14 May 2026

Airbnb: siamo una risorsa. Federalberghi: dati contraddittori

Alessandro Nucara

Botta e risposta tra Airbnb e Federalberghi sui numeri della sharing economy. Il portale nato a San Francisco ha aspettato qualche giorno a replicare allo studio dell’associazione albergatori presentato in occasione della convention di Rapallo e condotto in collaborazione con Incipit Consulting per smentire alcune delle più diffuse convinzioni sui presunti benefici del business degli affitti brevi online. Ma poi ha a sua volta pubblicato una serie di dati volti a dimostrare quanto la propria attività sia in realtà una risorsa per il paese. In particolare, considerando anche l’indotto, l’impatto economico complessivo di Airbnb nel 2016 in Italia sarebbe stato di 4,1 miliardi di euro. Gli host (ossia chi affitta stanze e/o appartamenti) della Penisola sarebbero oltre 121 mila e genererebbero un totale di 621 milioni di euro in locazioni. Sempre secondo il portale, l’affittuario medio tricolore metterebbe a disposizione il proprio alloggio per appena 23 giorni all’anno, guadagnando complessivamente circa 2.200 euro. «In larga parte – sostiene ancora Airbnb – questi ricavi hanno permesso agli italiani di integrare il loro reddito e mantenere la proprietà delle loro case».
Tutti numeri che tuttavia scontano una buona dose di auto-referenzialità, in quanto rilasciati dallo stesso portale. Ma secondo il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, le cifre di Airbnb sarebbero anche contraddittorie: «Se per esempio ciascuno dei 121 mila host italiani guadagnasse effettivamente 2.200 euro all’anno come dice Airbnb, il giro d’affari complessivo sarebbe di 266 milioni di euro e non di 621 milioni». Non solo: all’associazione degli albergatori risulta che i contribuenti italiani ufficialmente titolari di redditi da locazione breve sarebbero circa 33 mila: «E quindi il noto portale ne ospita quasi 90 mila che evidentemente dimenticano di pagare le tasse».
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