6 August 2020

Gruppo Carnival: conti in rosso per 4,4 mld di dollari ma c’è fiducia sulla ripresa

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La domanda sarà più che adeguata ai livelli di offerta di una ripartenza che sarà caratterizzata da un calendario scaglionato nel tempo. E’ il pensiero, in sintesi, del ceo del gruppo Carnival, Arnold Donald, espresso durante la conferenza di presentazione del bilancio della compagnia relativ0 al secondo trimestre dell’anno.

Tre mesi durante i quali i conti del colosso della crocieristica mondiale sono non sorprendentemente andati a picco. Basti dire che tra aprile e maggio 2020 le perdite complessive sono ammontate a 4,374 miliardi di dollari (2,4 miliardi considerando le cifre rettificate), con i ricavi che si sono fermati ad appena 740 milioni. Solo 12 mesi prima i numeri erano diametralmente opposti, visto che il gruppo registrava per lo stesso periodo del 2019 profitti netti per 451 milioni di dollari e ricavi per 4,8 miliardi.

Nonostante un bilancio tanto disarmante, chiaramente dovuto al blocco totale delle operazioni per l’emergenza Covid, Donald si è comunque dimostrato fiducioso: stando ai dati rilasciati sempre da Carnival, a far data allo scorso 21 giugno il volume delle prenotazioni per il 2021 sarebbe infatti su livelli storici, mentre la discesa delle tariffe si starebbe fermando a pochi punti percentuali. Il tutto includendo anche gli impatti negativi dei voucher emessi per le crociere cancellate e i relativi crediti bonus per le consumazioni a bordo. Certo, la maggior parte dei 2,6 miliardi di depositi dei clienti in pancia a Carnival si riferisce oggi ancora ai valori di tali voucher, ma 121 milioni riguardano comunque prenotazioni per il terzo trimestre dell’anno e 353 milioni per il quarto.

A confortare la visione del ceo Carnival ci sarebbe anche il fatto che molti brand del gruppo hanno un forte radicamento nazionale e regionale. Il che, nell’attuale contesto caratterizzato nel breve da una netta prevalenza del turismo di prossimità, rappresenterebbe un notevole vantaggio competitivo. A questo proposito Donald ha quindi ricordato che la filiale tedesca di Carnival può contare su un 95% di clientela domestica, mentre P&O Uk arriva a registrare fino al 98% di crocieristi britannici. Allo stesso tempo le navi Costa Europe accoglierebbero a bordo un 80% di ospiti provenienti dal Vecchio continente, P&O Australia un 99% di viaggiatori dell’Oceania e Carnival Cruise Line un 92% di americani. “Non solo – ha aggiunto Donald -: le nostre navi sono facilmente accessibili, in porti raggiungibili in macchina e offrono molti itinerari di breve durata. Tutte condizioni che incrementano le potenzialità della nostra offerta nel contesto che stiamo vivendo”.

Nonostante tali dichiarazioni di fiducia, il gruppo Carnival sta però al contempo procedendo a una serie di tagli di costi. In particolare, la compagnia ha annunciato la dismissione di 13 navi delle proprie flotte, inclusa la Costa Victoria che ha attraccato al porto di Piombino lo scorso giugno, nonché il differimento di cinque delle nove unità in consegna entro il 2021.

Le dismissioni porteranno a una riduzione del 9% della capacità complessiva delle flotte del gruppo, mentre il rallentamento del ritmo delle consegne garantirebbe lo spostamento al 2022 e oltre di ben 3 miliardi di dollari di uscite. Una dilazione dei pagamenti che potrebbe essere presto ulteriormente incentivata, coinvolgendo anche le consegne previste per il 2022 e il 2023. L’obiettivo sarebbe in particolare quello di differire le consegne di ben 16 navi complessive, per una media di cinque mesi ciascuna. Non ci sarebbe tuttavia alcuna cancellazione di ordine all’orizzonte.




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