23 April 2019

Liscia, Netcomm: agenti di viaggio alla conquista dei viggiatori digitali

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Il turismo, primo settore dell’e-commerce, raggiungerà quota un trilione di dollari nel 2022. L’Italia è la prima destinazione a livello mondiale per numero di ricerche online, ma concretamente è solo all’ottavo posto tra quelle effettivamente scelte. E ancora, gli acquisti digitali nel mondo raggiungono il 50% del totale, in Italia solo il 37%. Roberto Liscia, presidente di Netcomm (il consorzio del commercio digitale italiano) snocciola dati che evidenziano il gap tutto italiano in materia tecnologica, a margine della presentazione ufficiale a Milano della 39esima edizione della Bit.

E non tralascia il ruolo degli agenti di viaggio, in una visione proiettata al domani che lascia spazio alla fiducia: «Il mondo futuro è fatto di online e offline – afferma il presidente -: uomo e donna sono elementi e canali essenziali nella relazione di fiducia e nel creare valore anche per il consumatore e per il viaggiatore digitale. Il viaggiatore digitale di domani se si troverà di fronte un agente di viaggio che lo potrà aiutare e consigliare in modo professionale e competente sicuramente non disdegnerà di andare in agenzia. E dalle nostre ricerche risulta molto chiaramente come lo stesso millennial non è affatto un “umano digitale”, il millennial non fa distinzione tra il digitale e l’umano: cerca semplicemente una soddisfazione competente dei propri bisogni».

Secondo Liscia sono principalmente due gli elementi essenziali che gli operatori turistici devono considerare per rimanere al passo con l’evoluzione tecnologica, «partendo dal micro per arrivare al macro. Primo: il piccolo albergo o ristorante deve essere in grado in modo competente di creare la sua identità digitale, di creare la sua offerta in termini di dove’è, cosa fa, cosa vende, mettendo in risalto le proprie peculiarità. Occorre lavorare sui contenuti, e quindi tutte le destinazione devono creare contenuti, che siano di qualità. Secondo: questi contenuti devono potersi parlare in maniera “inter-operabile”, in modo che un viaggiatore possa ad esempio scegliere un albergo e un ristorante che si trovano a distanza di 200 metri uno dall’altro. E qui intervengono le tecnologie, che in prospettiva potranno facilitare la possibilità di integrare prodotti che fra loro sono complementari. Dobbiamo però far sì che queste tecnologie diventino sempre più accessibili da parte delle destinazioni, dei piccoli alberghi, dei piccoli ristoranti: e su questo la pianificazione regionale e del Governo potrebbe fare molto, se ci fosse una visione, un progetto per il futuro, poiché in Italia il turismo è la prima industria per competere sul Pil degli altri Paesi. E questo oggi manca totalmente».

 

«L’Italia – conclude – ha un’opportunità straordinaria perché il bello che c’è in Italia è assolutamente unico, ma dobbiamo riuscire a coniugare il bello con l’intelligenza non solo quella artificiale, ma anche quella tecnologica». 

 

 




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