9 September 2026

Alluvione fra Tibet e Nepal: sale il numero dei dispersi. Possibili nuovi eventi

Secondo quanto affermato dall’autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di disastri, il bilancio delle persone decedute durante l’alluvione che ha colpito l’area fra Tibet e Nepal sale ad almeno 165, mentre altre 826 persone risultano disperse, tra cui 529 turisti.

In dettaglio, il numero di persone scomparse nella contea di Gyirong, in Tibet, è salito a 558 , tra cui 260 cittadini stranieri, mentre tre persone sono state confermate morte, secondo l’emittente statale cinese Cctv. Al momento non è chiaro se queste cifre si sovrappongano a quelle del Nepal.

Fra i dispersi, come riporta Rainews, il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares segnala la presenza di quattro cittadini spagnoli. Sulla base delle registrazioni su “Dove siamo nel mondo”, la Farnesina conferma che «sono circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet. Due turisti con la loro guida sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha bloccato una strada, sono in contatto con il ministero. Sono in corso le verifiche sulle condizioni degli altri connazionali presenti nell’area».

Le cause del disastro

Secondo l’Us Geological Survey, l’alluvione è stata causata da “un crollo glaciale e una colata detritica” che hanno portato a “conseguenti impatti catastrofici a valle”.

Al momento, l’esercito nepalese ha schierato 2.000 militari per operazioni di ricerca e soccorso via terra e via aria nelle zone colpite dalle inondazioni per aiutare a cercare i sopravvissuti. Sul versante tibetano, le condizioni meteorologiche incerte e la geografia remota della zona rendono le operazioni di soccorso sempre più difficili, come confermano le autorità cinesi.

I detriti trascinati dalla gigantesca alluvione potrebbero avere formato dighe naturali e provocare una seconda ondata catastrofica in caso di cedimento. Lo ha avvertito l’International Centre for Integrated Mountain Development. Scienziati e autorità stanno verificando se la massa di ghiaccio, rocce e fango abbia ostruito temporaneamente il fiume in un tratto particolarmente stretto. L’improvvisa liberazione dell’acqua accumulata potrebbe generare “un pericolo secondario” per le comunità situate più a valle.

Le cause della catastrofe restano sotto esame. Sebbene i rilevamenti sismici abbiano registrato segnali anomali a pochi chilometri dal punto in cui si è verificata la valanga, secondo l’Icimod «non è stato finora stabilito alcun legame causale tra l’attività sismica e l’alluvione». Le prime valutazioni, basate su filmati e dati sismici, indicano che un enorme volume di ghiaccio e detriti rocciosi sarebbe precipitato nel Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi. La valanga avrebbe provocato la violenta piena che ha distrutto le stazioni di monitoraggio idrologico e minacciato numerosi impianti idroelettrici della regione.

I livelli dei corsi d’acqua sono aumentati con eccezionale rapidità. A Galchchi, il fiume Trishuli si è innalzato di 9 metri in 30 minuti; a Malekhu l’aumento è stato di 7metri in un intervallo simile.

Il Dalai Lama ha espresso preghiere e cordoglio per le vittime delle alluvioni. «Prego per tutti coloro che hanno perso la vita e offro la mia solidarietà e le più sentite condoglianze alle famiglie in lutto e a tutte le persone colpite da questa tragedia» ha affermato l’autorità religiosa in una nota.

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