25 August 2026

Alitalia: il governo cancella la scadenza del prestito da 900 milioni

Alitalia

Il governo cancella il termine del 30 giugno per la restituzione del prestito di 900 milioni di euro concesso ad Alitalia dopo il commissariamento. La notizia, pubblicata oggi da Il Sole 24 Ore, evidenzia che dopo tre proroghe, il governo ha abolito la scadenza che era stata fissata «non oltre il termine 30 giugno 2019», nel decreto semplificazioni del dicembre scorso. La novità è prevista nelle prime bozze del decreto legge crescita, nell’articolo 38, la norma «volta a consentire l’eventuale ingresso del Mef nel capitale sociale della Newco Nuova Alitalia». Tale norma prevede che il Mef possa usare i proventi degli interessi sul prestito, «stimati in 145 milioni», per sottoscrivere quote di capitale dell’ipotizzata «nuova Alitalia», la società che verrà costituita se avrà successo il progetto delle Ferrovie dello Stato con altri soci per comprare il vettore commissariato.

Salvo modifiche nel testo finale del decreto, che sarà esaminato il 24 aprile dal Consiglio dei ministri, non c’è più una data fissa entro la quale i 900 milioni devono essere restituiti allo Stato. La bozza stabilisce che i 900 milioni del «prestito ponte» saranno restituiti al Mef «nell’ambito della procedura di ripartizione dell’attivo dell’amministrazione straordinaria a valere e nei limiti dell’attivo disponibile di Alitalia Società aerea italiana Spa in amministrazione straordinaria».

Atlantia smentisce l’interesse per Alitalia

Nel frattempo ieri da Atlantia, precedentemente indicata come potenzialmente interessata ad Alitalia è stato precisato che «il cda (a tal proposito, ndr) non pensa nulla, perché non ha mai affrontato questo tema». Le parole sono quelle di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, in risposta alle domande di alcuni azionisti su un eventuale ruolo nell’operazione di rilancio della compagnia aerea. «Ovviamente noi speriamo che Alitalia venga salvata, rilanciata e ristrutturata – ha proseguito – ma abbiamo talmente tanti fronti aperti che aprirne uno ulteriore, e non di bassa complessità, sarebbe particolarmente complesso, uno in più in questo momento non ce lo possiamo permettere».

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