4 April 2026

Iata: la battaglia col Covid costerà ai vettori altri 47,7 miliardi di perdite nel 2021

La Iata segnala perdite nette per 47,7 miliardi di dollari per il 2021 delle compagnie aeree a livello globale, dopo il rosso di 126,4 miliardi totalizzato lo scorso anno. “Questa crisi è più lunga e profonda di quanto chiunque si sarebbe potuto aspettare – ha commentato Willie Walsh, direttore generale Iata -. Le perdite si ridurranno rispetto al 2020, ma il dolore provocato dalla crisi aumenta. C’è ottimismo per i mercati domestici, dove la resilienza tipica dell’aviazione è confermata dai forti rimbalzi della domanda nei paesi dove non ci sono restrizioni ai viaggi interni. Queste stesse restrizioni continuano invece a smorzare la domanda di viaggi internazionali. Sebbene si stima che nel corso dell’anno viaggeranno in aereo 2,4 miliardi di persone a livello globale, le compagnie aeree bruceranno altri 81 miliardi di dollari in contanti”.

Iata segnala dunque che il traffico passeggeri raggiungerà quest’anno il 43% dei livelli 2019. Come anticipato, la domanda interna nei mercati più grandi, Stati Uniti e Cina, guiderà la ripresa e il traffico internazionale raggiungerà poco più di un terzo (34%) del livello del 2019.

L’associazione mondiale delle compagnie aeree sottolinea anche che il “lancio irregolare delle campagne di vaccinazione (…) limiterà la ripresa in Europa e nel Nord Atlantico” quest’estate, sebbene “i progressi della vaccinazione negli Stati Uniti e in Europa, (consentiranno) il ritorno di alcuni viaggi internazionali su larga scala nel secondo metà dell’anno ”.

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In parte si tratta però di riprotezioni di quanti hanno subito la cancellazione del volo diretto verso una meta orientale».\r\n\r\nIn effetti, quello delle riprotezioni resta uno scoglio attualissimo: «Dal momento in cui abbiamo terminato i rimpatri, si è aperto il problema di gestire al meglio le diverse policy di rimborso messe in campo dai vettori combinandole con le richieste provenienti dai clienti».\r\nIl nodo riprotezioni\r\nUn vero rompicapo, visto che molti clienti vorrebbero cambiare meta ma al momento i voli non sono ancora stati annullati. «Le compagnie aeree tendono a cancellare all’ultimo minuto i collegamenti. Se i voli risultano confermati, non è possibile chiedere il rimborso dai fornitori di servizi né riproteggere in modo adeguato i clienti. Anche perché eventuali soluzioni risultano troppo costose, con prezzi schizzati alle stelle anche a causa della ridotta capacità aerea».\r\n\r\nMele rileva anche come il sistema dei warning della Farnesina sia peggiorato negli ultimi giorni. Per i tour operator che, come Mappamondo, producono buona parte del fatturato globale con clienti che transitano o volano sugli aeroporti mediorientali, la perdita appare evidente.\r\n\r\nIn un quadro così complesso, la differenza la faranno anche i rapporti con le dmc locali. «Mappamondo mantiene relazioni consolidate con i fornitori in loco; per questo possiamo contare su un trattamento privilegiato e su un rapporto di fattiva collaborazione per affrontare la crisi nel migliore dei modi».\r\n\r\nDiscorso parzialmente diverso per Shiruq, operatore tailor made parte del gruppo che propone viaggi in diverse parti nel mondo sfruttando gli aeroporti non coinvolti nella crisi mediorientale. «Abbiamo ad esempio partenze per i Paesi Baltici, per la Mauritania, per l’Uzbekistan. Tutte mete di nicchia che continuano ad attirare i viaggiatori».\r\n\r\nIntanto, Astoi è al lavoro per trovare strategie e punti di incontro con la Farnesina e con i vettori. Con l’ulteriore difficoltà di un ministero del turismo ricoperto ad interim dal presidente del consiglio. E l’estate è ormai alle porte.","post_title":"Al cuore della crisi: l'analisi di Andrea Mele di Mappamondo","post_date":"2026-03-30T14:58:28+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1774882708000]}]}}