13 July 2020

Milano, nessuno spopolamento del centro storico dopo boom affitti brevi

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Milano è immune dal “centricidio”, ossia lo  spopolamento dei centri delle città come effetto del boom degli affitti brevi e in particolare della diffusione di Airbnb. A sostenerlo è Halldis, società italiana con sede a Milano, attiva nel settore degli affitti brevi. L’accusa è sempre la stessa: affittare un appartamento per affitti brevi, tramite Airbnb e gli altri portali di annunci rende più che affittarli per lunghi periodi e questa circostanza sta cambiando i connotati dei centri storici, con il rischio di trasformarli in una sorta di hotel diffusi, senza più un radicamento con il territorio. A livello mondiale le città maggiormente schierate contro la piattaforma di affitti sono San Francisco (paradossalmente, dove è nata e ha sede Airbnb), Barcellona, Amsterdam, Madrid e Tokyo. Con toni meno accesi, il contrasto alla piattaforma è perseguito anche da Parigi, Lisbona, New York e Berlino. In Italia, invece, il fenomeno dello spopolamento dei centri storici e della responsabilità degli affitti brevi e, conseguentemente, di Airbnb, viene per lo più associato a Venezia e Firenze, ma anche le grandi città come Roma e Milano iniziano a essere sotto osservazione per questo fenomeno. 

La popolazione del centro città (Municipio 1) ha ripreso a crescere con un trend sempre positivo a partire dal 2014, ovvero in pieno boom di Airbnb ai tempi dell’Expo e con il conseguente affermarsi di Milano come meta turistica internazionale.  «Non sembra esserci una correlazione – afferma Antonio Rainò, responsabile dell’Osservatorio Halldis sul mercato degli affitti brevi – tra la perdita di abitanti del centro e il boom dell’uso transitorio degli appartamenti, soprattutto legato alla commercializzazione sulle piattaforme online. Il centro di Milano ha iniziato a perdere popolazione per le stesse ragioni per le quali anche i centri di altre città italiane e straniere hanno perso residenti: l’aumentare dei prezzi ha impedito l’arrivo di nuovi residenti e il peggioramento della qualità della vita in centro (pochi negozi, scarsità di parcheggi, carenze nei servizi pubblici come i trasporti e le scuole) ha portato i residenti a guardare ad altre zone maggiormente servite. Non è un caso che il cosiddetto “rinascimento milanese” di questo secondo decennio del millennio abbia avuto come effetto anche un incremento della popolazione in centro».

 

 

 

 




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