7 October 2026

Human Company: un Osservatorio che parla di sostenibilità e “community positive travel”

Human Company, gruppo italiano e player di riferimento nel settore dell’hospitality, continua il proprio percorso di sostenibilità e presenta la terza edizione dell’Osservatorio “Turismo & Sostenibilità”, realizzato quest’anno in collaborazione con Ipsos Doxa e con Legambiente, con cui l’azienda toscana ha avviato una partnership dedicata ai temi del turismo a minor impatto e della valorizzazione dei territori.

La ricerca ha coinvolto un campione di 1000 viaggiatori italiani di età compresa tra i 18 e i 64 anni, che abbiano effettuato un viaggio di almeno tre giorni nell’ultimo anno. In Italia o all’estero. «L’obiettivo dell’indagine è approfondire le scelte e i comportamenti generali dei viaggiatori, per poi focalizzarsi sulla percezione del turismo sostenibile nel proprio vissuto e nelle intenzioni future. – afferma Davide Cilia, ricercatore senior di Ipsos-Doxa -.

I dati dell’Osservatorio mostrano come la crescente attenzione alla sostenibilità influenzi concretamente le scelte dei viaggiatori, comprese quelle relative alle strutture in cui soggiornare. Le strutture percepite come più sostenibili dagli italiani sono: agriturismi (90%), rifugi alpini e di montagna (86%) e campeggi (83%): forme di ospitalità capaci di valorizzare e raccontare in modo diretto e autentico il territorio. I risultati dell’osservatorio evidenziano che il concetto di sostenibilità sta diventando sempre più concreto nella mente degli italiani. Se in passato veniva associato alla tutela della natura e dell’ambiente, oggi la consapevolezza sta evolvendo verso una dimensione sociale.

Il viaggiatore sente di poter fare qualcosa per la comunità presso cui soggiorna e attiva una connessione di successo basata su tradizioni e anche cibo a chilometro zero che prende il nome di “community positive travel”. Tra i comportamenti sostenibili più condivisi emergono: il rispetto di flora e fauna e delle grandi risorse naturali; la gestione dei rifiuti (la ricerca ci dice che l’Italia è uno dei paesi che gestiscono meglio i rifiuti) e la riduzione degli sprechi energetici e idrici; l’uso dei trasporti pubblici e la scelta di mete meno affollate in bassa stagione per contrastare l’overtourism (turismo slow) e l’acquisto di souvenir artigianali e prodotti locali. L’indagine evidenzia un approccio ai viaggi sempre più attento e consapevole. – sottolinea Cilia – Le strutture percepite come più ecologiche sono agriturismi (90%) e campeggi (83%).

Il turismo outdoor è praticato dal 71% degli italiani e per il 79% e favorisce proprio il “community-positive travel”, connettendo ospiti e territori. La sfida per Human Company e di tutti gli operatori turistici si muove su due direttrici. – conclude – Da un lato occorre proporre iniziative pratiche che si integrino facilmente nelle abitudini di viaggio degli utenti. Dall’altro, c’è il tema dell’accessibilità, soprattutto economica. Sebbene l’87% degli intervistati riconosca il valore dell’economia locale e il 75% preferisca mete meno affollate e strutture gestite da realtà locali, la disponibilità a spendere di più per soggiornare in una struttura ecocompatibile scende drasticamente al 50%».
Chiara Ambrosioni

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