26 January 2020

Un agente sul caso Metamondo: serve un tempo massimo per il rimborso

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Il caso Metamondo non smette di far discutere. Prima la lettera aperta del co-titolare della Blugenio Travel di Mortara, Moreno Stevanin, che ha evidenziato i ritardi sui rimborsi per le mancate partenze estive. Poi il chiarimento sulla situazione di Fto. E ora la nota di un altro agente, Andrea Bello della New Travel Group di Montagnana, che pone una semplice domanda: perché si rende obbligatoria la sottoscrizione di una polizza privata o di fideiussioni per la tutela del viaggiatore, senza porre condizioni precise sul tempo massimo di rimborso? Ecco, in sintesi, la sua vicenda personale:

«Anche il sottoscritto purtroppo è incappato nella trappola Metamondo con la cancellazione sette giorni prima della partenza di un gruppo Russia di 51 persone (valore pratica più di 70 mila euro). Tra l’altro, trattandosi di un cliente (una associazione nel caso specifico), che mi fa una più che discreta programmazione annua, per evitare che mi cancellassero tutta la programmazione prevista per il 2020, ho dovuto anticipare io stesso ai clienti una cifra di 60 mila euro di rimborso, a copertura quasi totale di quanto avevano speso per il viaggio.

Purtroppo la polizza ex-fondo di garanzia di Nobis (tra l’altro confermo tutto quanto riportato dal collega di Mortara, anche a noi Nobis ha riferito le stesse identiche cose) prevede che i 90 giorni comincino non da quando viene aperto il sinistro, bensì da quando la compagnia riceve tutta la documentazione per gestire il medesimo… Ma questo già lo sapevo perché il mio broker assicurativo mi aveva già messo a conoscenza di ciò.

La cosa più grave però, come sempre, è il vuoto normativo causato dal legislatore a cui poco importa del nostro settore. Non è possibile, infatti, che si renda obbligatoria la sottoscrizione di una polizza privata o di fideiussioni per la tutela del viaggiatore, senza mettere come condizione obbligatoria un tempo massimo di rimborso, indipendentemente che la cancellazione sia dovuta a fallimento, bancarotta o insolvenza, o per una gestione truffaldina dell’azienda da parte degli amministratori».




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