27 June 2026

Fiere e congressi rischiano di non rientrare nella proroga della Cig

E’ allarme rosso per i settori di fiere e congressi. I due settori, fra i più colpiti dall’epidemia Covid-19, rischiano clamorosamente e incomprensibilmente di essere esclusi dalla proroga della cassa integrazione Covid in deroga (Cig Covid) per i settori fortemente in crisi allo studio dei tecnici dei ministeri del Lavoro e dell’Economia.

La proroga della cassa integrazione, come si evince in una nota inviata ai ministeri competenti dalle 3 associazioni di categoria (Aefi, Cfi e Federcongressi&eventi), è una misura indispensabile per evitare una perdita di occupazione mai vista per i settori fondamentali per la ripresa del sistema produttivo ed economico del Paese che stanno affrontando una crisi strutturale di dimensioni senza precedenti.

«L’industria dell’organizzazione di eventi aziendali, convegni e congressi ha subito nel 2020 una riduzione dell’80% dei ricavi dovuti alle cancellazioni degli eventi già in calendario con una perdita per il comparto di ricavi per 28,5 miliardi di euro”, commenta Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi, l’associazione italiana dell’industria dei congressi e degli eventi. “Siamo in una situazione di blocco totale della domanda con conseguente azzeramento di potenziali ricavi almeno fino al 30 giugno 2021. Senza dubbio, poi, anche la seconda metà dell’anno non sarà a pieno regime (ammesso che la situazione epidemiologica migliori) ed è quindi prevedibile una perdita di ricavi anche per il 2021 di oltre il 70%. I costi del personale rappresentano per noi il 75% del totale dei costi generali: perdere gli ammortizzatori sociali significa perdere il reale strumento di supporto e ristoro delle imprese».

I settori di fiere, congressi ed eventi sono i naturali beneficiari della cassa integrazione in deroga: da marzo 2020 – data della prima chiusura a oggi le aziende dei comparti hanno potuto lavorare solo per un breve periodo tra settembre e ottobre ma in totale mancanza di domanda. L’apertura dei settori, poi, non ha comportato un’immediata ripresa dei ricavi: di fatto la filiera di fiere, congressi ed eventi aziendali è ferma dal primo lockdown generale.

 

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L’accordo mantiene l’attuale regime di compensazione previsto dal regolamento (CE) n. 261, compreso il diritto al risarcimento in caso di ritardi superiori a tre ore e importi fino a 600 euro. Sebbene la tutela dei passeggeri resti fondamentale, la decisione di non modernizzare un quadro normativo concepito oltre vent’anni fa non tiene adeguatamente conto delle attuali realtà operative del settore, tra cui la crescita del traffico aereo, i limiti infrastrutturali, le interruzioni dei servizi di controllo del traffico aereo e le sfide geopolitiche che interessano le compagnie aeree europee. Inoltre, il testo non affronta una delle principali cause di ritardi e cancellazioni: le inefficienze del sistema di controllo del traffico aereo. 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