23 April 2019

L’hotellerie in Italia: rotta decisa sul consolidamento, parola di Horwath

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HorwathUn’industria sana, che assume sempre più le fattezze di una struttura corporate, protagonista di un processo di consolidamento ben definito. Risultato, meno proprietari e portfogli più ampi per i singoli gruppi. Sono questi i primi due aspetti messi a fuoco da Giorgio Ribaudo, project manager Horwath HTL (nella foto), in occasione del convegno “Catene alberghiere Made in Italy, risultati e prospettive per il 2020” all’interno del quale è stato illustrato “Italy Hotels & Chains”, Report 2019.

La fotografia del 2018 mostra una penetrazione del 16% circa delle catene alberghiere in Italia rispetto al totale di camere presenti, e negli ultimi cinque anni (2013-2018) il numero di alberghi appartenenti a una catena è salito di 276 strutture, per una crescita del 21%; sempre lo scorso anno il segmento lusso ha registrato un aumento del +8% rispetto a quello precedente e solo il 5% degli hotel di catena in Italia è gestito con contratti di management. La città con il maggior numero di camere di catena è Roma (20.782), seguita da Milano (15.061) e Venezia (5.955). «Il rapporto tra letti domandati e letti offerti mostra come le camere offerte oggi non tengano il passo della domanda». E ancora, sei dei primi 10 gruppi in Italia sono esteri e i primi cinque gruppi stranieri contano oltre il doppio delle camere dei primi cinque italiani: «Evidentemente c’è ancora molto spazio per la crescita».

Gli accordi di maggiori dimensioni degli ultimi tre anni sono stati – solo per citarne alcuni -: Una-Ata finalizzato nel 2018; Starhotels – Royal Demeure nel 2017; la vicenda Valtur e lo spin-off da Eden che ha portato alla creazione del marchi Lindbergh Hotels. 

Il futuro vede per certo «uno sviluppo orientato al segmento 4 stelle, in affitto. Quasi 5.000 camere saranno gestite in affitto nel segmento 4 stelle, secondo i progetti già definiti dagli albergatori». S0no previste oltre 15.700 camere  e 120 alberghi da qui al 2022.




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