17 March 2026

Report Aigo: la distribuzione ora punta soprattutto sulla ricerca di nuovi prodotti

Con l’intero settore dei viaggi fortemente limitato dalle restrizioni agli spostamenti, cambiano le priorità della distribuzione. L’ampio spazio dato agli incontri formativi nei primi mesi dell’emergenza lascia ora il posto all’adattamento del modello di business alle nuove circostanze, alla ricerca di nuove destinazioni, alla creazione di nuovi prodotti e al rafforzamento del rapporto con il cliente, che ora come mai esige servizi in grado di soddisfare esigenze inedite. Assume un atteggiamento più conservatore però l’Italia, che appare più reticente a modificare il proprio modello di business, continuando a perseguire maggiormente la formazione ma anche sforzandosi di individuare nuove destinazioni. Un’altra caratteristica del mercato italiano è quella della ricerca di nuove audience alle quali rivolgersi. Per tutti i mercati resta infine fondamentale lo sviluppo di nuovi prodotti, per farsi trovare preparati in fase di ripartenza e catturare l’interesse di una categoria, quella dei viaggiatori, ferma da diversi mesi.

E’ il risultato principale della terza edizione del report Global Travel Distribution – Covid-19 Impact, realizzato lo scorso settembre da Aigo e Travel Consul, intervistando professionisti del turismo di oltre 20 mercati distribuiti in tutto il mondo. Di questi, il 50% (66% del campione italiano) lavora presso agenzie di viaggio, il 34% (25% del campione italiano) nei tour operator e il restante 16% è impiegato in gsa o in altri tipi di attività commerciale.

Policy di cancellazione sempre più flessibili

Tra le altre evidenze dello studio, interessante è poi il dato sulle risposte adottate dagli operatori per venire incontro alle nuove richieste dei consumatori. Tra queste spiccano, in particolare, la modifica delle policy di cancellazione (88% in Italia, 75% nel resto del mondo) e, più indietro, l’espansione dei canali di comunicazione, la proposta di polizze assicurative e nuove partnership con buyer e fornitori.  Il fenomeno delle nuove politiche di cancellazione improntate alla flessibilità stanno quindi riscontrando il favore degli operatori, soprattutto di quelli italiani: il 59% degli intervistati (solo il 45% di quelli globali) ritiene infatti che queste stiano avendo un impatto positivo. La maggioranza delle risposte globali, curiosamente, si distribuisce invece tra nessun impatto (20%) e impatto negativo (35%).

Tiene l’occupazione nella distribuzione ma cresce la percentuale di part-time

Per quanto riguarda l’evoluzione della forza lavoro, l’Italia conta la più bassa percentuale di professionisti che hanno perso l’impiego (22% contro il 22,6% europeo e il 26% globale): un dato in miglioramento visto che a maggio si era raggiunto il 30%. Cala tuttavia anche la percentuale di coloro che hanno mantenuto l’impiego come in era pre-Covid: si passa infatti dal 13% di maggio al 9,5% di settembre. Stabile il ricorso alla cassa integrazione (20%) e ai contratti indipendenti (18%), mentre cresce la percentuale (da 14% a 20%) di chi passa da una formula full-time a una part-time.

La ripresa piena? Solo nel 2022; il prossimo sarà un anno di transizione

Il 77% degli intervistati vede poi come periodo peggiore il quarto trimestre del 2020, con perdite comprese tra l’80% e il 100%. La situazione, pur restando in negativo, migliora nei trimestri successivi. Addirittura tra aprile e giugno del 2021 il 9% (contro l’1% di ottobre-dicembre 2020) prevede di contenere le perdite tra le 0% e il 19%. Resta comunque alta la percentuale di operatori che prevedono perdita nel primo semestre 2021: 60% nel primo trimestre e 39% nel secondo. Il 37% degli operatori globali e italiani guarda quindi al 2022 come all’anno della ripresa, considerando il 2021 come un anno di transizione tra la fine dell’emergenza e la piena ripresa dei flussi turistici. Il 27% degli operatori italiani e il 23% di quelli globali hanno invece dichiarato di non sapere quando torneranno ai volumi di lavoro pre-Covid. C’è anche incertezza in merito a  come evolverà in futuro il ruolo che gli intermediari verranno chiamati a ricoprire: se un terzo di loro pensa che dovrà consolidare le proprie capacità consulenziali, la stessa quota di intervistati non sa quali cambiamenti la attende, mentre il 13% è convinto che non ci sarà alcun cambiamento.

Gli aiuti governatici rimangono fondamentali per la sopravvivenza del settore

I dati analizzati fino a qui, sono quindi le conclusioni dello studio, mostrano come il Covid-19 abbia avuto, e stia tuttora avendo, un impatto molto pesante sul turismo a livello globale. Le aziende di settore hanno per ora arginato la crisi rivedendo il loro modello di business e riorganizzando la forza lavoro e i prodotti offerti, ma dipendono ancora fortemente dagli aiuti governativi, senza i quali l’aspettativa di sopravvivenza è destinata a scendere. Si riscontrano però alcune tendenze che, già in questa fase di limitazioni ai viaggi, sembrano destinate a cambiare il turismo del futuro. Una su tutte è la riscoperta del turismo domestico e di prossimità, che rimette al centro della scena l’Italia come destinazione turistica (mentre il suo appeal internazionale rimane invariato) e impone agli operatori la ricerca e la formulazione di nuovi prodotti che assecondino le nuove esigenze dei viaggiatori. Un’altra tendenza è quella secondo cui il cliente privilegia le destinazioni che, attraverso politiche mirate, il rilascio di certificazioni ufficiali e le capacità di gestire l’emergenza, danno maggiori garanzie di sicurezza. Si assiste inoltre a uno stretching delle stagioni di viaggio (con le canoniche estate e inverno che “sconfinano” nell’autunno e nella primavera) e a una crescita importante del solo travel, i viaggi in solitaria, che, insieme alle proposte di un turismo a piccoli numeri, viene preferito alle formule come crociere e viaggi di gruppo.

 

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