25 June 2026

FlixBus: «A qualsiasi nuovo Governo chiediamo stabilità normativa»

Andrea Incondi, FlixBus

Andrea Incondi, FlixBus

«Certezza del diritto e stabilità normativa, senza sorprese e decisioni prese in preda agli umori notturni». Non mandarle a dire è la cifra caratteristica di Andrea Incondi, country manager Italy di FlixBus che, ai margini della conferenza sul progetto Moving Culture, in collaborazione con l’associazione italiana giovani per l’Unesco, parla delle istanze di FlixBus da presentare sui tavoli istituzionali in qualsiasi scenario si aprirà dopo il voto del 4 marzo.

Sì perché a prescindere da qualsivoglia colore politico, per la società è quanto mai importante partire con il piede giusto, considerate tutte le querelle che l’hanno vista protagonista negli anni passati.

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«Sono tre i punti fondamentali sui quali vorremmo dialogare – prosegue il manager -: in primo luogo riteniamo che il Ministero dei Trasporti debba spingere i comuni e le istituzioni locali a lavorare sulle autostazioni a tutto tondo. Occorre poi che, anche in materia di trasporti, sia l’Europa a dover dare dei parametri uguali per tutti gli stati membri, così dal permettere ad aziende come la nostra di operare con le stesse normative in tutta Europa».

C’è poi il terzo punto, il consueto annoso dell’Italia, che riguarda lo snellimento della burocrazia, sul quale Flixbus porta “i soliti esempi” d’oltreconfine. «Per ottenere un’autorizzazione per una nuova tratta ma anche solo pere modificare una esistente occorrono mesi – spiega Incondi -: minimo tre per mettere mano a qualcosa e anche 6 per ottenere una nuova autorizzazione. Non è accettabile, in Germania ne bastano due, in Francia anche meno».

La normativa in materia dei trasporti è infatti nebulosa e tortuosa: «Esiste il criterio triregionale, ovvero c’è l’obbligo di attraversare tre regioni con una tratta – precisa il manager -: non possiamo fare una Milano – Torino ad esempio, il percorso completo deve essere Torino – Venezia, così da toccare Piemonte, Lombardia e Veneto. Dovremmo invece passare a un criterio chilometrico e deve essere l’Europa a stabilirlo».

Idee chiare e proposte concrete che saranno ribadite a chiunque sia il nuovo titolare del dicastero dei trasporti. «Noi non vogliamo altro che un contesto normativo definito – conclude Incondi -, nel quale muoverci con la flessibilità che caratterizza il nostro business dinamico».

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