2 April 2026

Artemis II, 54 anni dopo l'Apollo 17 l'America torna verso la Luna. E porta un pezzo d'Italia

(Adnkronos) - L'ultima volta era il dicembre del 1972. Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans erano a bordo dell'Apollo 17, l'ultima missione lunare della storia. Da allora, per oltre cinquant'anni, nessun essere umano si era più avventurato oltre l'orbita bassa terrestre. Ieri sera, alle 18.35 ora della costa est, (le 00.35 in Italia) dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, quella parentesi si è chiusa. Il razzo Space Launch System della Nasa ha sollevato nel cielo del crepuscolo il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e l’astronauta canadese Jeremy Hansen, a bordo della capsula Orion. La missione si chiama Artemis II, durerà dieci giorni e non atterrerà sulla Luna, ma la circumnavigherà, portando l'equipaggio a oltre 252.000 miglia dalla Terra, più lontano di qualsiasi essere umano prima di loro, superando il record stabilito dall'Apollo 13 nel 1970, quando quella missione fu costretta a tornare indietro.

La missione porta con sé una serie di primati. Glover sarà il primo uomo afroamericano a viaggiare nello spazio profondo. Koch la prima donna. Hansen il primo non americano su una missione lunare. Dalla Casa Bianca, Trump ha seguito il lancio e si è congratulato con la Nasa e con gli astronauti. "È stata una cosa notevole - ha detto - Sono persone coraggiose". Dopo tre ore e mezza circa c’è stata la separazione e Orion ha iniziato le prove delle operazioni di prossimità che prevedono manovre simili a quelle di attracco a un lander lunare o alla stazione Gateway. A questo punto sono iniziate le 24 ore di permanenza in un’orbita terrestre per testare i sistemi della capsula. Poi Orion partirà per il viaggio verso la Luna.

Artemis II non prevede però un atterraggio. I lander che devono portare gli astronauti sulla superficie lunare, affidati a SpaceX di Elon Musk e a Blue Origin di Jeff Bezos, non saranno pronti prima del 2028. Per ora la capsula Orion serve a collaudare i sistemi con esseri umani a bordo, a identificare i problemi prima che diventino pericolosi. Poche ore dopo il decollo, i tecnici della Nasa stavano già lavorando a un problema con il bagno della capsula. Dietro la retorica dei primati c'è però una ragione strategica precisa. La Cina vuole atterrare sulla Luna entro il 2030, e il direttore della Nasa Jared Isaacman ha ammesso pubblicamente che Pechino potrebbe arrivarci prima di Washington. Chi arriva per primo definisce le regole: su come si estraggono le risorse, su chi controlla i punti strategici della superficie. Non è la corsa degli anni Sessanta contro i sovietici, ma la logica è simile. A differenza degli americani, che puntano al Polo Sud lunare, ricco di ghiaccio d'acqua utile per future basi permanenti, i cinesi si concentrano sul lato visibile della Luna, lo stesso dove atterrò l'Apollo 11 nel 1969.

Per l'Italia, il lancio di ieri non è solo un evento da seguire da spettatori. Il modulo di servizio della capsula Orion, il sistema che fornisce propulsione, energia, aria e acqua agli astronauti, è stato costruito in larga parte in Italia. Thales Alenia Space a Torino ha realizzato la struttura primaria del modulo, i sistemi di controllo termico e quelli per la distribuzione di acqua potabile, ossigeno e azoto. Senza quelle componenti, la capsula non potrebbe sopravvivere nello spazio profondo. Leonardo, nello stabilimento di Nerviano vicino a Milano, ha costruito i pannelli solari che compongono le quattro ali del modulo e l'elettronica di bordo per il controllo e la distribuzione di energia.

Il legame tra l'Italia e il programma Artemis va però ancora più lontano. A Washington, la Nasa ha firmato un accordo con il governo italiano che prevede moduli abitativi costruiti in Italia sulla superficie lunare. Nell'accordo è prevista anche la presenza di un astronauta italiano tra quanti cammineranno sul suolo lunare, anche se è ancora presto per fare nomi. I candidati più probabili si trovano tra gli italiani che fanno parte del corpo astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea.

Prima del decollo, il comandante Wiseman aveva spiegato perché nessuna nazione, nemmeno gli Stati Uniti, può permettersi di fare questo da sola: "I piani che questa agenzia e questa nazione stanno mettendo in campo non possiamo farli da soli, non nel lungo periodo. Non c'è modo di esplorare il cosmo se non lo facciamo insieme, tutti noi, come coalizione. Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme. Questo è il nostro motto fin dall'inizio". Se tutto andrà secondo i piani, il 10 aprile la capsula Orion ammarerà nell'Oceano Pacifico, al largo di San Diego. (di Angelo Paura)

Fonte Adnkronos






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