26 agosto 2026 12:48
C’è un Egitto che tutti conosciamo: quello delle piramidi, dei templi lungo il Nilo, dei grandi musei e delle coste del mar Rosso. E poi c’è Siwa, un’oasi lontana dalle rotte più battute, dove il deserto incontra l’acqua e una cultura antica continua a vivere nel paesaggio.
Visitare Siwa e toccare con mano questa realtà è un’esperienza che lascia il segno. Non soltanto per la bellezza del luogo, ma per la sensazione di trovarsi davanti a una destinazione che conserva ancora una propria identità, dove l’esperienza turistica sembra essersi sviluppata senza cancellare il carattere del territorio.
Ed è forse proprio questo il suo maggiore valore, ma anche la sua principale sfida.
Il valore della distanza
Il primo elemento da considerare è l’accessibilità. Arrivare a Siwa richiede tempi di trasferimento importanti e un’organizzazione diversa rispetto alle destinazioni egiziane più consolidate. Per il turismo generalista non è certamente il percorso più semplice e questo rappresenta un elemento da considerare nella costruzione dell’offerta.
Ma la distanza ha anche un’altra faccia.
È difficile non pensare che proprio questa relativa difficoltà di accesso abbia contribuito a preservare l’originalità dell’oasi, mantenendola lontana da una crescita turistica troppo rapida. Quello che oggi richiede maggiore attenzione nella fruizione può quindi essere, almeno in parte, anche un elemento che contribuisce a preservare il carattere della destinazione.
La sfida, per il futuro, sarà accompagnare la crescita di Siwa migliorandone progressivamente accessibilità e fruibilità, senza perdere il carattere che oggi la distingue.
Una storia che appartiene al territorio
A Siwa la storia non è concentrata soltanto nei monumenti, ma si legge nel paesaggio e nel modo stesso in cui l’oasi è stata abitata.
A Shali, le antiche costruzioni in kershef, realizzate con argilla, fango e sale, raccontano un’architettura nata dall’adattamento al clima e alle risorse disponibili. Una testimonianza del rapporto stretto tra comunità e ambiente che oggi acquista un significato particolarmente attuale.
Ad Aghurmi, il santuario di Amon riporta invece alla grande storia del Mediterraneo antico e alla tradizione dell’oracolo consultato da Alessandro Magno. La Montagna dei Morti, con la sua necropoli scavata nella roccia, aggiunge un ulteriore capitolo alla lunga stratificazione storica dell’oasi.
È un patrimonio meno monumentale rispetto a quello delle grandi città del Nilo, ma proprio per questo capace di offrire una lettura più raccolta e territoriale della storia egiziana.
La cultura siwana e la sua componente amazigh sono parte integrante di questo patrimonio. Si ritrovano nelle tradizioni, nell’artigianato, nella cucina, nelle forme dell’abitare e nel rapporto con il territorio. Per il turismo contemporaneo rappresentano un elemento di grande interesse, ma proprio perché si tratta di una cultura viva, la sua valorizzazione richiede attenzione affinché possa essere conosciuta e condivisa senza perdere la propria autenticità.
Il deserto, ma anche l’acqua
La natura è un altro elemento distintivo.
Siwa sorprende perché rompe l’immagine consueta del deserto. Ci sono le palme e gli uliveti, le sorgenti come la Cleopatra’s Bath, i laghi salati e poi, più lontano, il Great Sand Sea, dove il paesaggio torna a essere dominato dalle dune.
L’acqua, soprattutto, rappresenta una presenza quasi sorprendente in questo ambiente: è risorsa, paesaggio e parte dell’esperienza.
È questa varietà a permettere di immaginare soggiorni diversi, nei quali la scoperta del territorio può affiancarsi all’archeologia, alla cucina, al benessere e alle esperienze nel deserto.
Ma anche qui occorre attenzione. Siwa è un ambiente fragile, nel quale l’acqua e le risorse naturali hanno un’importanza fondamentale. Una crescita turistica significativa dovrà quindi accompagnarsi alla tutela del territorio e alla valorizzazione del ruolo della comunità locale.
Anche l’ospitalità racconta la destinazione
Un’esperienza che ho trovato particolarmente coerente con questa idea di Siwa è stata quella dell’Azad Siwa Hotel, dove abbiamo soggiornato.
La struttura, nella mia esperienza, ha saputo offrire un buon livello di servizio senza perdere il legame con il territorio, dando spazio alla cucina locale e alle tradizioni siwane e costruendo una propria personalità. È un modo di fare ospitalità che non cerca semplicemente di riprodurre un modello internazionale, ma prova a interpretare il carattere del luogo.
Anche il prossimo sviluppo dell’area wellness appare coerente con questa filosofia e potrebbe aggiungere un ulteriore elemento a una destinazione che ha già nella natura, nelle sorgenti e nella tranquillità dell’oasi importanti componenti di benessere.
Una nuova opportunità per il turismo egiziano
È proprio qui che Siwa diventa interessante anche per il trade.
L’Egitto non ha certamente bisogno di reinventare i propri grandi classici: Cairo, Luxor, Aswan, il Nilo e il Mar Rosso continuano a rappresentare pilastri dell’offerta. Ma accanto a questi prodotti consolidati si apre la possibilità di costruire itinerari più articolati, capaci di valorizzare territori, culture ed esperienze meno conosciute.
Siwa può inserirsi in questa evoluzione come proposta complementare per un viaggiatore curioso, disposto a dedicare tempo al viaggio e alla scoperta del territorio. Non è necessariamente un prodotto per tutti. E forse non deve esserlo.
La mia impressione, dopo averla visitata, è che la vera sfida sarà proprio questa: accompagnare la crescita di Siwa preservandone la natura. Migliorare progressivamente accessibilità, servizi e opportunità per la comunità locale è importante, così come lo è tutelare un ambiente fragile e un patrimonio culturale ancora profondamente legato alla vita dell’oasi.
Siwa non è una destinazione facile e non è una destinazione da proporre a tutti. È una destinazione da comprendere.
(Quirino Falessi)
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Nove e mezzo su dieci p er Hotel Raito, 9,4 su 10 per Paradiso Relais, 9,2 su 10 per La Plage Resort e 9 su 10 per Palazzo Montemartini Rome: gli hotel di Rhc Group superano il punteggio di 9 su 10 nelle recensioni online.
Si tratta di un risultato che riflette un modello di ospitalità costruito negli anni attraverso investimenti sul prodotto e, soprattutto, sulle persone. A emergere con maggiore frequenza nelle recensioni provenienti dall’Italia e dall’estero è, infatti, il fattore umano: la disponibilità dello staff, la capacità di ascoltare, la cura del dettaglio e quella vicinanza personale che porta gli ospiti a citare spesso anche i singoli collaboratori.
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Il progetto Gea
È su questa dimensione della relazione che Rhc Group ha concentrato negli ultimi anni una parte significativa dei propri investimenti, attraverso il progetto Guest Experience Agent, creato per dedicare all’ospite un’attenzione individuale dal momento della prenotazione fino alla partenza e costruire, sulla base delle sue esigenze e dei suoi interessi, un’esperienza realmente su misura.
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«Questi risultati ci fanno piacere perché non sono il frutto di una singola azione, ma di un lavoro quotidiano che coinvolge tutte le nostre persone - commenta Giuseppe Marchese, ceo di Rhc Group -. Le recensioni ci restituiscono ciò che gli ospiti hanno realmente vissuto e, leggendo i loro commenti, vediamo emergere con grande frequenza il valore dell’attenzione, della disponibilità e del rapporto umano. È esattamente la direzione sulla quale abbiamo scelto di investire con il progetto Guest Experience Agent: crediamo che la tecnologia possa aiutare a rendere il servizio più efficiente, ma che sia ancora la persona a fare la differenza. Il nostro obiettivo è conoscere l’ospite, comprenderne le esigenze e metterlo nelle condizioni di vivere il territorio nel modo più autentico e personale possibile. Il fatto che questo approccio venga riconosciuto da ospiti provenienti da Paesi e culture così diverse rappresenta per noi una conferma importante, ma anche uno stimolo per continuare a migliorarci».
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Con la sua posizione strategica sul V&A Waterfront, One&Only Cape Town è il punto di partenza naturale per esplorare la Table Mountain, il Cape Point, le tenute vinicole delle Winelands e le spiagge della costa. Tra alta cucina grazie a ristoranti come Nobu e Rooi, arte e benessere, la città offre una tappa urbana rilassante.
"Volonturismo"
Il ritmo cambia all'arrivo nella Shamwari Private Game Reserve. Estesa su un territorio incontaminato di 25.000 ettari popolato dai Big Five e da una grande varietà di flora e fauna selvatica che contribuisce a creare un ecosistema diversificato, la riserva è punto di riferimento internazionale per i progetti di conservazione.
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In casa di Dimensione Turismo si guarda già alla prossima stagione, analizzando anche le prospettive di chiusura di un'annata complicata ma, in ultima analisi, positiva.
«Abbiamo registrato un lieve rallentamento per l'estate - spiega il presidente, Mario Di Nicolantonio -, ma allo stesso tempo le vendite sul piano degli allotment della stagione hanno dato segnali positivi, andando praticamente sold out. Questo risultato conferma quanto siano apprezzate dalla clientela la possibilità di pianificare con anticipo e la proposta di quote bloccate, che consentono di avere maggiore certezza sia sulla disponibilità sia sulle condizioni economiche. Un altro elemento importante è stata la scelta di lavorare con vettori considerati di qualità, non direttamente coinvolti nelle aree interessate dai conflitti. Un aspetto che oggi assume un peso crescente nelle decisioni di acquisto e nella percezione di affidabilità del viaggio».
Le mete top dell'estate
Tra le destinazioni che hanno riscosso maggiore successo nell’estate 2026 «spiccano Brasile, Vietnam e Cambogia e Malesia. In particolare, il Brasile ha rappresentato una delle vere sorprese della stagione, con un riscontro particolarmente positivo per l’esclusivo tour Maravilha, che prevede anche il soggiorno presso il Dbeach Resort, struttura di proprietà. Il Vietnam e la Cambogia si confermano destinazioni apprezzate e molto richieste in combinata, mentre per la Malesia abbiamo riscontrato una positiva crescente curiosità, grazie anche alla varietà di tour proposti nel catalogo».
Sul fronte prezzi, Di Nicolantonio è possibilista: «La situazione geopolitica internazionale ha avuto inizialmente un impatto sui costi, determinando alcuni aumenti, soprattutto sul fronte dei trasporti. Tuttavia, nel corso della stagione abbiamo osservato un mercato molto più dinamico: nonostante le tensioni, è possibile individuare soluzioni alternative con prezzi competitivi, lavorando con flessibilità sulla combinazione tra destinazioni, vettori e servizi. Questo conferma l'importanza, in una fase di mercato così variabile, di una programmazione attenta e di una capacità di adattare rapidamente l'offerta. Il prezzo finale del pacchetto non è quindi necessariamente destinato a crescere in modo lineare: accanto a singoli rincari, si stanno creando nuove opportunità che permettono di mantenere un buon rapporto tra qualità, sicurezza e prezzo».
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[post_content] => La notizia c'è e assume un rilievo particolare in un momento in cui alcune destinazioni sono precluse al turismo e la clientela di target elevato si conferma come uno dei motori della crescita. Il 15 ottobre prossimo, al termine di un profondo intervento di ristrutturazione, riaprirà il Trou aux Biches Beachcomber Golf Resort & Spa.
A mettere a fuoco le tappe di sviluppo del progetto firmato Beachcomber, insieme al direttore del Trou aux Biches, Kervyn Rayeroux, è Sheila Filippi, general manager Italia presso Beachcomber Resorts & Hotels. «Quello italiano è uno dei quattro mercati più performanti - spiega la manager - secondo solo a Germania, Francia e Uk -. L'andamento del 2026 riconferma quanto previsto: dopo un inizio brillante e un successivo periodo di stallo delle prenotazioni causato dal conflitto mediorientale, da maggio il booking ha ricominciato a muoversi. La sorpresa sta arrivando sulle prenotazioni per Capodanno e per i primi mesi del 2027: l'anticipo è ottimo e la voglia di viaggiare contribuisce a generare un volume interessante e - per certi versi - sorprendente di conferme anticipate. Certo, la presenza dei collegamenti diretti con Ita Airways e delle ottime coincidenze garantite da Turkish Airlines e da Emirates aiutano a spingere una destinazione che viene percepita come sicura, divertente e "cool". Per questo l'obiettivo di chiudere sugli stessi numeri del 2025 appare sicuramente alla nostra portata».
Filippi precisa che la strategia per il futuro prevede di concentrarsi in particolare sulla crescita del segmento upper level, «quello relativo ai 5 stelle lusso, che continueremo a spingere anche nei prossimi mesi».
Negli otto resort della catena presenti a Mauritius c'è spazio per tutti: dalle coppie alle famiglie, fino ai gruppi di amici, sono state studiate soluzioni e attività dedicate, frutto dell'esperienza di anni. «Pur non avendo una struttura specificamente riservata alla clientela "adults only", abbiamo ricavato aree ad hoc per chi richiede - e sono sempre di più - questa tipologia di offerta».
Prosegue poi con successo la partnership con il gruppo Alpitour: l'accordo, attivo da fine 2019, prevede l'esclusiva per il tour operating sul mercato italiano e riguarda gli otto resort mauriziani della catena. «Ci sta dando soddisfazione - conferma la manager - e presenta numeri crescenti anno dopo anno».
Le novità
Passando alle novità, «Il Trou aux Biches - come conferma il general manager dell'hotel, Kervyn Rayeroux - rappresenta il perfetto equilibrio tra esperienze lifestyle, legame con la destinazione, responsabilità ambientale e identità locale. Il progetto (investiti 30 milioni di euro) ha previsto la ristrutturazione totale , di Beachfront Suite e Beachfront Senior Suite con pool, le due categorie che si affacciano direttamente sulla spiaggia e delle Tropical Junior Suite e Family Suite, nel cuore dei giardini».
Tra i focus della ristrutturazione anche L’Oasis, il ristorante principale a buffet e il bar ‘vicino di casa’, punto d’incontro centrale durante tutto il giorno. Affacciato sulla piscina e sulla laguna, il ristorante trae ispirazione dal contesto tropicale che lo avvolge creando una sensazione di leggerezza ed enfatizzando il concetto di ‘oasi’. I nuovi lavori ne hanno ampliato la capacità per un totale di 450 coperti, con una nuova organizzazione sia interna, che degli spazi esterni (100 coperti) protetti da una struttura che permette di creare un gioco di luci e ombre. Sempre per quanto riguarda la ristorazione è stato previsto un refresh del look & feel anche de La Caravelle (ristorante gourmet internazionale) e de Il Corallo (ristorante mediterraneo), entrambi con vista mare.
Spazio anche a Dinarobin Beachcomber Golf Resort & Spa e a Paradis Beachcomber Golf Resort & Spa, le due strutture inserite lungo la penisola di Le Morne, nel sud-ovest dell'isola. «Si tratta di una location eccezionale - ricorda il general manager, Stephan Lagesse -, con una natura intatta e la possibilità per i cloenti di usufruire di tutti i plus e i servizi presenti nei due resort». Che hanno un'anima diversa e complementare: «Il Dinarobin Beachcomber - che dovrebbe essere rinnovato nel 2027 - è una struttura ideale per gli amanti del relax e dell'atmosfera raccolta, all'insegna di una filosofia "Zen-style". Più dinamico, il Paradis Beachcomber, che contra fra l'altro uno chef italiano, trova il giusto equilibrio tra i ritmi tipici del lifestyle tropicale e la vivacità di una location improntata alla vacanza "active"».
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[post_content] => Ulteriori trattative in vista sia con Air France-Klm sia con Lufthansa: il governo portoghese ha deciso di proseguire i colloqui con i due gruppi che si contendono l'acquisto di una quota significativa di Tap Air Portugal, considerato che le offerte presentate dai due contendenti sono molto simili.
Al termine di una riunione di governo, il portavoce Antonio Leitao Amaro ha affermato «è opportuno proseguire le trattative per ottenere condizioni migliori. Dopo queste trattative, che potrebbero protrarsi per qualche settimana, il governo sceglierà uno dei due contendenti e avvierà le trattative finali».
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Tap, che è tornata sotto l'egida statale nel 2020 per arginare le perdite causate dalla pandemia di Covid-19, è tra le poche compagnie aeree statali rimaste in Europa. il vettore conta circa 7.700 dipendenti e una flotta di circa 100 aeromobili Airbus.
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Egitto motore dell'estate
«L'estate 2026 ha confermato innanzitutto il posizionamento come “best in class” dell'Egitto, un dato in continuità con il passato, ma che non era assolutamente scontato considerando i timori, infondati, legati al conflitto nel golfo Persico».
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[post_content] => Fino a poco tempo fa, quando un viaggiatore accedeva all'intelligenza artificiale di Google, il sistema creava completamente il suo viaggio. Una volta pianificato il viaggio, se lo desiderava, il viaggiatore poteva prenotare e pagare gli hotel. Ma la rivoluzione avantz, e oggi i viaggiatori possono chiedere all'intelligenza artificiale di organizzare un viaggio: il sistema prenoterà automaticamente l'hotel e offrirà la possibilità di pagare tramite Google Pay. Queste opzioni, ovviamente, devono essere confermate, ma il sistema le propone automaticamente.
Per ora solo negli Usa
Al momento, Google offre questo servizio negli Stati Uniti e solo in inglese. Ma tra pochi giorni sarà disponibile anche con Booking.com, Choice Hotels, Expedia, Hilton, Ihg, Marriott, Priceline, Trip e Wyndham, ovvero alcuni dei gruppi alberghieri principali degli Stati Uniti. Il sistema non effettua la prenotazione del volo, non perché non sia in grado di farlo, ma perché la conferma deve essere effettuata dal viaggiatore.
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L’estate di Chiriatti Tour si chiude in positivo. «Per noi che abbiamo un core business fortemente sbilanciato sui prodotti tour e circuiti per gruppi e fly e drive – spiega Filippo Pagliara, responsabile area incoming – dmc Italy - l’estate è sempre una stagionalità di transito. Tuttavia, a fronte di una riduzione del mercato interno abbiamo notato un incremento di arrivi da diversi Paesi europei, su tutti Francia e Spagna e dai mercati intercontinentali, su tutti Usa e Sud America».
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I nuovi trend
I trend delle prenotazioni stanno cambiando. «E’ sempre più frequente ricevere in Chiriatti richieste di quotazioni di tour e circuiti che i nostri partner ricevono dai loro clienti (o sviluppano loro stessi) chiaramente elaborati tramite l’ausilio di strumenti AI. Spesso gli stessi itinerari presentano inesattezze o meglio ancora proposte di tappe che nella realtà dei fatti è impossibile realizzare per questioni logistiche e di tempo. Il nostro lavoro come sempre ricade nell’ambito del professionismo e ritenendoci degli artigiani del turismo, contattiamo il cliente di persona, diamo delle delucidazioni e la consulenza necessaria per “aggiustare” l’itinerario e proporre quello più corretto e adeguato al target di rifermento del cliente. L’AI è una grande novità, che per certi aspetti facilita spesso il nostro lavoro, soprattutto nel tailor made, ma di base bisogna conoscere il territorio, le sue peculiarità e il prodotto, solo così si riescono a dare gli input giusti agli strumenti AI per sviluppare itinerari e proposte di viaggio realizzabili e fruibili. Sul discorso prezzi e quotazioni credo che l’AI non sia ancora in grado di sviluppare preventivi precisi ed affidabili».
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[post_content] => Nella nuova area airside dell'aeroporto di Venezia ha aperto i battenti Comptoir Libanais, catena britannica nota per il suo format esperienziale ispirato ai sapori e ai colori del Medio Oriente e del Nord Africa.
L’operazione nasce dal consolidato sodalizio tra il brand fondato a Londra da Tony Kitous e Areas-MyChef, leader globale nella ristorazione per chi viaggia. L'apertura di Venezia è la terza in Italia, dopo il debutto del 2024 a Milano Malpensa (Terminal 1) e la successiva recente apertura presso la Stazione di Roma Termini, che risale al luglio scorso.
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Per garantire un servizio fluido e in linea con le esigenze dei viaggiatori moderni, il punto vendita è dotato di 4 casse, di cui 2 kiosk digitali dedicati al self-ordering e self-payment, che permettono di velocizzare le ordinazioni ed evitare attese.
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