22 October 2020

Franceschini non ci siamo: il problema ora non può essere l’overtourism!

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Niente. Non ci siamo. Giusto ieri Dario Franceschini ci aveva lanciato qualche segnale di speranza includendo tour operator e agenzie tra i soggetti a cui provare ad assegnare prioritariamente gli stanziamenti legati al Recovery Fund. Invece oggi, la doccia fredda: per il nostro ministro del Turismo il problema rimane quello dell’overtourism. Anche ora che le imprese dei viaggi e dell’ospitalità agonizzano di fronte a una crisi senza precedenti.

Sembra incredibile, eppure è così. Lo ha ribadito oggi in occasione dell’incontro di presentazione del nuovo Fondo nazionale per il turismo promosso da Cdp. Dopo aver doverosamente premesso che in questi mesi “si è trattato soprattutto di aiutare le imprese ad attraversare il deserto”, Franceschini ha infatti immediatamente tenuto a sottolineare che fino allo scorso gennaio il tema vero era quello di governare una crescita impetuosa. Il ministro ha poi ricordato che il Piano strategico del turismo del 2017 era stato proprio pensato per distribuire in modo intelligente i flussi montanti di viaggiatori, anche per evitare i fenomeni di overtourism. Poi, certo, tutto è improvvisamente cambiato ma, ha aggiunto, quando l’epidemia si concluderà, il turismo nel nostro Paese tornerà più forte di prima. Ecco perché, ha sostanzialmente sostenuto, è importante valorizzare l’Italia minore: un’offerta, e qui forse abbiamo toccato il fondo, che anche oggi è in grado di andare incontro alle nuove esigenze di comportamenti individuali più attenti al distanziamento sociale e alla sicurezza, tanto è vero che il prodotto borghi e cammini, per esempio, è cresciuto esponenzialmente proprio in questi mesi difficili.

Ma non è finita qui. Citando infatti le tre principali priorità che il suo ministero intende portare avanti nell’attività di indirizzamento degli stanziamenti legati al Recovery Fund, Franceschini ha ancora una volta incluso il cosiddetto turismo minore, oltre alla riqualificazione delle strutture ricettive e agli impegni per il miglioramento delle infrastrutture, con particolare riferimento alle aree del Sud. Nessuna traccia di tour operator e agenzie questa volta. Ma il contesto forse non aiutava, così concentrato nella presentazione di un Fondo evidentemente pensato per migliorare la qualità del sistema ricettivo nazionale e quindi inevitabilmente focalizzato sull’incoming, piuttosto che sull’outgoing.

Il problema, però, è proprio questa sorta di ossessione per il cosiddetto “turismo minore“. Nessuno di noi mette in dubbio l’importanza di molte destinazioni secondarie e addirittura terziarie della nostra Penisola; il fatto che l’Italia nasconda gioielli di inestimabile valore, sconosciute spesso ai propri stessi cittadini. Il problema, semmai, è un altro: l’ostinarsi a non considerare il comparto nella sua natura di industria, che sicuramente può e deve beneficiare di un’offerta tanto valida quanto poco nota, ma che non può certo basare la propria sostenibilità su prodotti inevitabilmente destinati a una seppur importante nicchia di mercato. In fondo lo stesso Franceschini lo ha ricordato durante la conferenza odierna: occorre aiutare imprese e lavoratori di un’industria che da sola vale il 13% del pil, anche se meno identificabile delle altre perché a carattere diffuso… Forse sarebbe ora che anche il ministero cominciasse a individuare tutte le componenti di questo settore tanto importante quanto diffuso, to e agenzie incluse!

Massimiliano Sarti




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