè. La nostra iniziativa andrebbe quindi letta in un altro modo: se tanti imprenditori, manager e professionisti preparati arrivano a fare questo, forse è proprio perché non vediamo alternative”. E basta con i luoghi comuni sull’outgoing, ribadisce sempre Ezhaya: “Lo scorso aprile siamo stati oggetto di una campagna devastante contro le vacanze all’estero. Qualcuno dimentica però che chi manda clienti all’estero, lo fa tramite aziende italiane, che pagano tasse italiane e assumono personale italiano. Mentre nessuno (giustamente) trova riprovevole che i turisti rimasti nel nostro Paese magari abbiano raggiunto la propria destinazione guidando macchine tedesche e indossando scarpe da ginnastica americane…”.

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