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XVI rapporto sul turismo: presenze turistiche in calo del 2,5%


Mercoledì, 29 Luglio 2009

Presentato oggi a Roma il sedicesimo rapporto sul turismo italiano, curato da Mercury Srl con il patrocinio del ministero del Turismo e dell'Osservatorio Parlamentare per il Turismo. L'indagine sul movimento turistico 2008 indica un calo del 2,5% sulle presenze turistiche in Italia (- 4,4% straniere, -1,2% italiane) e dell'8-9% dei ricavi. A tenere il segmento leisure, più in difficoltà il turismo d'affari (- 9,8%). Sempre più accentuato il gap turistico tra nord e sud Italia, che risente maggiormente della stagionalità dell'offerta. Considerato il fenomeno delle seconde case, che determinano quasi il doppio del movimento ufficiale in termini di presenze e il pernottamento outgoing dell'italiano all'estero, nel 2008 l'industria turistica ha contato 1,3 miliardi di pernottamenti con una diminuizione degli stranieri nel Belpaese del 5%. Una certa stabilità d'arrivi internazionali nelle possibili previsioni 2009: -1% in Italia rispetto al -3,8% sull'Europa. Un tasso di crescita stabile al 3% porterebbe nel 2020 a 520 milioni di presenze, una crescita del 40% rispetto ai numeri di oggi. La presentazione del rapporto è stata un'occasione in più per riflettere sulle falde dell'attuale sistema turistico. Sollevate le solite questioni sulle difficoltà del Mezzogiorno, che non riesce più ad attirare facilmente né stranieri né italiani (17,6% le presenze italiane, 13,8% le presenze straniere sul totale delle presenze straniere in Italia), delle catene alberghiere che per ostacoli burocratici rallentano gli investimenti in Italia, sui gruppi alberghieri in riduzione nella classifica mondiale per numero di camere. «Solo oggi parliamo di turismo in termini nazionali, grazie alla costituzione di un ministero - dichiara Pier Luigi Mantini, presidente dell'Osservatorio Parlamentare per il Turismo -. Ma siamo fermi qui: l'Enit dispone di 25 milioni di euro per spese promozionali all'estero, contro i 70 milioni della Maison de France. In questo momento bisognerebbe osare di più, proprio in quei settori come il turismo che influiscono in grande misura sul Pil. Parlamento ed istituzioni devono intervenire sul divario fiscale, sul credito bancario alle piccole aziende, su una maggiore flessibilità nel cambio di destinazione d'uso delle strutture.. ». Un cambiamento radicale, «Una rivoluzione declinata in dieci punti programmatici per rendere il turismo un settore competitivo - propone Elena David, presidente Aica -. Chiedo al ministro del Turismo che si operi per obiettivi». Più ottimista Armando Peres, consigliere del ministro del Turismo, che sottolinea quanto il turismo italiano sia potente e capace di reagire rapidamete alle crisi: «La congiuntura economica - dice - è meno peggiore in Italia rispetto a quanto descritto: positivo, infatti, il trend sulla montagna, sul benessere, sulle crociere e sull'extralbertghiero».



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