17 November 2017

Grandi navi a Venezia? C’è chi dice no

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Risalire la Giudecca, scorgere il profilo di San Marco e immergersi nell’atmosfera di un luogo inimitabile e senza tempo come solo Venezia sa essere.

Si tratta di un’esperienza che ogni abitante del globo dovrebbe – idealmente – fare almeno una volta nella vita.
Ma proprio perché Venezia è un patrimonio dell’umanità, l’umanità stessa non dovrebbe mai smettere di prendersene cura, affinché anche le generazioni future possono goderne.
Perché i rischi per la Laguna sono tantissimi, inutile anche elencarli in questa sede, ma i veneziani li conoscono bene.
Tra acqua alta e i tentativi di arginarla, tra le minacce di affondamento e la preservazione di chiese e monumenti, rispunta l’annoso delle grandi navi in Laguna, ovvero delle traversate delle navi da crociera all’interno del Lido che con la loro stazza e la frequenza dei passaggi preoccupano non poco istituzioni e cittadini.
Per tastare il polso della situazione, l’associazione No Grandi Navi a Venezia ha indetto un referendum popolare – senza alcun valore legale – per chiedere ai veneziani se volessero o meno il transito delle crociere.
La risposta è stata secca e plebiscitaria, con circa 25mila firme – tante quante le schede a disposizione del comitato – compilate con inequivocabile “no”.

Un dato che, a prescindere dal valore legale, non può non essere considerato dal governo.
Secondo quanto riporta IlSole24 Ore, il ministro dei trasporti Graziano Del Rio, in occasione dell’inaugurazione del nuovo terminal passeggeri dell’aeroporto Marco Polo, avrebbe dichiarato di «essere a un passo dalla soluzione», precisando poi che c’è la «volontà di evitare al massimo l’impatto ambientale, preservando però l’economia veneziana, garantendo l’indotto dei crocieristi».

Un colpo al cerchio e uno alla botte che prevede però poche alternative e soprattutto poche perdite di tempo.
Sempre secondo quanto riporta il quotidiano economico, l’opzione più accreditata, spalleggiata da autorità portuali e comune, sarebbe quella di scavare il canal Vittorio Emanuele fino a una profondità di 9 metri, per garantire il passaggio dei colossi dei mari salvando così – per alimentare la presenza di metafore – capra e cavoli.
Il progetto parrebbe piacere anche ai gruppi ambientalisti ma, per essere approvato deve passare al vaglio del “comitatone”, l’organismo previsto dalla legge Speciale per Venezia, presieduto dal premier Gentiloni.
Tutto questo dovrebbe però accadere entro luglio, quando a Cracovia si riunirà l’Unesco e, tra i punti da affrontare, potrebbe anche esserci il depennamento di Venezia dai patrimoni dell’umanità, proprio per il suo essere “a rischio”.




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