25 November 2017

Buy Wedding in Italy: il workshop B2B nell’ambito di Bologna si sposa

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Bianca Trusiani

Il wedding planning sta diventando un importante segmento del mercato, ma fino ad ora disgiunto dal turismo.
Questa “simbiosi” è sempre più necessaria per dare vita ad un prodotto omogeneo, soprattutto se ci si rivolge a operatori del wedding stranieri che vogliono proporre l’Italia come destinazione da sogno ai loro futuri sposi e attuali clienti.
«Già dal 2012 mi occupo di coniugare le due cose – spiega Bianca Trusiani, agente di viaggio prima e responsabile del comitato tecnico della manifestazione – e l’ho sempre fatto attraverso il mio portale www.weddingandtravel.it.
Il nocciolo della questione è che stiamo lavorando assieme ad un panel qualificato di persone che si occupano ad alto livello dell’oggetto, come Valerio Schönfeld, organizzatore di eventi e Angelo Garini, architetto, Gianluca Tedesco, manager turistico e Suita Carrano, presidente IWPA (International Wedding Planner Association».
E’ un percorso lungo che parte dalla sensibilizzazione dei territori e delle amministrazioni locali per arrivare alla formazione dei player, alla raccolte di clienti, alla professionalizzazione della filiera, al coinvolgimento dell’aspetto turistico, e alla costituzione di un albo professionale di assoluta e inconfutabile serietà per garantire le parti sulla affidabilità e serietà del wedding planner.
«L’Italia è un luogo meraviglioso, un sogno per chi si voglia sposare con “classe” – prosegue Trusiani – per questo, al terzo anno di questo evento abbiamo inserito la sezione B2B “Buy wedding in Italy” con seminari e incontri per movimentare la conoscenza e l’attenzione. Ma non basta: stiamo muovendoci verso l’estrema specializzazione con una vera e propria mediazione culturale specializzata verso i mercato più interessanti e ricchi quali USA, Brasile, Cina, India. Un tipico esempio è quello della nostra associata Veronica Tasciotti Amati che è divenuta un punto di riferimento per il mercato cinese. Ma lavoriamo anche su mercati “di ritorno”, discendenti di emigranti che vogliono sposarsi nei luoghi che videro partire i propri antenati».
Quindi Toscana, Roma, i laghi Maggiore e di Como, la costiera Amalfitana, Verona e Venezia, i grandi classici. Ma ci sono destinazioni su cui si sta lavorando, di concerto con le istituzioni, su un marketing territoriale per la qualificazione dei prodotti e per poter nobilitare situazioni demaniali e pubbliche sfruttate in maniera inappropriata e sotto traccia.
«C’è molto da fare ma l’entusiasmo del settore è grande – spiega ancora Trusiani – Basta dare una occhiata ai dati: nel 2015 (stiamo aggiornando i dati e non  è facile) il wedding in Italia ha visto 7mila 43 eventi, con una media di 54mila euro di spesa. Un fatturato stimato di 380 milioni, insomma come fosse il terzo operatore italiano!
Il settore vede circa 52mila player fra planners veri e propri, fotografi, fioristi, film makers e location specializzate.
I mercato al momento più interessati all’Italia sono UK (26.4%), Usa (20.7%), Australia (8.4%) e a seguire Irlanda, Germania, Canada, Russia, Francia, Brasile e Svizzera. Si deve lavorare sui ricchi mercati emergenti per alzare i numeri già ottimi: 333mila arrivi, 1milione 145 room night per una media di una cinquantina di persone ad evento. Da qui si intuisce la potenzialità del segmento».
I matrimoni non coinvolgono solo hotel di lusso (30.8%) ma anche ristoranti, strutture agrituristiche (7,9%) ed altre situazioni.
«Va da sé, come si diceva, che la regione più ambita è la Toscana (32,1% del traffico) – conclude Trusiani – seguita da Lombardia (15.8%), Campania, Veneto e Lazio. Per questo vanno “educate” e potenziate altre regioni, perché l’Italia è fortemente radicata nell’immaginario degli sposi stranieri».




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