18 January 2021

Disney in crisi taglia 32 mila posti di lavoro e minaccia ulteriori licenziamenti

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Dai parchi di divertimento allo streaming. Sembra questa la ricetta che la Disney intende percorrere, almeno per il momento. Il tutto per uscire dalle secche di una crisi che ha portato la compagnia a chiudere lo scorso settembre l’anno fiscale con perdite per 2,9 miliardi di euro, corrispondenti a un calo di marginalità pari a 13,9 miliardi in 12 mesi.

Ecco allora la decisione, sempre a settembre, di tagliare prima 28 mila dipendenti, poi saliti a 32 mila entro la prima metà del 2021 su un totale di 203 mila addetti. E la maggior parte dei licenziamenti riguarderà proprio i lavoratori dei parchi di divertimenti. Questi, quasi tutti chiusi a causa dell’emergenza sanitaria, sono passati infatti dall’essere la gallina delle uova d’oro della compagnia a grande malato del gruppo. Basti pensare che i ricavi dei parchi sono scesi da 26,3 a 16,5 miliardi di dollari in un anno, mentre il loro contributo al giro d’affari della compagnia è calato dal 37% del totale al 25%. A soffrire, insieme a loro, ci sarebbe poi anche il comparto delle crociere (sospese almeno fino al 14 marzo) e la parte alberghiera. Al momento l’unico dato positivo registrato in casa Disney riguarda quindi la sezione media, e in particolare lo streaming che ha visto i propri ricavi salire dell’81%, a quota 16,9 miliardi di euro.

Troppo poco tuttavia per impedire la probabile introduzione di nuove misure draconiane. Secondo un documento depositato il giorno prima della festa del Ringraziamento all’ente di controllo della Borsa Usa, la Sec, e riportato dal Sole 24 Ore, la Disney avrebbe infatti dichiarato di non escludere nuove iniziative tra cui un aumento di capitale, la mancata distribuzione dei dividendi, la riduzione del pagamento dei contributi pensionistici e un’ulteriore riduzione dei posti di lavoro




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