28 April 2026

Le compagnie aeree che potremmo non rivedere più dopo il Covid-19

Boneyard, il grande deposito di aeromobili in Arizona

Il Covid-19 non ha mietuto solo una messe di vite umane, ma anche molte aziende, che non avranno un domani, e fra queste, nel settore più ampiamente definito, “Travel industry” già parecchie compagnie aeree.
I terminali vuoti, i collegamenti cancellati, gli aerei in parcheggio sono la dimostrazione che il settore del trasporto aereo ha messo a nudo la propria fragilità e sta accusando il colpo in maniera micidiale. Molti attori hanno già chiuso i battenti e, purtroppo, ve ne saranno di certo altri.
Vediamo assieme chi non rivedremo quando si potrà tornare a viaggiare, speriamo come se non più di prima.

South African Airways
Il governo sudafricano ha deciso di chiudere SAA il I maggio. La mossa comporterà la risoluzione di tutti i contratti dei dipendenti cui verrà data la priorità di impiego nella nuova compagnia aerea nazionale già pianificata, pubblico/privata, in sostituzione di South African Airways.
Avianca
La seconda compagnia aerea più grande del Sud America, ha presentato volontariamente un procedimento di riorganizzazione, ai sensi del “chapter 11” del codice fallimentare statunitense. La richiesta di concordato preventivo è arrivata pochi giorni prima dell’incombente obbligo di pagamento dei titoli di Stato. Tutti i tentativi della compagnia aerea di ottenere aiuti dal governo colombiano non hanno sortito effetto per cui la compagnia ha dichiarato di aver preso in considerazione molte altre possibilità, ma il ricorso al C11 è risultato il migliore per proteggere i servizi essenziali di trasporto, servizi che si estendono non solo in Colombia, Sud e Centro America ma anche in Nord America ed Europa.
Air Mauritius
Il mese scorso, Air Mauritius è entrato in amministrazione controllata volontaria; dopo non essere stata in grado di adempiere ai propri obblighi finanziari attuali e futuri, come conseguenza diretta delle interruzioni delle operazioni. Attualmente, la flotta è composta da 3 ATR 72-500, 2 Airbus A319, 2 A330-200, 2 A330-900, 2 A340-300 e 2 A350-900.
Virgin Australia
Il 20 aprile, Virgin Australia ha presentato istanza di amministrazione controllata volontaria, dopo quasi 20 anni di attività. Dopo che le richieste di aiuti governativi da parte di Mr. Branson furono respinte, per motivi di concorrenza, Virgin Australia ha iniziato ad attivare opzioni per far risorgere la compagnia, nel mezzo della pandemia globale il che, a fronte di anni di perdite operative e di un debito totale consolidato di $ 5 miliardi, porterà alla vendita di beni aziendali come alcuni aeromobili ed una completa ristrutturazione.
Miami Air International
A marzo Miami Air International ha aderito al Chapter 11, ma lo scorso fine settimana ha smesso di operare dopo 29 anni di attività. La compagnia specializzata in charter, ha informato il proprio personale che non c’erano altre strade percorribili (acquisizione o finanziamento). Miami Air aveva un’intera flotta di Boeing 737 configurati in un’unica classe, con 168 posti.
Braathens Regional Airlines
All’inizio di aprile la compagnia aerea svedese BRA (Braathens Regional Airlines) ha presentato una domanda di riorganizzazione gestita da un commissario nominato dal tribunale, il che dovrebbe proteggere la compagnia aerea dal fallimento. BRA è stata creata nel 2016 in una fusione di diverse piccole compagnie nordiche; hanno servito circa 20 destinazioni, principalmente in Svezia e impiegano circa 1.100 persone. BRA ha temporaneamente sospeso tutti i voli tra il 6 aprile e il 31 maggio.
RavnAir
Il mese scorso il più grande vettore aereo regionale dell’Alaska, RavnAir, ha presentato istanza di fallimento, dopo un calo delle entrate dei passeggeri a causa della pandemia di Covid-19. Il gruppo RavnAir ha perso il 90% delle entrate dei passeggeri di tutte e tre le compagnie aeree, Ravn Air Alaska, PenAir e RavnAir Connect. La compagnia aerea aveva precedentemente trasportato passeggeri, merci e posta verso 115 comunità rurali dell’Alaska. Ma l’estate 2020 vedrà la chiusura totale dello stato al turismo.
Flybe
Anche per la compagnia britannica, amministrazione controllata volontaria, dal 5 marzo. La compagnia aerea regionale era già sull’orlo del collasso prima della pandemia. A gennaio, il governo e Virgin Atlantic hanno tentato di salvare Flybe che ha una flotta di 67 aerei, di cui 54 Dash-8, 9 Embraer 175s, 2 Embraer 190s, 1 Embraer 195 e 1 ATR72 con i quali soddisfaceva la domanda di circa il 40% di tutti i voli nazionali nel Regno Unito.
Air Deccan
Air Deccan, una piccola compagnia aerea regionale che un tempo era la più grande compagnia aerea a basso costo indiana, ha cessato le operazioni lo scorso aprile. La compagnia è stata la prima indiana a fallire causa del pandemia. Air Deccan aveva una flotta di quattro aeromobili Beechcraft da 18 posti, che volavano su rotte regionali soprattutto nell’India occidentale.
Trans States Airlines
Altra compagnia regionale, basata a St. Louis, subappaltatrice di United Express, per cui operava alcune tratte. Ha cessato le operazioni il mese scorso. La compagnia aerea aveva pianificato di chiudere entro la fine del 2020, consolidando le proprie operazioni con ExpressJet Airlines, ma a causa dell ‘”impatto imprevisto del Coronavirus” ha cessato tutte le attività il 1 ° aprile.
United Express
Trans States Airlines ha volato per quasi 40 anni e ha avuto collaborazioni con compagnie aeree ben note come Trans World Aviation (TWA). Al momento della cessazione aveva una flotta di 40 Embraer ERJ-145.
Compass Airlines
Volava su rotte regionali per American Airlines come American Eagle e Delta Airlines come Delta Connection. Ha cessato tutte le operazioni il 7 aprile. L’ultimo volo è stato l’American Eagle 6047 da Tulsa, Oklahoma a Los Angeles, California, il 5 aprile.

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