14 May 2026

Federalberghi svela le menzogne della #shadoweconomy

Gli albergatori con le t-shirt bianche al convegno di Rapallo

Un pesce che abbocca all’amo e la scritta: «#shadoweconomy: ascolta Federalberghi; la realtà è un’altra». Mentre entra nel vivo in Parlamento la discussione sulla norma della “manovrina”, che obbliga i portali di intermediazione degli affitti brevi a diventare sostituti d’imposta, l’associazione degli albergatori italiani chiarisce anche visivamente il proprio punto di vista sul tema della cosiddetta economia della condivisione (sharing economy). Ma le t-shirt bianche indossate con orgoglio dalla platea del sessantasettesimo congresso Federalberghi di Rapallo erano pure supportate da uno studio ad hoc. Un’attività di monitoraggio condotta su Airbnb dalla società Incipit Consulting ad aprile 2017 metterebbe infatti a nudo le quattro menzogne propagandate dagli “evangelist” della sharing economy: la maggior parte degli annunci (il 76,3%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi all’anno (non è vero che si tratta di attività occasionali). Oltre la metà delle proposte rilevate (il 56,77%) sono state pubblicate da persone che amministrano più alloggi, con i casi limite di pseudonimi di comodo quali «Guido», con le sue 507 soluzioni di soggiorno, e «Simona», a quota 347 (non è vero che si parla sempre di piccoli redditi). Una quota consistente di annunci (il 70,6%) ha a che fare con l’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno (non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare). Gli alloggi, infine, sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali (non è vero che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta).
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