15 December 2019

Fernando Alberti, Harvard: «Siamo nell’età del turismo»

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«Una volta c’era l’età della acciaio. Oggi siamo in quella del turismo. Ma come ogni epoca, anche quella dei viaggi è destinata un giorno a finire. Noi dobbiamo fare di tutto per spostare sempre più in là il momento in cui questa era terminerà». Ha esordito in questo modo, Fernando Alberti, all’evento organizzato presso la Triennale di Milano da Best Western Italia, in occasione della tre giorni del Tempo delle Donne.

Per rimandare il cambio di epoca occorre però comprendere bene i trend del momento, ha quindi fatto notare il docente della Harvard Business School. In particolare nel segmento dei viaggi di lusso, che è un comparto tanto vitale per l’economia del turismo italiano, quanto dinamico e in continua evoluzione: «Un settore oggi capace di fatturare nella sola Penisola 7,3 miliardi di euro e in crescita mediamente del 7% l’anno».

Ecco allora che, in ambito tecnologico, non si può non considerare la rivoluzione mobile, così come l’avvento della cosiddetta Internet of things, ossia della possibilità di connettere ogni device It con una serie di elementi dell’ambiente circostante. Un’evoluzione, quest’ultima, direttamente collegata al concetto delle smart rooms, nonché all’automazione dei processi di controllo e accesso in alberghi, aeroporti, stazioni… Per non parlare dei robot, che sempre più spesso fanno il loro ingresso nei più svariati contesti dell’ospitalità internazionale.

Ma i trend non sono solo high-tech. Sono anche socio-culturali. Il lusso, in particolare, oggi non è più unicamente ostentazione; si traduce spesso nell’esclusività delle esperienze da vivere. Nascono perciò nuovi cluster di consumatori trasversali, come per esempio le famiglie dei “nomadical sabbaticals”, che si muovono, vivono e lavorano tutti assieme in giro per il mondo. E poi ci sono gli ormai noti fenomeni del viaggiatore esperienziale e del turismo sostenibile. «Esistono persino persone che organizzano viaggi semplicemente per scattare un selfie in un determinato luogo-monumento, senza poi neppure fruire della destinazione in cui si sono recati», osserva Alberti. Il lusso, insomma, si declina ormai nei modi più disparati, compreso il causal, l’healthy, il wellness…

Esistono infine le tendenze di business. A partire dalla multi-canalità, per cui un operatore, un hotel, deve mettersi nelle condizioni di comunicare con i propri ospiti in qualsiasi contesto, online e offline. «Da segnalare pure il nuovo turismo mordi e fuggi del lusso, in cui non c’è nulla di improvvisato ma tutto è organizzato nei minimi dettagli grazie alle nuove piattaforme web – conclude Alberti -. Altro fenomeno del momento è la commistione tra dentro e fuori, per cui le finestre delle camere possono per esempio confinare con ambienti subacquei o acquari spettacolari». E c’è la socializzazione degli spazi alberghieri, che si aprono sempre di più all’elemento locale, percepito quale valore aggiunto non solo in termini di flussi di revenue, ma anche per gli ospiti della struttura, che possono in questo modo vivere più da vicino le atmosfere delle destinazioni in cui si recano.




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