21 October 2017

Hard Brexit? Una catastrofe per gli hotel britannici

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Londra, Brexit, Hotel

L’aggettivo è forte, ma descrive bene gli effetti di una scelta apparentemente poco ponderata e dalle conseguenze tutte da scoprire. «Catastrofico» è il termine utilizzato dalla British Hotel Association per definire il piano di controllo dell’immigrazione recentemente rivelato dal Guardian. Secondo il quotidiano britannico, il governo avrebbe infatti intenzione di applicare una serie di misure volte a limitare fortemente l’entrata di cittadini Ue nel paese. Per i lavoratori non qualificati si prevede in particolare un tetto massimo di due anni al relativo permesso di soggiorno. Una regola che sarebbe destinata a entrare in vigore immediatamente dopo l’effettiva attuazione della Brexit. Certo, il governo inglese ha poi cercato di smorzare i toni.
Lo testimonia anche il discorso fiorentino della premier Theresa May.

Molte perplessità rimangono però certamente tra le fila dell’associazione nazionale degli albergatori britannici, che rappresenta oltre 46 mila imprese: «Al governo bisognerebbe ricordare che l’industria dell’ospitalità ha davvero bisogno di questi cosiddetti lavoratori non qualificati – recita in particolare una nota della Bha -. Non bastano banchieri e avvocati a riempire il gap occupazionale del paese. Una ricerca, da noi commissionata a Kpmg, mostra che oggi servono almeno 60 mila collaboratori all’anno dalla Ue per soddisfare le sole necessità degli hotel. Lo studio sottolinea inoltre come attualmente il 75% dei camerieri attivi nel Regno Unito, il 25% degli chef e il 37% degli impiegati ai piani provengano dall’Unione europea. In un paese come il nostro, che sta vivendo un periodo di piena occupazione, da dove si pensa che potranno arrivare i candidati per riempire i posti vacanti della quarta industria della Gran Bretagna? Un comparto che impiega oggi più di 4,5 milioni di lavoratori».




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