25 April 2026

Allarme Iata sui costi: “I tagli non sono sufficienti a garantire i posti di lavoro nel 2021”

I numerosi tagli dei costi non saranno comunque in grado di salvare i posti di lavoro nel 2021: la più recente delle analisi Iata arriva a questa conclusione e da qui riparte per appellarsi nuovamente ai governi per sostenere finanziariamente le compagnie aeree ed evitare massicci licenziamenti.

I ricavi totali dell’industria del trasporto aereo nel 2021 dovrebbero diminuire del 46% rispetto al dato 2019 (838 miliardi di dollari). L’analisi precedente prevedeva che i ricavi del 2021 scendessero di circa il 29% rispetto al 2019. Ciò si basava sulle aspettative di una ripresa della domanda a partire dal quarto trimestre del 2020. La ripresa è stata tuttavia ritardata, a causa dei nuovi focolai di Covid-19 e delle conseguenti restrizioni di viaggio. Iata prevede perciò che il traffico per l’intero 2020 diminuirà del 66% rispetto al 2019, con la domanda di dicembre in calo del 68%.

“Il quarto trimestre del 2020 sarà estremamente complesso e ci sono poche indicazioni che la prima metà del 2021 sarà significativamente migliore, fintanto che i confini rimarranno chiusi e/o le quarantene rimarranno in vigore – spiega Alexandre de Juniac, direttore generale e ceo della Iata -. Senza ulteriori aiuti finanziari da parte dei governi, una compagnia aerea media – considerato il contesto attuale – dispone di soli 8,5 mesi di liquidità. E non possiamo tagliare i costi abbastanza velocemente per recuperare il ritardo dei ricavi “.

Sebbene le compagnie aeree abbiano adottato misure drastiche per ridurre i costi, circa il 50% di questi sono fissi o semi-fissi, almeno a breve termine: ciò implica che i costi non diminuiscono in maniera parallela ai ricavi. Ad esempio, il calo anno su anno dei costi operativi per il secondo trimestre è stato del 48% rispetto a un calo del 73% dei ricavi operativi, sulla base di un campione di 76 compagnie aeree.

Inoltre, poiché le compagnie aeree hanno una capacità ridotta (chilometri di posti disponibili o Ask) in risposta al crollo della domanda di viaggio, i costi unitari (costo per Ask o Cask) sono aumentati, poiché ci sono meno chilometri di posti su cui “ripartire” i costi. I risultati preliminari del terzo trimestre mostrano che i costi unitari sono aumentati di circa il 40% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Guardando al 2021, Iata stima che per ottenere un risultato operativo in pareggio e neutralizzare il cash burn, i costi unitari dovranno diminuire del 30% rispetto al Cask medio per il 2020. Tale calo è senza precedenti.

Per ogni nuovo giorno di crisi, la potenziale perdita di posti di lavoro e la devastazione economica aumentano. A rischio ci sono circa 1,3 milioni di posti di lavoro nelle compagnie aeree. E ciò avrebbe un effetto domino, mettendo in bilico 3,5 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nel settore dell’aviazione insieme a un totale di 46 milioni di persone nell’indotto i cui posti di lavoro sono supportati dal trasporto aereo.

“Sul fronte dei costi le buone notizie per il 2021 sono davvero poche – conclude de Juniac -. Anche se massimizziamo la nostra riduzione dei costi, l’industria non sarà comunque finanziariamente sostenibile”.

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