Federalberghi: scenario a tinte fosche per il turismo italiano


Lunedì, 26 Maggio 2008

Fiscalità, governance e competitività. Di questo si è parlato durante il convegno “I nuovi scenari del turismo”, organizzato da Federalberghi in occasione della sua 58ª assemblea nazionale tenutasi a Milano. E proprio il capoluogo lombardo è stato scelto, non a caso, per festeggiare la vittoria nella corsa per l’assegnazione di Expo 2015. Ma nonostante gli inaugurali toni trionfalistici, il dibattito ha assunto immediatamente sfumature più fosche nel momento in cui i relatori sono passati a trattare dei reali scenari competitivi del nostro paese nel contesto dei più recenti trend di sviluppo dell’industria turistica globale. «Nel corso del 2007 - ha dichiarato nel suo intervento il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – il numero di arrivi internazionali è aumentato complessivamente del 6% rispetto all’anno precedente. L'Europa è cresciuta però solo del 4%, mentre l'Italia ha fatto registrare risultati praticamente identici a quelli del 2006. Rischiamo di essere il vagone di coda di un treno a vapore che compete con le superveloci locomotive dei paesi emergenti». Uno scenario, insomma, non certo idilliaco, all’interno del quale Federalberghi cerca di muoversi, mirando ad aumentare l'efficacia delle proprie azioni di lobbying nei confronti del nuovo governo in carica. Sono soprattutto le questioni inerenti alle nuove norme introdotte con il protocollo del welfare il bersaglio principale delle doléances dei rappresentanti di categoria Il presidente di Federalberghi ha però toccato anche il tema delle infrastrutture, di cui ha auspicato un rapido sviluppo in modalità capaci di tener conto anche delle esigenze del comparto turistico. Inoltre, dopo aver perorato nuovamente la causa della reintroduzione di un dicastero esclusivamente dedicato al turismo, Bocca ha sottolineato anche l'importanza del mercato domestico: «Non si può, infatti, ignorare il fatto che circa il 60% della domanda alberghiera provenga dai viaggiatori italiani. Vorremmo, per questo motivo, che l’Enit sviluppasse nuove strategie atte a sostenere anche questo segmento di mercato, troppo spesso sottovalutato».



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