6 August 2020

Il vecchio macello di Bressanone: spazio multiuso con, ristorante, bar e 6 camere d’accueil

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Elisabeth Tschöll,(Foto: Matthias Gasser)

Subito dopo la nascita di Bressanone, nell‘XI secolo, il mestiere dei macellai, con i loro „banchi di carne“ prese piede. Erano proprietà del Comune i banchi e il primo viene nominato nel 1377, mentre tre anni dopo ne esistevano già quattro. Per motivi igienici questi luoghi si trovavano nel quartiere di Gries, all’esterno, sul canale che attraversava la città e che portava via tutti i rifiuti. Il ponte, che all’altezza della Torre bianca attraversava il canale verso via Ponte Acquila, si chiamava fino al 1850 “Metzgerbrugge” (ponte dei macellai).

«E’ una storia interessante quella del macello di Bressanone, qui in Alto Adige – spiega Lissi Tschöll, anima della struttura – perché parte da lontano per arrivare ai nostri giorni completamente stravolta e rivista.
All’inizio dell’Ottocento nacque il desiderio di costruire un macello più moderno e igienico. Dopo decenni di decadimento Bressanone conobbe nella seconda metà dell’Ottocento un nuovo periodo di prosperità. Con l’aiuto del nuovo governo circondariale la città poté costruire dal 1852 al 1852 un vero macello comprendente un palazzo per l’amministrazione».
Il macello era sempre stato un problema igienico e il consumo crescente di carne lo aveva anche reso troppo piccolo, e così i macellai di Bressanone e di Chiusa ed un albergatore di Bressanone costruirono il nuovo macello in zona industriale, nel 1983.

«E’ importante sapere un po’ la storia di questo luogo, oggi chiamato Alter Schlachthof – prosegue Lissi – A partire da quella data il vecchio macello venne usato soltanto come magazzino e andò sempre più in degrado, finché recentemente lo abbiamo riportato a nuova vita facendone un ristorante bar con giardino per eventi e 6 camere integrate. Ci piaceva l’idea di ridare vita ad un pezzo di storia, con la rinascita variandone l‘utilizzo a beneficio della fruibilità cittadina. Dalle idee abbiamo elaborato un concetto basato sulla sostenibilità e la salvaguardia del capitale storico edilizio della città». Serviva un progetto che creasse cultura legata a curiosità, qualità e movimento: un luogo dove intrattenersi e stare bene, rimanendo il “vecchio Macello” ma con una nuova anima.
«Ci siamo quindi immaginati di mantenere la forma originaria dell‘edificio restaurandone solo l‘involucro – spiega ispirata  Tschöllrinnovato le finestre, ritinteggiato le facciate utilizzando la gradazione di colore originaria, posato sul tetto le vecchie tegole di cemento. All’interno si sono mantenute le vecchie piastrelle, perché portassero avanti il vissuto del luogo, lasciando al corpo edilizio, insieme agli interni, la possibilità di produrre l‘effetto per cui era stato concepito, mantenendo così credibilità e identità».

Una rinascita basata su un‘alternativa alla cucina tradizionale, uno spazio per una nuova, giovane gastronomia che sposasse l‘utilizzo di prodotti regionali con le varie componenti internazionali. Così è nato il “vecchio macello”  dalla cucina creativa al ricco programma culturale e musicale,  luogo d’incontro ideale, per tutti, sette giorni su sette!
Una prima colazione veloce, una pausa con un buon caffè, un aperitivo lungo dopo una dura giornata di lavoro e per grandi e piccoli appetiti: “Alter Schlachthof” offre qualcosa per tutti e per ogni momento in quello che piace definire il salotto di Bressanone o nel giardino estivo sulle rive dell’Isarco.
Trasparenza, spazio e apertura hanno caratterizzato le nostre scelte: dalla cucina a vista fino alla progettazione dei mobili e delle stoviglie, agli scaffali aperti, ai tavoli finemente articolati, all‘oggettistica più svariata. In cucina c’è un giovane team guidato da Hanspeter Pardeller, chef  giramondo di Bressanone che propone piatti della tradizione altoatesina e una cucina innovativa purché con prodotti locali e biologici (anche pietanze per vegetariani e vegani).
«Abbiamo rapporti diretti con i fornitori dei dintorni per poter contare quotidianamente su prodotti freschi e di qualità – conclude Lissi – I piatti seguono le stagioni, come creme, zuppe e risotti di volta in volta preparati con le materie prime che la natura mette a disposizione in quel determinato periodo dell’anno. Nel menu sono presenti anche il pesce e la carne, biologici e a km 0. Sono formata come coach nutrizionale, per me è molto importante parlare con le persone e, ultimamente, la loro curiosità dimostra come, rispetto a qualche anno fa, ci sia una maggiore attenzione verso ciò che mangiamo. I tempi stanno cambiando. Per i prezzi, non li vogliamo tenere alti, navighiamo in una fascia media, proprio grazie ai prodotti locali di alta qualità che non sono necessariamente i più cari. Poi la diversificazione dell’offerta. Abbiamo una particolare cura per l’appetitosa colazione, con sette menu diversi, che offre una valida alternativa al “cappuccino & brioche”: infatti sui tavoli si trovano porridge, composta di mela casalinga, yogurt di latte di mucca, di capra, di soia, frutta secca, o la colazione “strong” con prosciutto, uova strapazzate e patate, formaggio …La sera poi, si può godere del ricco calendario degli eventi culturali, leggermente rallentati, magari al fresco del giardino».

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Massimo Terracina




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