Aung Myat Kyaw, general manager di Orchestra Travel, uno dei maggiori corrispondenti per i t.o. italiani in Myanmar, precisa come sia la situazione attuale. «Dopo i fatti di settembre, la vita è di nuovo normale. Yangoon e Mandalay, le due città protagoniste degli scontri, sono ritornate alla quotidianità. Le proteste e il conseguente moto di repressione hanno causato la perdita di molte vite umane. Le notizie trasmesse dai media hanno portato il Myanmar all’attenzione internazionale; il Paese e la sua gente stanno pagando il prezzo dell’isolamento internazionale. Il turismo è la prima industria a soffrirne; in migliaia hanno perso il lavoro, specialmente in aree dove esso è l’unica fonte di sostegno. Dopo un lungo dibattito l' "associazione francese per il viaggio responsabile” ha deciso di continuare a supportare il turismo in Myanmar. Qualche timido segnale arriva anche dal turismo americano, oltre che dai mercati tedesco, francese, svizzero, consentendo a qualche struttura di sopravvivere. Mi permetto di invitare il mercato italiano a prendere parte a questo sostegno del turismo, una delle poche fonti di vita del nostro Paese».