Dalla questione Linate al ruolo da protagonista sulle rotte di lungo raggio, senza trascurare gli intoppi creati dall’entrata in vigore dell’Ees e le conseguenze della crisi in Medio Oriente: Armando Brunini, amministratore delegato di Sea Aeroporti, in un’intervista a Il Corriere della Sera traccia i contorni di presente e prossimo futuro.
Sul fronte del potenziale debutto a Milano Linate dei voli long haul ipotizzato nella bozza del Piano nazionale degli aeroporti: «Non vedo motivo di rimettere in discussione qualcosa che ha dimostrato di reggere nel tempo».
L’ad spiega che Malpensa e Linate convivono da anni in un equilibrio molto delicato, che sarebbe preferibile non intaccare. Prima di esprimermi nel merito si riserva di leggere le proposte per intero («Tre righe su una slide non bastano per un’analisi seria»), ma ribadisce che il perimetro di Linate che si è consolidato nel tempo, sostanzialmente da quando è nata Malpensa, ha un senso ancora oggi: «Entrambi gli aeroporti sono cresciuti, entrambi hanno trovato la loro vocazione. E ha funzionato».
Lo sviluppo della rete intercontinentale resta infatti la vocazione di Malpensa, con il traffico di lungo raggio che registra la crescita maggiore nel 2025 (+14%), «trainando la crescita dello scalo varesino».
Guardando al futuro, Brunini auspica l’espansione del network verso gli Stati Uniti e in particolare sulla West Coast (San Francisco o Los Angeles), ma considera con interesse anche il Centro e Sud America, confermando che c’è interesse reale di alcuni vettori per introdurre voli in quinta libertà.
La stagione estiva entra nel vivo
Sul tema dell’eventuale carenza di carburante e sull’aumento delle tariffe per i biglietti aerei, Brunini tranquillizza. «La capacità di raffinazione in Europa è stata spinta al massimo, perché è tornata conveniente dopo anni in cui non lo era. E contemporaneamente le catene di approvvigionamento del greggio si sono riconfigurate trovando fonti alternative. Quello che era semi-panico è diventato attenzione». E gli interlocutori degli aeroporti – compagnie aeree e società petrolifere – «non segnalano problemi di disponibilità per i prossimi mesi».
Il tema semmai, osserva l’ad, «è il prezzo. Per l’estate le compagnie faranno di tutto per proteggere i margini, è il periodo in cui guadagnano di più. Il rischio vero è per dopo: se il prezzo del carburante si stabilizzasse su livelli alti dopo la fine dell’hedging, potremmo vedere una certa distruzione di domanda e qualche razionalizzazione di rotte e tagli sulle tratte meno profittevoli».
Le code causate dall’Ees
Con l’introduzione definitiva del sistema Ees nei paesi dell’Unione europea (lo scorso aprile) le code in aeroporto sono all’ordine del giorno: «Mi verrebbe da dire “cronaca di una morte annunciata” – ammette Brunini -. Lavoravamo già da anni per rinviarne l’entrata in vigore nella speranza di avere più tempo per prepararsi. I dati sono chiari e non sono casi isolati: prima e dopo l’Entry-Exit, i tempi di attesa sono raddoppiati in media per ogni passeggero».
Le cause, afferma il manmager, sarebbero molteplici: «27 Stati membri con 27 polizie diverse, banche dati nazionali che devono dialogare con quelle europee, personale di frontiera insufficiente quasi ovunque. E l’app per la pre-registrazione a casa, prima di partire, è stata attivata solo in due Paesi, nemmeno completamente».
La richiesta è chiara: «Flessibilità: superata una certa soglia di coda, si riduce il regime. La buona notizia è che localmente il rapporto con la Polizia di frontiera è addirittura migliorato nell’affrontare insieme questa situazione».












