13 August 2020

Gli hotel Premier Inn faticano sotto il peso della Brexit

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Tutta colpa della Brexit (o di quello che ne sarà, ndr). Così Alison Brittain, ceo di Whitbread, il gruppo proprietario del brand Premier Inn, ha giustificato il calo delle performance registrato dalla propria compagnia nel primo semestre dell’anno: i profitti rettificati ante imposte dell’operatore britannico sono infatti diminuiti del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2018, fermandosi a quota 236 milioni di sterline.

La debolezza della moneta del Regno Unito, ha in particolare spiegato la Brittain, ha sì generato un aumento dei flussi di viaggiatori internazionali verso il Paese. Questi però si sono concentrati soprattutto sulla città di Londra, trascurando il resto della Gran Bretagna, dove si trova l’80% dell’offerta Premier Inn.

Non solo: l’incertezza politica che circonda l’intera vicenda della Brexit starebbe pure spingendo i britannici a viaggiare di meno, colpendo soprattutto la domanda business dei mercati secondari britannici, «ossia proprio quelli da dove proviene una buona fetta dei nostri ricavi», ha aggiunto Alison Brittain.

Per far fronte a tali criticità, ha concluso il ceo, «stiamo implementando una serie di azioni utili a rafforzare ulteriormente il nostro brand. Tra queste mi preme ricordare il nostro nuovo concept di camere e l’espansione della nostra presenza sul mercato tedesco».

Premier Inn è il brand alberghiero più diffuso nel Regno Unito. La sua offerta budget vanta un totale di oltre 79 mila camere situate, oltre che in Gran Bretagna, anche in Germania e in Medio Oriente.




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