18 July 2019

Bocca: bene la legge delega sul turismo ma si può fare di più e più in fretta

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Federalberghi, turismo estivo, Bernabò Bocca,

«Di certo l’apprezzamento per un segnale d’attenzione che da tempo aspettavamo, ma anche una punta di preoccupazione per i contenuti, limitati a pochi argomenti nonché la perplessità per i tempi, sicuramente non brevi, che si prefigurano per l’entrata in vigore». Così Bernabò Bocca, commenta la proposta di legge delega sul turismo, attualmente all’esame del Parlamento.

Il presidente di Federalberghi è stato audito oggi dalla decima commissione della Camera sull’argomento. In tale occasione Bocca ha quindi espresso «apprezzamento per l’intendimento di semplificare il linguaggio normativo» e ha invitato il Parlamento ad arricchire la stessa delega, «introducendo semplificazioni sia sulla possibilità di sviluppare nuovi servizi, sia in relazione alla gestione dei rapporti di lavoro e, in particolare, ai voucher e ai contratti a termine».

Per quanto riguarda la classificazione alberghiera, Bocca ha chiesto esplicitamente che «la legge delega consenta espressamente agli hotel italiani di utilizzare il sistema Hotelstars Union su base volontaria, in aggiunta al sistema pubblico». Il sistema Hsu è attualmente adottato in 17 paesi europei, tra cui la Germania, l’Austria e quasi tutto il Nord Europa, in cui abitano quasi 182 milioni di persone, che sono abituate a leggere il mercato turistico parlando il linguaggio della classificazione unica. E ogni anno negli alberghi italiani si registrano più di 60 milioni di presenze di turisti provenienti da questi paesi. «Star fuori dal sistema Hsu – ha detto Bocca – equivale a star fuori dall’euro o a reintrodurre il controllo passaporti alle frontiere interne all’Unione. Giorno dopo giorno, ci facciamo del male, erigendo una barriera che ostacola l’arrivo dei turisti stranieri».

Il presidente degli albergatori è poi tornato sulla necessità di «istituire al più presto un codice identificativo nazionale obbligatorio per i cosiddetti affitti brevi. Chiediamo inoltre che venga istituito un registro pubblico, accessibile ai consumatori e agli organi di controllo, che consenta di identificare univocamente tanto l’ubicazione e le caratteristiche degli alloggi ai quali viene assegnato il codice, quanto le generalità del locatore». Secondo Bocca, «è necessario stabilire quando l’attività ricettiva può essere considerata occasionale. La scorsa settimana eravamo a Barcellona, per la seconda conferenza mondiale ReformBnb, ed è emerso un quadro che per noi italiani è a dir poco deprimente. Ad Amsterdam è stato fissato un limite di 30 giorni (come numero di notti massime totali che un host può affittare in un anno, ndr), a Valencia di 45, a Dublino e Ginevra di 60, ad Atene, Londra e Berlino di 90, a Parigi di 120. Tutti hanno preso coscienza del problema, ma solo in Italia regna l’anarchia, con pesanti ricadute che danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. E’ bene chiarire che se si oltrepassano le soglie previste da ciascun paese non scatta alcun divieto di svolgere l’attività, ma unicamente l’obbligo di esercitarla nel rispetto delle regole previste per le imprese turistico ricettive».

Bocca ha quindi concluso il proprio intervento esprimendo «perplessità in merito ai due anni di tempo che vengono previsti per l’adozione dei decreti delegati. Si tratta di tempi incompatibili con l’urgenza che caratterizza determinate esigenze. Senza dimenticare che pochi mesi fa era stata annunciata l’intenzione di arrivare all’approvazione del codice identificativo entro l’estate». Per assicurare una corsia preferenziale ai temi che stanno a cuore al settore, Bocca ha proposto di «anticipare per quanto possibile l’entrata in vigore di alcuni dei contenuti della delega, integrando i provvedimenti in corso di esame, a partire dal decreto crescita, che nei giorni scorsi ha iniziato il proprio iter alla Camera».




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