22 October 2019

Il ministro Centinaio: «La tassa di soggiorno non mi piace»

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Tax credit riqualificazioni, voucher, tassa di soggiorno… Nonostante tanta buona volontà il ministro del turismo Gian Marco Centinaio sembra non riuscire a incidere quanto vorrebbe. L’ultima legge di bilancio non ha infatti esteso l’incentivo ai lavori di restyling delle strutture ricettive al 2019, mentre la possibilità di utilizzare i voucher è stato limitato dal decreto dignità ai solo alberghi con un massimo di otto dipendenti: praticamente un’abolizione mascherata, ha ammesso lo stesso Centinaio in occasione dell’assemblea Federalberghi di Capri.

E l’imposta di soggiorno? Continua a proliferare ovunque, come ha dimostrato una recente ricerca Federalberghi – Nmtc. Al ministro però non piace «anche perché spesso utilizzata per coprire i buchi di bilancio. Se tassa di soggiorno deve essere, sia almeno di scopo». L’idea, allora, è quella di introdurne l’obbligo per mezzo dei decreti attuativi che devono ancora essere promulgati. Il problema è che ci aveva già provato Franceschini, ma si era scontrato con l’Anci…

Il prossimo obiettivo, invece, è il codice identificativo nazionale per i protagonisti del mercato degli affitti brevi. Ma anche qui la strada non è affatto semplice. A cominciare dalle tempistiche: «Quando Centinaio promette qualcosa – ha sottolineato il ministro – sembra che la burocrazia decida che Centinaio debba essere smentito. L’obiettivo rimane di introdurlo prima dell’estate, ma ormai questo è uno Stato dove il ministro non decide più nulla. Decidono solamente i burocrati. E allora faremo pressione sui burocrati dei vari ministeri per portare a termine questa Odissea».

 

 




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