23 May 2019

Cottarelli: lo Stato sbaglia ad entrare in Alitalia. Ma i privati sono meglio?

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L’ex commissario alla spending rewiew Carlo Cottarelli ha presentato ieri un rapporto redatto dall’Osservatorio sui conti pubblici, di cui attualmente è direttore, nel quale dice esplicitamente che l’ingresso dello Stato in Alitalia è una pessima idea. Si parte con mettere in guardia Fs dai rischi dell’operazione su Alitalia, e prosuegue: «Alitalia nella sua storia ha ricevuto ampio sostegno economico dallo Stato da cui, in alcune occasioni, è direttamente dipeso il mantenimento in vita della società. Tuttavia, agli interventi pubblici nella compagnia non sembra essere mai seguito un miglioramento strutturale della capacità della stessa di competere nel mercato. In questa nota ci occuperemo principalmente di capire quanto denaro pubblico sia stato speso per Alitalia e quale debba essere il ruolo dello Stato nel futuro della compagnia».

Poi entra ancora nello specifico elencando le cifre di questa liaisons dangereuses fra stato e vettore. Vediamole. «Gli oneri lordi sopportati dallo Stato tra il 1974 e il 2017 sono pari a 10,6 miliardi di euro. Di questi, il 48% è dovuto ai 16 aumenti di capitale a cui ha partecipato lo Stato. Il resto è dovuto a contributi per la cassa integrazione (18%), prestiti ponte (12%), spese per ripiano del passivo dell’amministrazione straordinaria del 2008 (12%). dei 10,6 miliardi di oneri lordi, quasi la metà (il 48 per cento) sono stati spesi negli ultimi dieci anni, cioè dopo la privatizzazione del 2008».

Poi si arriva alle conclusioni: «L’attuale ministro dello Sviluppo Economico ha espresso la volontà di agevolare l’ingresso di Ferrovie dello Stato nella futura compagine azionaria, invitare alla partecipazione della società alcune partecipate dello Stato (non è stato specificato a quali si riferisse) e convertire una parte dell’ultimo prestito ponte in azioni che resterebbero in capo al ministero dell’Economia e far intervenire Cassa Depositi e Prestiti per finanziare l’acquisto e il leasing di aerei per il lungo raggio». E infine la stoccata: «E’ auspicabile che non si operi in questa direzione. Non si vede infatti nessun motivo per cui lo Stato debba partecipare nel capitale di una compagnia di linea quando, nei principali paesi, questo non avviene. Un documento dell’Icao (l’organizzazione internazionale dell’aviazione civile delle Nazioni Unite) mostra che il settore pubblico partecipa solo in alcune delle cosiddette compagnie di bandiera:  lo Stato non ha nessun vantaggio comparato nella gestione di una compagnia aerea».

Quindi la teoria di Cottarelli è questa: lo Stato non deve intervenire, punto e basta. Questo pensiero se ne tira dietro un altro, e cioè che se lo Stato è incapace di affrontare una faccenda del genere, i privati invece sono preparati e competenti, e possono quindi in tutta tranquillità controllare lo sviluppo industriale di qualsiasi azienda. Quanto sia difettoso questo ragionamento diventa lampante se andiamo a Genova a dare un’occhiata al ponte Morandi.




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