25 August 2026

To di nicchia: la forza di un modello di business alternativo

“Naturalmente non posso essere contento che Thomas Cook sia fallito, però io rimango sempre critico nei confronti di certi approcci di massa al turismo. Una volta andavi in Oman e ti potevi permettere di metterti a chiacchierare con i negozianti del mercato, sorseggiando insieme del tè. Oggi ti rispondono che non hanno tempo, perché tra pochi minuti arriva un gruppo di 50 persone. Quindi non posso neppure dire che mi dispiaccia moltissimo di quanto è accaduto”.

È  andato dritto al punto Maurizio Levi, dell’omonimo tour operator, in occasione dell’incontro organizzato da Fto alla fiera di Rimini e dedicato ai tour operator di nicchia e di qualità.

Una tavola rotonda che, dato il momento, è stata dominata dal tema Thomas Cook: un modello di business chiaramente in antitesi rispetto a quello dei tour operator presenti nel panel.

“Io non vedo poi così male lo sviluppo dei colossi – ha quindi ribattuto Gianluca Rubino di Kel 12 -. Il comparto ha bisogno anche di loro. Ciò che è accaduto, in realtà, può danneggiare l’intero settore. Noi continuiamo a consigliare, anche come associazione, di affidarsi ai tour operator perché così ci sono maggiori garanzie. Ma ora le persone si fanno delle domande…”.

La soluzione, allora, potrebbe stare nel mezzo: “È ovvio che in molte zone del mondo rimani atterrito dall’overtourism – ha osservato Gianluca Mancini di Wwf Travel -. Si potrebbe provare però a cambiare la mentalità del turismo di massa. Esportare le buone pratiche dei viaggi sostenibili. Una missione impossibile? Forse, ma bisogna iniziare a percorrere questa via. E i buoni segnali ci sono già: basta pensare alle tante iniziative per ridurre l’uso della plastica, che molti operatori dell’industria stanno oggi portando avanti”.

Quel che è certo è che, nonostante la differenza di dimensioni, non c’è tra i tour operator di nicchia alcun timore reverenziale: “Noi operiamo in un mercato preciso e qui cerchiamo di dare il meglio – ha sottolineato infatti ancora Rubino -. Abbiamo scelto la specializzazione, gli altri la leadership di prezzo. Ma c’è spazio per tutti”.

Certo, vendere questa tipologia di viaggi non è sempre semplice: “Il canale web è pressoché inutilizzabile, perché altrimenti verrebbe meno il valore del nostro approccio consulenziale – ha concluso Alessandro Simonetti di World Explorer -. Ecco allora che il canale agenziale diventa fondamentale. A patto però che anche gli agenti di viaggio siano in grado di trasmettere il medesimo livello di supporto al cliente”.

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