19 October 2018

Busca, Bluvacanze: «Ecco perché il negozio è anacronistico»

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Busca, Bluvacanze,

«Più che un manager sono un agente di viaggio che occupa una posizione dirigenziale». Claudio Busca, direzione generale leisure del Gruppo Bluvacanze, sa come catturare l’attenzione del pubblico e farsi ascoltare. Ma questo non va di pari passo con l’addolcire i toni delle cose che deve dire, anzi: andare dritto al punto è tra le sue indubbie qualità.
Ne ha dato ulteriore dimostrazione durante l’incontro “L’agente di viaggio del nuovo decennio: l’era del cambiamento mentale”, organizzato in occasione del Ttg Travel Experience.

«L’agenzia, intesa come negozio è del tutto anacronistico – afferma -, ma non per il digitale, l’avvento delle low cost o le solite scuse che accampiamo. Niente di tutto questo, è per l’esperienza di acquisto che non c’è più».
Secondo Busca, fino allo scorso decennio andare in agenzia per acquistare un viaggio era un modo, in primo luogo, di acquisire conoscenze che non si avevano, di mettersi in mano a dei professionisti per un’esperienza preziosa come la vacanza.
«Tutto questo non avviene più, lo diciamo spesso ma va ribadito, il cliente è spesso più preparato di noi sulla destinazione che ha scelto. Noi però dobbiamo diventare dei concierge del tempo libero».

Anche perché il tanto decantato ritorno in agenzia è un fenomeno che esiste: basta spostare lo sguardo oltreoceano per accorgersene e, «anche internet prima era più facile mentre ora sta diventando sempre più un’esperienza complessa e, in qualche modo la novità si è esaurita – osserva il manager -. Le persone si sono stancante anche di questo e tornano in agenzia ma cosa trovano? I cataloghi in un angolo e la stessa preparazione di vent’anni fa? Non va bene, occorre un cambiamento ma occorre prima di tutto chiedersi se lo si vuole davvero».
Il suggerimento di Busca è quindi quello di creare una curva di valore, analizzare il proprio quotidiano e ridurre se non eliminare le cose inutili, aumentare e addirittura creare le cose che servono.
«Cambiare modo di pensare, anche diventando feroci nei giudizi con noi stessi» è l’invito di Busca per non subire il cambiamento ma esserne protagonisti.




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