27 April 2026

Cortina: la Regina delle Dolomiti, nonostante una buona estate, non è ancora ripartita

Gherardo Manaigo con Roberta Alverà

Si può cercare di stilare un bilancio, ormai a fine settembre, per la destinazione del bellunese, un’icona della vacanza dolomitica sin dagli anni ‘70.
Roberta Alverà, presidente dell’Associazione Albergatori Cortina d’Ampezzo ci racconta che «Nonostante un ottimo agosto, siamo ancora lontani dai numeri che la destinazione faceva registrare prima della pandemia: purtroppo anche in questo 2021 giugno ha avuto un’occupazione bassissima, (forse per le incertezze legate all’utilizzo del green pass e la campagna vaccinale non ancora lanciata n.d.r.). In luglio è andata un po’ meglio anche se si è sofferta la mancanza di flussi turistici stranieri, solo in parte rimpiazzata da quelli domestici. Ferragosto è andato bene grazie alla clientela prevalentemente italiana, con molti ospiti che arrivano per la prima volta, il che è un dato dato positivo da segnalare. Settembre, ci sta stupendo in positivo e cominciamo a registrare ritorni di clientela straniera».

Il tempo ha retto, rispetto all’estate vista globalmente e  un ricchissimo calendario di eventi estivi e tantissime iniziative hanno contribuito a rendere Cortina ambita, anche se purtroppo la permanenza risulta sempre limitata a qualche giorno.

«Dopo il successo dei Mondiali – racconta uno degli albergatori più noti della località, Gherardo Manaigo del De La Poste – speravamo in uno scampolo di inverno ma non è stato possibile. Siamo stati fermi per la seconda stagione di seguito. L’estate ha portato un po’ di respiro e speriamo in un buon autunno. La nostra comunità è un piccolo paese montano che aumenta la propria popolazione a dismisura in stagione. Diamo lavoro a oltre 2300 persone e l’organizzazione di questi flussi non è possibile realizzarla senza una pianificazione e, nonostante questo, spesso fatichiamo a trovare collaboratori qualificati, ma non solo per l’hotelerie, anche per il settore ristorazione che si va sempre più qualificando e ovviamente richiede personale consono alle aspettative. La mia idea, resta comunque, di tenere aperto l’albergo per 10 mesi l’anno allungando la stagionalità a 5+5 mesi e nel contempo formare giovani locali da inserire nelle strutture per poter contare su un flusso di collaboratori “fatto in casa”».

MT

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